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Le quote rosa all’università: perché così poche donne?

Quote rosa all'università

La Scuola Normale Superiore di Pisa è una scuola superiore universitaria ed è annoverata tra le migliori scuole di eccellenza in Europa.

Vincenzo Barone è il rettore e già nel 2016 lanciava un appello per rendere più omogenea la presenza di docenti maschi e femmine nell’istituto. Infatti, di 35 professori, solo 4 sono donne e tutte insegnano materie umanistiche.

In 208 anni dalla nascita della scuola, è stata finalmente assunta una donna per la classe di scienze.

Anche quest’anno, pochi giorni prima dell’inizio delle lezioni, Barone ritorna a segnalare questa disparità di numero e racconta come sia difficoltoso promuovere le donne nell’università. Il rettore denuncia addirittura l’arrivo di lettere anonime con contenuti volgari e offensivi, di natura sessuale, inviate per screditare le aspiranti professoresse.

Barone aveva già proposto al MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) di poter scegliere tra i propri candidati secondo le necessità e le funzionalità della scuola, così da poter favorire le donne. Si tratterebbe, sottolinea Barone, di una scelta comunque basata sul merito e le competenze e questa “preferenza” non sarebbe ad infinitum ma solo finché ce ne sarebbe bisogno.

La percentuale delle ragazze tra gli studenti è la più alta; tra ricercatori e assegnisti, i due generi si equivalgono in numero ma nei professori si dispiega tutta la disparità. Barone racconta come già tra le proposte di candidature si contano meno donne, probabilmente perché scoraggiate dall’inizio a causa di una tendenza che vede favorire, nella pratica, i maschi.

Abbiamo già parlato in altre news del “soffitto di cristallo“, un concetto nato negli Stati Uniti a rappresentare gli ostacoli che le donne non riescono a superare per raggiungere l’effettiva uguaglianza di genere nel mondo del lavoro, come il pregiudizio che le donne sono più portate per le materie umanistiche e gli uomini per quelle scientifiche o che le donne sono meno adatte ai posti di comando. D’altronde questa disparità la troviamo anche in politica dove: La Stampa denuncia che, in 70 anni, le donne hanno avuto incarichi di ministro in soli 78 casi su 1.500.

Appelli come quello di Vincenzo Barone sono molto importanti perché uno dei modi per cambiare le cose è proprio quando i “privilegiati” si ribellano per rendere la loro condizione un diritto per tutti.

Riferimenti:

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