Racconti di vita e autostima

Racconti di vita e autostima

Racconti di vita e autostima

Photo by Paul Stachowiak on Pixabay

In che modo i racconti di vita che ascoltiamo si sincronizzano con il nostro cervello e accrescono l’autostima?

Storie condivise di familiari stretti o cari amici, secondo i risultati della ricerca in oggetto (Simone Shamay-Tsoory), possono incrementare pensieri positivi e la nostra autostima. Il nostro cervello, infatti, risponde con sentimenti di empatia e connessione ai racconti delle persone liberando ossitocina.

Introduzione

In molti non credevamo che avremmo passato un altro Natale preoccupati per il COVID. Qualche mese fa, sembrava che forse il mondo si stesse aprendo e ci stessimo avvicinando alla “nuova normalità” che tutti stavamo aspettando quando una nuova variante ha spento le nostre speranze.

Ancora una volta, stiamo leggendo giornalmente ogni titolo, ogni aggiornamento, per saperne di più su questa nuova variante. Cosa significa? Quando potremmo stare assieme a tutti i nostri cari? Quando potremmo viaggiare e raggiungere i nostri amici ovunque loro siano?

Il 23 dicembre, il New York Times ha pubblicato una serie di racconti a tema pandemia: lettori che raccontano storie commoventi di perdite dovute alla pandemia, di amori ritrovati, di legami rinnovati, di riaperture e di nuove chiusure. Le storie sono brevi vignette che dipingono immagini di vite individuali, di “vicinanza” emotiva tra persone diverse che hanno vissuto simili vicende. Leggendo questi racconti, la reazione più spontanea è quella di commuoversi, lacrime di commiserazione o lacrime di gioia. In qualche modo leggere queste storie fa sentire meglio.

Il fatto che raccontare, ascoltare e condividere vicende sia emotivamente potente è indiscutibile, ma esattamente il perché rimane un mistero. Cosa c’è nei racconti che crea un senso di empatia e condivisione? Studi dimostrano che il nostro cervello potrebbe essere cablato per fare proprio questo.

La ricerca

La ricerca di Simone Shamay-Tsoory e dei suoi colleghi ha esaminato le basi cerebrali dell’empatia. Usando tecniche di Imaging Cerebrale, è stato scoperto che quando proviamo empatia per una persona ascoltando i suoi racconti, i nostri cervelli in realtà si sincronizzano immediatamente; sono state trovate prove di un ciclo di feedback tale che il nostro cervello sembri impegnarsi in un allineamento sociale con altri cervelli e quando i modelli di attivazione sono allineati, viene innescato il “sistema di ricompensa”. Ci sentiamo bene quando il nostro cervello è letteralmente sincronizzato con gli altri.

Un modo per attivare questo ciclo di feedback che sincronizza il nostro cervello è generalmente attraverso il contatto fisico. Ma anche il confronto attraverso i racconti di vita può fare questo. Paul Zak ha scoperto che ascoltare le storie degli altri rilascia ossitocina, un ormone correlato al legame positivo. Molte ricerche hanno dimostrato che livelli più elevati di ossitocina portano a sentimenti di connessione e amore. Zak ha dimostrato che l’ossitocina aumenta semplicemente ascoltando le storie degli altri. Quindi, quando ascoltiamo storie, i nostri schemi cerebrali si allineano entrambi con il narratore e il rilascio di ossitocina ci fa sentire più vicini a quella persona. Questi meccanismi cerebrali aiutano a spiegare perché ascoltare le storie è un’esperienza così emotiva e cosi intensa.

Ha importanza di chi è la storia? Forse. Shamay-Tsoory ha scoperto, altresì, che l’allineamento delle attivazioni cerebrali è più forte per le coppie con legami romantici piuttosto che per gli estranei, quindi forse la nostra risposta empatica è sintonizzata sulle persone con cui abbiamo già una relazione stretta. La ricerca del Family Narratives Lab ha inoltre dimostrato che gli adolescenti acquisiscono più senso di identità e benessere conoscendo storie sui loro genitori che storie sui loro amici (studio effettuato sulla popolazione del Nord America).

Una recente ricerca (Dorthe Thomsen) arriva alla conclusione che scrivere la propria storia di vita aumenta la propria autostima, ma anche scrivere la storia della vita di un familiare molto stretto produce questo effetto, tanto quanto scrivere della propria vita. Al contrario, raccontare la storia della vita di un amico ha poco o nessun effetto.

Risultati

Queste ricerche illustrano il potere dei racconti e della nostra connessione e, spiegano, cosa avviene nel cervello mentre stiamo interagendo. Mentre ascoltiamo e raccontiamo le nostre storie, ci connettiamo con gli altri e questa connessione ci fa sentire meglio. Usare il potere della narrazione familiare ci aiuta a creare connessioni empatiche e aumentare il benessere e l’autostima anche attraverso i chilometri e le barriere date dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria in corso.

 

 

Riferimenti

  • Goldstein, P., Weissman-Fogel, I., Dumas, G., & Shamay-Tsoory, S. G. (2018). Brain-to- brain coupling during handholding is associated with pain reduction. Proceedings of the national academy of sciences, 115(11), E2528-E2537.
  • Robyn Fivush, Emory University, Family Narratives Lab. Director’s.
  • Shamay-Tsoory, S. G., Saporta, N., Marton-Alper, I. Z., & Gvirts, H. Z. (2019). Herding brains: a core neural mechanism for social alignment. Trends in cognitive sciences, 23(3), 174-186.
  • Zak, P. J. (2014). Why your brain loves good storytelling. Harvard business review, 28.

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