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Fallito il referendum in Romania contro il matrimonio omosessuale

Referendum in Romania

La Coaliția pentru Familie (Coalizione per la Famiglia) è un’associazione di organizzazioni non governative romene il cui obiettivo è quello di promuovere la famiglia “tradizionale” basata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Questa associazione si è occupata fino al 2016 di raccogliere le firme per cambiare l’articolo 48 della costituzione della Romania in cui appare la descrizione del matrimonio come unione “tra sposi”, una definizione neutra dal punto di vista del genere di chi si vuole unire in matrimonio. La Coaliția pentru Familie voleva infatti che venisse sottolineato che a contrarre matrimonio dovessero essere eterosessuali di sesso diverso, rendendo quindi incostituzionale il matrimonio egualitario.

La raccolta firme si è rivelata un successo, arrivando a 3 milioni di firmatari, ben oltre i 500 mila richiesti dalla legge. La deposizione della richiesta al Parlamento è stata immediatamente seguita dalla protesta di oltre 1000 figure pubbliche che hanno sottoscritto una lettera di supporto alla comunità LGBT.

L’itinerario dell’iniziativa pro-matrimonio eterosessuale è stato approvato dal Senato a settembre di quest’anno mentre all’inizio di ottobre, il weekend del 6 e 7, i romeni sono stati chiamati alle urne per votare questo referendum costituzionale. Ma alla chiusura dei seggi la Coaliția pentru Familie ha avuto una brutta sorpresa.

Infatti, il quorum da raggiungere era del 30% dei votanti ma chi si è presentato alla consultazione è stato solo il 21,1% degli aventi diritto, appena 3,7 milioni di romeni. Il referendum omofobico è dunque fallito.

Al momento, pertanto, la Romania non ha escluso costituzionalmente la possibilità di allargare il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Tuttavia non esiste ancora alcuna legge che lo permetta né che tuteli le coppie omosessuali con altre forme di unione, come quella civile.

Dal punto di vista dell’opinione pubblica, un sondaggio del 2017 ha fotografato una situazione non molto rosea, visto che solo il 26% degli intervistati supportava il matrimonio egualitario.

Non possiamo certo dire che per la comunità LGBT romena la strada sia in discesa, anzi, molta distanza deve essere ancora coperta per mettersi al passo con gli altri partner europei (i Paesi Bassi hanno aperto il matrimonio a tutte le coppie nel 2001). Tuttavia è evidente come la situazione di questo grande Paese balcano sia in divenire e che qualcosa si stia muovendo nella giusta direzione dell’uguaglianza sociale senza discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

 

Riferimenti:

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