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Relazione tra disturbi del comportamento alimentare e sintomi ossessivo – compulsivi

Relazione tra disturbi del comportamento alimentare e sintomi ossessivo - compulsivi

Photo By Obi Onyeador on unsplash

Ormai è noto che i pazienti con disturbi del comportamento alimentare (DCA) presentano tratti ossessivo-compulsivi. Per disturbo alimentare intendiamo sia condizioni restrittive come l’anoressia sia condizioni basate sulla disregolazione del comportamento alimentare come la bulimia o il binge eating. Per DOC invece intendiamo una condizione in cui ossessioni (sia sottoforma di immagini che di pensieri) e compulsioni (di tipo comportamentale o sottoforma di neutralizzazioni) creano disagio ed impediscono al paziente i condurre uno stile di vita soddisfacente. Le percentuali dell’associazione di DOC e DCA si aggirano intorno al 60% per il DOC ed intorno al 14-30% per il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo. La comorbilità maggiore si riscontra in popolazioni femminili rispetto a quella presente negli uomini.

Pochi studi hanno adottato un approccio dimensionale ai sintomi dei disturbi alimentari nel DOC ma considerando gli alti tassi di comorbilità sarebbero necessari ulteriori studi. Inoltre si sa poco circa il trattamento ed il corso dei disturbi alimentari in concomitanza con un DOC. Prove preliminari suggeriscono che durante il trattamento per i disturbi alimentari anche i sintomi del DOC migliorano in parallelo (Shewmaker et al., 2010). Tuttavia, non è chiaro se anche nelle fasi successive, quindi dopo il trattamento, il miglioramento si mantiene. Non esistono chiari dati di follow-up in tal senso. In uno studio longitudinale, Micali et al (2011) hanno riferito che l’1% dei giovani pazienti con DOC aveva un disturbo alimentare al momento dell’inizio del trattamento, ma al follow-up dopo il trattamento (in media 5 anni dopo) il 13% tornava ad avere problemi alimentari ed hanno mostrato come questo dato si riferisse principalmente alle donne.

Tali risultati indicano che i terapeuti dovrebbero essere consapevoli di questa associazione e del fatto che, dopo un trattamento specifico per il DOC, non sempre rientra anche il disturbo alimentare o non assicurano che esso possa incorrere successivamente.

Vista la scarsità di dati validi, a causa di studi senza gruppo di controllo e senza dati di follow-up, Bang et al., 2020 hanno valutato la co-presenza di disturbi alimentari e DOC, presentando anche dati relativi ai tre mesi successivi al trattamento. Gli autori hanno dimostrato che le pazienti di sesso femminile avevano maggiori probabilità di incorrere in disturbi alimentari di vari tipi e che, nonostante il DOC fosse maggiormente presente negli uomini, l’associazione tra i due disturbi era presente anche nelle donne. Al contrario, non c’è un’alta associazione di disturbi alimentari e DOC negli uomini. Questi risultati sono in linea con ricerche precedenti che hanno dimostrato un’associazione tra genere femminile e presenza di sintomi di disturbo alimentare e DOC (Micali et al., 2011). Sono chiaramente necessari studi su campioni maschili.

Questi dati dovrebbero spingere i terapeuti ad una migliore indagine in fase di assessment: molte donne chiedono aiuto per ansia o depressione senza riferire i sintomi dei disturbi alimentari sia perché spesso essi sono egosintonici sia perché le pazienti possono vergognarsene e quindi non riferirli al clinico. Inoltre possono essere fluttuanti, possono generare aumento o perdita di peso in tempi anche molto ravvicinati, possono chiamare in causa comportamenti restrittivi o meno, possono sparire e poi ricomparire. Insomma, è bene che il clinico faccia una indagine specifica per rintracciare eventuali disturbi alimentari, soprattutto se il DOC è invece espressamente nominato in terapia.

Inoltre sarebbe interessante studiare la relazione tra l’associazione disturbo alimentare e DOC r vari approcci terapeuti. In effetti questi studi non chiariscono il tipo di intervento e questo potrebbe fare la differenza e spiegare i risultati sugli studi di efficacia. Non per ultimo è possibile che entrambi i fenomeni siano correlati ad aspetti di personalità che possono spiegare il DOC tanto quando il problema alimentare. Se questi aspetti sono trascurati o non trattati adeguatamente, è allora possibile incorrere in ricadute nel corso del tempo. Infatti il tema del controllo o del perfezionismo potrebbe condurre i pazienti a sviluppare una serie di strategie di coping che alimentano e rinforzano vicendevolmente una e l’altra condizione. Poter analizzare queste strategie e trattarle andrebbe sicuramente ad avere un duplice effetto sia su aspetti legati al rapporto con il cibo sia in generale per il DOC

 

Riferimenti

  • Bang, L., Kristensen, U.B., Wisting, L., Stedal, K., Garte, M., Minde, A., Rø O. (2020). Presence of eating disorder symptoms in patients with obsessive-compulsive disorder. BMC Psychiatry. 20:36
  • Micali, N., Hilton, K., Natatani, E., Heyman, I., Turner, C., Mataix-Cols, D. (2011). Is childhood OCD a risk factor for eating disorders later in life? A longitudinal study. Psychol Med. ;41(12):2507–13. 20
  • Shewmaker, S., Wall, D., Smits, J.A.J. (2010). Mediation of symptom changes during inpatient treatment for eating disorders: the role of obsessive–compulsive features. J Psychiatr Res.;44(14):910–6.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Virginia Valentino

Psicoterapeuta. Tratta disturbi d’ansia, depressione, disturbi sessuali e disturbi della personalità applicando la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) e si occupa di neuropsicologia dell’adulto, occupandosi di valutazione e riabilitazione cognitiva in pazienti con malattie neurodegenerative.È autrice di lavori divulgativi di carattere scientifico su riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti la neuropsicologia e la psicologia clinica.


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