Quando la relazione è traumatica

Quando la relazione è traumatica

Relazione traumatica

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Quando la relazione è traumatica: la disorganizzazione dell’attaccamento

Introduzione

I teorici dell’attaccamento ritengono che il piccolo d’uomo nasca con un bisogno primario di una relazione sicura con caregivers adulti, in assenza dei quali il normale sviluppo sociale ed emotivo non potrà aver luogo. Infatti, all’interno della teoria dell’attaccamento il comportamento infantile associato all’attaccamento è considerato primariamente come un processo di ricerca di prossimità con una figura di attaccamento, identificata in situazioni stressanti, con lo scopo della sopravvivenza.

Affettività

Vi siete mai chiesti cosa sia l’affetto? Potremmo definirlo come una misura del nostro cuore che sta al centro del nostro essere. Grazie ad esso, le relazioni interpersonali si creano, si modificano e, talvolta si interrompono. Il tutto in una sorta di connessione – disconnessione. Non da ultimo, l’affetto ci organizza e ci disorganizza.

Quando l’affetto è regolato siamo vigili e pronti ad utilizzare tutte le risorse a nostra disposizione. Riusciamo ad adattarci, ad avere autocontrollo e ad essere impegnati. La nostra capacità di riflettere sulla nostra vita mentale è disponibile. Abbiamo una profonda sensazione di padronanza di noi stessi.

L’affetto regolato ottimizza la flessibilità e la capacità di rispondere in maniera adattiva alle numerose e mutevoli domande dell’ambiente e alle necessità del Sé. Ci troviamo in uno stato omeostatico. Possiamo sopravvivere.

In uno stato affettivo disregolato non ci sentiamo sicuri. Il nostro senso di agentività, autenticità e benessere si riduce notevolmente, coì come la nostra disponibilità ad entrare in relazione. Siamo distaccati, in vario modo, dall’esperienza di noi stessi e degli altri. Il nostro senso di realtà è off-line.

Le percezioni sono rigidamente filtrate. L’accuratezza rappresentazionale è compromessa. La flessibilità di risposta è sostituita da automatismi. La spontaneità è sostituita dalla reattività.

Il trauma relazionale e la disorganizzazione dell’attaccamento

Quando, però, nella relazione di attaccamento precoce il bambino viene esposto a stati di disregolazione prolungati e a una dissintonia diadica cronica, allora si sviluppa quello che viene chiamato trauma relazionale. Ciò porta ad uno sviluppo alterato del bambino e ad un funzionamento carente del sistema primario di regolazione affettiva. Qui, la figura di attaccamento è priva della capacità emozionale sufficiente a regolare il bambino; lo stressor è la relazione che porta a trigger relazionali, ansia sociale generalizzata e relazioni di attaccamento disturbate. Ecco lo scenario perfetto per la strutturazione di un attaccamento disorganizzato.

I caregiver disorganizzati sono soggetti a imprevedibili eccessi di iperarousal e di ipoarousal e a stati di profonda dissociazione dorsovagale accompagnati da ipoarousal. Sono incapaci di regolare e processare la vergogna, ma possono andare incontro a episodi estremi di depressione e rabbia.  Sono carenti tanto nell’auto quanto nell’eteroregolazione; inoltre, sotto stress possono diventare spaventati o spaventanti, inducendo nel bambino stati di intensa paura e terrore.

Una figura di attaccamento spaventata, o che incute paura, costituisce un conflitto intrinseco, un paradosso, per un bambino: essa è “nello stesso tempo l’origine e la soluzione alla sua paura”. Un genitore spaventato sintonizza la sua espressività e mimica sul suo mondo interno, vissuti, eventi, possibili esperienze traumatiche, non sugli oggetti presenti nell’ambiente. Di conseguenza, il bambino si disorienta perché con il suo pensiero concreto e grazie alla sua esplorazione non vede e non rileva, nell’ambiente circostante, la fonte del pericolo. A questo punto sviluppa:

Una rappresentazione contraddittoria e non integrata di sé e degli altri

Difficoltà a modulare e regolare l’esperienza emotiva

Particolare reattività all’abbandono

Per evitare l’annichilimento il bambino mette, così, in atto delle strategie dette controllanti.

Conclusioni

L’attaccamento disorganizzato è causato da un pattern relazionale specifico, considerato un vero e proprio trauma relazionale precoce, poiché il bambino sperimenta una dolorosa impotenza e forti emozioni negative, tipiche delle esperienze traumatiche.

Il bambino si trova a interagire con un caregiver che offre cure, ma allo stesso tempo lo minaccia. Questa ambivalenza favorisce l’attivazione di due innati sistemi motivazionali in conflitto tra loro, quello dell’attaccamento e quello della difesa.

L’attaccamento disorganizzato ha delle significative ripercussioni sullo sviluppo della personalità, soprattutto per quanto riguarda le difficoltà nelle relazioni interpersonali, nella regolazione delle emozioni e nelle capacità metacognitive. Inoltre, l’attaccamento disorganizzato favorisce la risposta dissociativa di fronte a successivi eventi traumatici.

 

 

Riferimenti

  • Dimaggio, G., Lysaker, P.H., Metacognizione e psicopatologia. Milano, Raffaello Cortina, 2010.
  • Fonagy P. et al., Affect regulation, mentalization, and the development of the Self, New York,
  • Other Press, 2002.
  • Guidano, V., Liotti, G., Processi cognitivi e disregolazione emotiva. Un approccio strutturale alla psicoterapia. Apertamenteweb, Roma, 2018.
  • Main M. – Solomon J., Procedures for identifying infants ad disorganizzed/disoriented during the Ainsworth Strange Situation, in: Greenberg M.T. – Cicchetti D. – Cummings E.M. (Edd.), Attachment during the preschool years: theory, research and intervention, Chicago, Univerisity of Chicago Press, 1990, 121-160.
  • Main M. – Kaplan N. – Cassidy J., La sicurezza nella prima, nella seconda infanzia e nell’età adulta: il livello rappresentazionale, in: Riva Crugnola C. (Ed.), Lo sviluppo affettivo del bambino, Milano, Raffaello Cortina, 1993, 21-46.

Sitografia

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).

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