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Relazioni difficili nel disturbo borderline di personalità: il ruolo dell’ipersensibilità alla minaccia

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Relazioni difficili nel disturbo borderline di personalità
Relazioni difficili nel disturbo borderline di personalità

Relazioni difficili nel disturbo borderline di personalità: il ruolo dell’ipersensibilità alla minaccia 

Con il termine Disturbo di Personalità ci riferiamo a una modalità di funzionamento caratterizzata da intenso disagio e difficoltà in diversi ambiti della vita. Le persone con questi disturbi mettono in atto comportamenti inflessibili e pervasivi che si strutturano e consolidano nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, associati a vissuti emotivi intensi e dolorosi. Per diagnosticare un Disturbo di Personalità, è necessario che queste esperienze interne e questi comportamenti siano riconducibili ad almeno due tra i seguenti ambiti (Apa, 2013):

  • Le cognizioni, il modo di percepire e interpretare se stessi, gli altri e il mondo
  • Gli affetti, la varietà, l’intensità, la labilità e l’adeguatezza della risposta emotiva
  • Il controllo degli impulsi
  • Le relazioni interpersonali

Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) appartiene a uno specifico sottogruppo di Disturbi di Personalità, il Cluster B, anche definito come il Cluster emotivo-drammatico in virtù dell’intensa emotività e dell’imprevedibilità che lo caratterizza. Nonostante l’ampia variabilità dei sintomi e dei comportamenti che può presentare una persona con un DBP (esistono fino a 256 combinazioni diverse di essere borderline), è possibile rintracciare degli aspetti specifici e ricorrenti che definiscono questa modalità di funzionamento.

Le relazioni interpersonali rappresentano un aspetto centrale e profondamente problematico nel DBP. Le persone con DBP, infatti, sperimentano tipicamente delle forti e repentine fluttuazioni dell’umore che si accompagnano a cambiamenti nell’immagine di sé e alla percezione che l’altro significativo possa, e voglia, abbandonarle da un momento all’altro.

La persona sperimenta in queste situazioni degli stati mentali alternanti associati a vissuti emotivi incredibilmente intensi, in cui la paura, la colpa e la vergogna si alternano alla gelosia, alla rabbia e al senso di vuoto. L’emorragia emotiva che ne scaturisce viene percepita come soverchiante e la persona, nel tentativo di regolare la propria sofferenza, mette in atto comportamenti disfunzionali che, gradualmente, conducono le relazioni alla deriva.

Numerosi autori sottolineano quanto le difficoltà interpersonali rappresentino un elemento chiave nelle persone con un DBP. Studi riportano come appena 1/3 delle persone con un DBP riesca a integrarsi al meglio nel contesto lavorativo e come solo il 42% riesca a mantenere una relazione intima stabile. Uno studio su giovani adulte con DBP ha evidenziato come siano significativamente più elevate le possibilità di incorrere in conflitti coniugali e di provare insoddisfazione nella vita di coppia. Altri autori hanno inoltre descritto una maggiore tendenza da parte di donne con DBP a stringere legami con partner con Disturbo Antisociale di Personalità, una scelta che può risultare molto pericolosa esponendo la donna a possibili aggressioni o maltrattamenti.

Il tema delle interazioni sociali nel DBP è ancora vivo nel dibattito clinico e scientifico ed è stato recentemente approfondito nel discorso di apertura dell’ultimo congresso dell’International Society for the Study of Personality Disorder. Come riportato da Sabine C. Herpertz, professoressa di Psichiatria all’Università di Heidelberg e presidentessa dell’ISSPD, i risultati provenienti dalla ricerca in neuroscienze e in psicopatologia sperimentale hanno portato alla luce alcuni meccanismi chiave implicati nelle difficoltà interpersonali delle persone con DBP.

L’ipersensibilità a situazioni sociali minacciose

Diversi studi indicano che le persone con DBP percepiscono come minacciosi espressioni facciali e comportamenti che normalmente non vengono considerati pericolosi. Nello specifico, i pazienti con DBP sembrano etichettare i volti delle altre persone come più ostili, meno affidabili e più aggressivi, rispetto a chi non ha un DBP. Allo stesso tempo, anche le facce neutrali vengono valutate come negative, soprattutto se viene chiesto loro di giudicarle velocemente e sotto pressione.

Ulteriori dati sono stati ottenuti in un gruppo di donne con diagnosi di DBP attraverso i potenziali evocati evento-correlati (ERP). Gli ERP sono delle oscillazioni del potenziale elettrico che vengono registrate attraverso degli elettrodi posizionati sulla testa. Per mezzo di questo strumento è così possibile misurare specifiche onde, caratterizzate da picchi positivi (P) e negativi (N), che si registrano quando la persona riceve determinate stimolazioni sensoriali o motorie.

E’ stato così possibile riscontrare un’ipersensibilità a minimi indizi facciali di minaccia e difficoltà nel riconoscere espressioni di felicità. L’amigdala, una regione cerebrale responsabile della valutazione degli stimoli minacciosi, al pari di una centralina del nostro sistema di allarme, sembra essere implicata in questa ipersensibilità. Bertsch e colleghi hanno, infatti, riscontrato come i pazienti con DBP abbiano una maggiore velocità nel prestare attenzione a facce con occhi arrabbiati rispetto ai pazienti senza diagnosi di DBP, e come questa maggiore sensibilità allo sguardo minaccioso fosse associata a una incrementata attività dell’amigdala.

I dati raccolti sembrano indicare come l’ipersensibilità alla minaccia possa rappresentare un elemento importante nella genesi delle difficoltà interpersonali tipiche del DBP.

Nel lavoro clinico sembra quindi fondamentale lavorare con il paziente con DBP per aumentare la capacità di discriminare i segnali non verbali di sicurezza da quelli di pericolo.

Allo stesso tempo, promuovere la consapevolezza delle proprie emozioni e di come queste siano influenzate dalle nostre interpretazioni della realtà e dai nostri modelli impliciti di relazione può rappresentare un prezioso strumento per la regolazione emotiva e per la gestione di quei comportamenti sociali disfunzionali che vanno spesso a detrimento della relazione.

Filippo Perrini

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Disturbo Borderline di Personalità: Referenze

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: American Psychiatric Publishing.
  • Biskin RS, Paris J. Diagnosing borderline personality disorder. CMAJ : Canadian Medical Association Journal. 2012;184(16):1789-1794.
  • Daley, S. E., Burge, D., & Hammen, C. (2000). Borderline personality disorder symptoms as predictors of 4-year romantic relationship dysfunction in young women: Addressing issues of specificity. Journal of Abnormal Psychology, 109(3), 451-460.
  • Herpertz S. C. (2017). Social interaction in borderline personality disorder: Pathways linking neurobiology and behaviour. KN-101 Presidential Keynots, XV th International Congress of the ISSPD, Heidelberg, 26 Sept.
  • Izurieta Hidalgo NA, Oelkers-Ax R, Nagy K, Mancke F, Bohus M, Herpertz SC, Bertsch K. Time course of facial emotion processing in women with borderline personality disorder: an ERP study. J Psychiatry Neurosci. 2016 Jan;41(1):16-26.
  • Lenzenweger MF, Lane MC, Loranger AW, Kessler RC. DSM-IV personality disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Biol Psychiatry 2007; 62:553–64
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