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Mindless eating: I rischi di mangiare guardando televisione e smartphone

Mindless eating: I rischi di mangiare guardando televisione e smartphone
Mindless eating: I rischi di mangiare guardando televisione e smartphone

I rischi di mangiare guardando televisione e smartphone: Mindless eating

Molto si scrive a proposito del mindful eating, ovvero dell’applicare le basi della meditazione Mindfulness durante i pasti. Infatti, secondo la pratica della Mindfulness, potremmo sperimentare i benefici del fare attenzione al processo del mangiare, alle sensazioni date dal cibo e dal masticare. L’esperienza del nutrirsi acquista così molta più soddisfazione e, poiché sfruttiamo tutti i sensi, avremmo bisogno di meno cibo per sentirci sazi.

Al contrario succede che, per ragioni di  tempo e abitudine, prestiamo la nostra attenzione solo nel momento della scelta del cibo (cosa comprare, cosa cucinare, cosa scegliere al bar o al ristorante) e poi quando prendiamo il primo boccone. Dopo di che, siccome possiamo mangiare senza calcolare precisamente tutti i movimenti necessari, spostiamo la nostra attenzione a qualcos’altro, che di solito è la televisione oppure il nostro smartphone, controllando email, sfogliando Facebook o Instagram, ecc. Ma ci rendiamo davvero conto di quanto stiamo mangiando?

Il senso di sazietà viene raggiunto tenendo conto di molti fattori. Diversi, per esempio, sono gli ormoni coinvolti, come la leptina che è relativa alle riserve di grasso nel nostro corpo, la grelina che, quando lo stomaco è vuoto, dà il senso di fame, l’insulina che trasporta gli zuccheri nei muscoli e nel fegato e i cui livelli calano quando si è sazi.

Oltre alla componente fisiologica, anche la mente gioca un ruolo importante nel senso di sazietà, in particolare memoria e percezione. È stato già documentato che le persone con patologie della memoria spesso mangiano in eccesso, in quanto questi problemi interagiscono anche con la sensazione di fame. Un più alto indice di massa corporea è associato a cambiamenti nella struttura e nella funzione del cervello, la cui conseguenza è una serie di deficit cognitivi. Per esempio, performance significativamente meno buone nei compiti di memoria episodica, ovvero quella in cui immagazziniamo ricordi di eventi, persone o situazioni particolari.

Al proposito, un curioso esperimento all’Università di Bristol (Brunstrom et al., 2012) ha dato risultati interessanti. I ricercatori hanno offerto ad alcuni dei partecipanti una porzione piccola di zuppa (300 ml), mentre ad altri ne hanno offerto una grande (500 ml) ma, senza che se ne potessero accorgere, la quantità della zuppa nella scodella cambiava grazie a un sistema di pompaggio. La quantità effettivamente mangiata, quindi, poteva essere maggiore o minore di quella dichiarata all’inizio. In seguito è stato chiesto ai soggetti di indicare il proprio livello di sazietà o fame in due momenti ed è stato osservato che subito dopo il pasto i soggetti hanno riportato un livello di sazietà conforme all’effettiva quantità di zuppa consumata, mentre dopo alcune ore i soggetti che pensavano di aver mangiato la porzione grande dichiaravano di essere sazi, anche se in effetti ne avevano mangiato una piccola quantità. Non sorprende, quindi, che gli scienziati abbiano notato che servire il cibo in un piatto piccolo dia l’impressione di mangiare di più, in quanto la percezione influenza in maniera importante il ricordo di quello che si è mangiato.

Dunque cosa succede quando, durante il pasto, la nostra attenzione non è sul cibo ma viene distratta, ad esempio, dalla televisione? Si tende a mangiare di più. In un primo studio dell’Università di Toronto (Bellissimo at al., 2007) è stata offerta pizza calda a due gruppi di bambini con la consegna di poterne mangiare finché si sentissero sazi. Uno dei due gruppi aveva a disposizione una televisione con una puntata dei Simpson: questi bambini hanno mangiato il 22% di pizza (circa 228 cal.) in più rispetto ai bambini del gruppo di controllo senza televisione. Ne deriva che guardare la televisione durante i pasti contribuisce ad aumentare il cibo che si consuma ritardando il momento in cui ci si sente sazi.

Due successive ricerche del 2017 (Ghobadi at al.; Ghobadi e Faghih) hanno confermato e ampliato questi risultati. In particolare, mangiare guardando la tv potrebbe essere un fattore di rischio per lo sviluppo di sovrappeso o obesità in bambini e adolescenti. Nello specifico, consumare la colazione e gli snack mentre si presta attenzione ai programmi televisivi è associato a livelli più alti di circonferenza addominale, glicemia e pressione sanguigna.

Occorrerebbe dunque fare attenzione a quello che viaggia dal piatto al nostro stomaco ed educare i bambini a fare altrettanto. Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie croniche come infarto, ictus e diabete, sono responsabili del 70% delle morti ogni anno (40 milioni) e uno dei fattori più determinanti è proprio una dieta non salutare.

Benino Argentieri

Bibliografia

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