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Stare “da solo” o essere “solo”: il rischio di suicidio in adolescenza

rischio di suicidio in adolescenza

Photo by Gian Reichmuth on Unspalsh

“Il suicidio è la seconda causa di morte tra i dieci e i diciannove anni e risultano più a rischio i maschi tra i dieci e i vent’anni. Da una ricerca è emerso che in adolescenza un ragazzo su tredici ha tentato il suicidio, invece, la pianificazione o l’ideazione suicidaria comprende il 30% dei giovani” (Kolves e De Leo, 2016)

Con questa premessa, si intende sottolineare la gravità del fenomeno ampiamente diffuso in età adolescenziale. E’ importante precisare che l’ adolescenza è caratterizzata da una ricerca della propria identità, dalla scoperta degli altri, dal bisogno di autonomia e dalla necessità di sperimentare; quindi il ragazzo, in questa fase di vita, cerca di mettere alla prova i propri limiti, sia a livello emotivo, sia a livello fisico e ciò potrebbe portare il giovane a sottoporsi a prove eccessive o estreme (Carbone, 2005).  Shneidman (2006) considera il suicidio come un movimento di allontanamento da emozioni intollerabili, dolore insopportabile o forte angoscia e non come un movimento verso la morte.

Un aspetto da prendere in considerazione è il concetto di solitudine, che non riguarda solo i giovani, ma anche gli adulti. Tuttavia, in questo contesto si fa riferimento prevalentemente agli adolescenti.

Innanzitutto, bisogna fare una distinzione tra solitudine, isolamento sociale e loneliness. Per solitudine s’intende lo stare da soli senza la percezione d’isolamento, il soggetto ricerca uno stato di riflessione e tranquillità; l’isolamento sociale è caratterizzato dall’assenza dell’interazione con gli altri, proprio come aspetto comportamentale. Con loneliness, invece, s’intende il sentimento “dell’essere solo”: la percezione soggettiva di discrepanza tra le relazioni desiderate e quelle vissute, mancanza di prospettive, chiusura in se stessi, incapacità di dare significato alle cose, sentimenti primitivi di dolore, noia (Siracusano, 2017b). Come Janet (1926) affermava già un secolo fa: la noia è una condizione affettiva che esprime l’impulso di ricerca interminabile di distrazione; una ricerca di qualche azione che possa riuscire a salvare il soggetto dalla sua depressione e dal suo stato di vuoto. Pertanto, la percezione di sentirsi solo è correlata a un incremento del rischio di condotte autolesive (Siracusano,2017b).

Ricerca

È necessario prestare attenzione  ai comportamenti di autolesionismo, spesso associati al suicidio in adolescenza. Una revisione sistematica comprensiva di una rassegna di studi qualitativi (Evans & Hurrell, 2016) ha indagato in che modo il contesto scolastico può influenzare l’autolesionismo e il suicidio negli studenti.

Sono emersi 5 macro-temi:

  • l’autolesionismo “è invisibile” a scuola, cioè non viene inserito all’interno di alcun programma/progetto educativo anche a fronte di richieste specifiche degli studenti
  • quando sono intercettati dagli educatori, i fenomeni di autolesionismo vengono etichettati come “cattivi comportamenti” (trasgressione delle regole dell’istituzione) e non è previsto un supporto specifico di alcun tipo
  • la delega del problema a professionisti esterni aumenta negli studenti la percezione di mancanza di aiuto da parte della scuola e degli insegnanti
  • l’ansia e lo stress associati alle performance scolastiche possono aumentare il rischio di comportamenti di autolesionismo e suicidari
  • i fenomeni di bullismo a scuola possono contribuire all’insorgere di comportamenti di autolesionismo, e alcuni ragazzi possono adottare questi comportamenti per “essere ammessi” all’interno di gruppi sociali

 

Bibliografia

  • Carbone, P. (2005). Adolescenze. Edizioni Magi.
  • Evans R, Hurrell C. The role of schools in children and young people’s self-harm and suicide: systematic review and meta-ethnography of qualitative research. BMC Public Health. 2016 May 14;16:401.
  • Janet, P. (1926). Les Stades de l’évolution psychologique. Chanine-Maloine, Paris.
  • Kolves, K., De Leo, D. (2016). Adolescent Suicide Rates Between 1990 and 2009: Analysis of Age Goup 15-19 Years Worldwide. Journal of Adolescet Health. 58 (1), 69-77.
  • Shneidman, E. (2006). Autopsia di una mente suicida. Giovanni Fioriti Editore, Roma.
  • Siracusano, A. (2017b). Loneliness: A new psychopathological dimensions? Journal of Psychopathology. 23, 1-3.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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