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Petizione: sia ristabilito il rispetto agli insegnanti

Rispetto agli insegnanti

Gli insegnanti hanno deciso di formalizzare la loro protesta contro la violenza fisica e verbale che devono subire dagli alunni e dai loro genitori. Dall’inizio del 2018, sono salite agli onori della cronaca ben 24 aggressioni ai danni di docenti di varie scuole italiane e questo numero sarebbe solo una percentuale delle aggressioni totali avvenute nei vari istituti. Un’insegnante legata alla sedia presa a calci da alcuni alunni, un’altra presa a pugni da un genitore, un’altra accoltellata per una nota. Una situazione di emergenza che ha spinto gli insegnanti a lanciare una petizione al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La petizione sottolinea come sia cambiato il patto educativo tra scuola e famiglia. Una volta, ci raccontano nonni e genitori, quando si tornava a casa con una nota, i genitori ci aggiungevano i rimproveri al figlio. Oggi, invece, i rimproveri vengono diretti all’insegnante e purtroppo, molte volte, oltre alle aggressioni verbali si aggiungono quelle fisiche, talvolta anche molto gravi. Sembra essere scomparsa la corresponsabilità educativa che consegnava alla famiglia il compito di educare la persona e alla scuola quella di educare il cittadino.

Le cause sono molteplici. Per esempio, il rendere la scuola un’azienda con un dirigente che deve far quadrare i conti, spendere meno e minimizzare i casi di bullismo e aggressioni per mostrare un istituto attraente e avere così maggiori iscrizioni, in un periodo in cui la natalità non rispecchia quella dei decenni passati. Meno bocciature, meno voti negativi e, dunque un’aura da paese della cuccagna di collodiana memoria.

Un’altra ragione è la generale impunità che serpeggia nella nostra penisola e che sembra essere malcostume anche della classe politica. O, ancora, il cambiamento della figura genitoriale, della conseguente confusione che mostrano i nostri giovani (e meno giovani) sul rispetto che devono verso l’autorità. Infine, potremmo citare delle scelte politiche che non hanno aiutato a restituire agli insegnanti l’autorevolezza e il rispetto che necessitano: le ore di lezione in Italia sono superiori alla media europea ma le retribuzioni iniziali permettono un tenore di vita al di sotto di quello medio italiano e, sebbene alla scuola superiore gli stipendi siano più alti, in Germania corrispondono a due volte quelli italiani e persino in Spagna i docenti guadagnano molto di più.

Queste e altre ragioni hanno contribuito a depauperare l’insegnante della sua figura autorevole, rispettabile e fondamentale per il benessere di una nazione, fino ad arrivare alla cronica, quotidiana mancanza di rispetto che bisognerebbe ad ogni modo mostrare per un’altra persona. Eppure gli insegnanti sono pubblici ufficiali e qualunque azione offensiva nei loro confronti è perseguibile penalmente anche con la reclusione, come recita l’art. 357 del codice penale. Ma se all’offesa a un poliziotto segue immediatamente un’azione punitiva, questo non accade nel caso dell’insegnante in quanto, come riporta il sito orizzontescuola.it, “la scuola ha perso il suo prestigio sociale e l’insegnante non è affatto considerato per il ruolo che svolge”. Gli stessi genitori dimenticano che un insegnante è un professionista altamente qualificato scelto dal Ministero dell’istruzione in base a graduatorie e concorsi.

Il danno che ne deriva è di tutta la comunità: cittadini meno istruiti e senza rispetto per l’autorità, insegnanti poco motivati, con una ricaduta su quello che l’Italia può creare nel futuro in tutti i campi, dalla ricerca all’innovazione, dalla creatività alle sfide che man mano il futuro ci metterà di fronte.

Riferimenti:

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