Smettere di pensare, che fatica!

Smettere di pensare, che fatica!

Ruminazione

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Quante volte nella nostra vita ci è capitato di pensare e ripensare continuamente alle stesse cose, senza darci un attimo di tregua? Immaginiamo quanto tempo ed energie investiamo costantemente preoccupandoci ora di questo ora di quello. Quanto cortisolo siamo in grado di produrre? Abbastanza a tal punto da dimenticarci di lasciar partecipare anche altri ormoni e neurotrasmettitori meno pesanti da sopportare. Questo spiegherebbe perché per gli individui che riprovano mentalmente eventi stressanti passati, gli effetti fisiologici di un fattore di stress possono essere più duraturi.

Quello che accade nella nostra mente, in questi casi, è tipico del “worrier”, letteralmente persona apprensiva, preoccupata, ansiosa, votata ad uno stile di pensiero perseverativo che la vede orientata o verso cose che riguardano il passato (ruminazione) o verso preoccupazioni rispetto al futuro (rimuginio). Si tratta di stili ripetitivi di pensiero che rappresentano proprio delle strategie messe in atto per fronteggiare emozioni e pensieri indesiderati, perdite, insuccessi, modo di essere, futuro, con l’illusione che prima o poi ci si sentirà meglio; in realtà, questa autoperpetuazione continua, a livello cognitivo, implica continuare a ragionare in modo pedissequo e vizioso su pensieri negativi, siano essi ipotesi, previsioni o giudizi negativi su di sé o sugli altri. In questo modo, ci si fissa selettivamente su particolari contenuti del pensiero che andranno, di conseguenza, a provocare determinate emozioni sgradevoli e spiacevoli con un successivo impatto notevole sul tono dell’umore e aumento dei sintomi ansiosi e sulla propria capacità di autoregolazione emotiva.

La ruminazione, nello specifico, è una forma ripetitiva di attenzione rivolta a sé, al fatto che si è depressi, ai propri sintomi e alle loro cause, significati e conseguenze, caratterizzata da ricorrenza e persistenza (Nolen-Hoeksema, 1999); ciò che la distingue da altre forme di pensiero automatico negativo è la sua caratterizzazione come un vero e proprio stile di risposta per fronteggiare l’umore depresso, coping specifico e volontario, caratterizzato da pensieri negativi, ripetitivi e rigidi, rivolti alle proprie difficoltà di vita, ai problemi personali e ai sintomi depressivi che la persona sente. Ci si sente tristi, sconfitti, amareggiati, delusi, in pericolo, con poche speranze per il futuro e si avvertono gli eventi come incontrollabili. La persona mette in atto questo stile di pensiero per cercare di comprendere le cause delle emozioni di tristezza e cercare di dare una spiegazione alle sensazioni spiacevoli. Gli studi che hanno utilizzato compiti di valutazione sociale dello stress per esaminare la relazione tra ruminazione e livelli di cortisolo hanno generalmente dimostrato che la ruminazione prevedeva una maggiore reattività del cortisolo o un recupero ritardato.

Il rimuginio, invece, altrimenti detto “worry” è una risposta disadattativa consistente in cicli di autoregolazione ripetitivi e non risolutivi (Wells, 1994); Tipologia di pensiero cosciente che ruota intorno ad un unico tema e che si ripete in assenza di immediate richieste ambientali che lo rendano necessario (Martin & Tesser, 1996). Processo utile nella misura in cui permette di mantenere alti i livelli di vigilanza verso un possibile pericolo; diventa patologico quando perde la sua funzione adattiva, cioè quando diventa incontrollabile, fastidioso, quando interferisce con il normale funzionamento quotidiano del soggetto ostacolandone la risoluzione efficace dei problemi. Uno dei modi efficaci per non restarne intrappolati, nel panorama della terapia cognitivo comportamentale, e in particolare nella terapia metacognitiva, è il ricorso alla Detached Mindfulness, ossia uno stato di coscienza dei propri eventi interni, senza sentirsi in obbligo di valutarli o reprimerli ma accogliendoli e riconoscendoli come solo fatti o eventi mentali.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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