Ruminazione depressiva

Ruminazione depressiva

Ruminazione depressiva

Photo by Anna Shvets on Pexels

La Ruminazione Depressiva

La Ruminazione depressiva è una strategia di coping volontaria, caratterizzata da pensieri negativi, ripetitivi e rigidi, rivolti alle proprie difficoltà di vita, ai problemi personali e ai sintomi depressivi che la persona sente. Ha caratteristiche astratte e analitiche, è focalizzata sul passato ed è finalizzata a gestire le emozioni e gli eventi minacciosi. Questi pensieri perseverativi si attivano quando il tono dell’umore è deflesso e ci si sente tristi, sconfitti, amareggiati, delusi, in pericolo, con poche speranze per il futuro e si avvertono gli eventi come incontrollabili. La persona mette in atto questo stile di pensiero per cercare di comprendere le cause delle emozioni di tristezza e cercare di dare una spiegazione alle sensazioni spiacevoli.

La ruminazione depressiva si focalizza su pensieri svalutanti, giudicanti e negativi rispetto il proprio sentire, il proprio comportamento, la propria persona e il proprio stile di vita.  Questo perché la persona avverte una discrepanza tra quello che desidera per la sua vita e la sua vita reale. La ruminazione viene utilizzata come strategia cognitiva per gestire questa discrepanza attraverso il pensiero perseverativo e l’analisi della propria vita, concentrandosi su tematiche spiacevoli di perdita, di lutto, di abbandono, di fallimento che producono un giudizio negativo su di sé.

La ruminazione depressiva attiva nella mente della persona domande del tipo: “Perché è successo?”; “Perché proprio a me?”; “Perché mi sento così triste?”; “Perché le cose non mi vanno mai bene?”; “Cosa ho fatto per meritarmi questo?”.

L’analisi delle discrepanze e la ruminazione creano dei flussi di pensieri negativi che comportano a livello cognitivo l’autosvalutazione, a livello emotivo la depressione e a livello comportamentale l’evitamento e/o il ritiro sociale.

La ruminazione è il sintomo centrale della depressione maggiore e si è visto che se molto intensa può predisporre all’episodio depressivo, così come può prolungare e mantenere nel tempo un episodio depressivo esistente, o rendere la persona vulnerabile ad una ricaduta depressiva.

La ruminazione depressiva può essere rivolta ad un evento negativo della propria vita, fallimento, lutto, conflitto, e in questo caso tutti i pensieri perseverativi sono rivolti a comprendere il “Perché?. Oppure la ruminazione depressiva può essere rivolta ai sintomi depressivi che si avvertono, quali per esempio, i pensieri negativi, la spossatezza, l’umore triste, ed è definita anche ruminazione disforica. Quest’ultima è tipica nella depressione cronicizzata, in cui l’evento negativo non è attuale nella vita della persona, ma questa continua lo stesso a ruminare sui sintomi e sui cambiamenti d’umore che avverte, focalizzando l’attenzione su questi e chiedendosi: “Cosa mi succede?”; “Perché non ho energie?”, “Perché mi sento così triste?”.

Conseguenze della Ruminazione Depressiva

La ruminazione depressiva comporta una serie di conseguenze negative, mantiene stati emotivi dolorosi legati al passato, con sentimenti di colpa, vergogna, indegnità e sensazioni di impotenza.

La ruminazione diventa una risposta automatica e famigliare alla persona depressa tanto da non riconoscere più quando viene messa in atto, tanto da non rendersi conto neanche dell’attivazione di pensieri autosvalutanti e negativi.

La ruminazione viene percepita come possibile soluzione al problema, e non come problema stesso, perché la persona si aspetta che attraverso questi pensieri ripetitivi ed analitici della situazione possa giungere ad una soluzione. Oppure la considera con un ulteriore sintomo, la riconosce come tale e questo comporta il giudicare la propria mente come difettosa o come un segno di malattia, generando ulteriore malessere.

Il protrarsi della ruminazione crea un’accentuazione del malessere generale, con la persistenza di umore triste, di scarsa energia e la non captazione di stimoli positivi e/o neutri perché imprigionati nei propri pensieri negativi e rigidi. Ci si focalizza sui propri stati interni, sulle emozioni negative chiudendosi a quelli che possono essere aspetti positivi o nuovi scopi, non si ha un’apertura verso il mondo, ma ci si chiude sempre più in sé stessi. La ruminazione depressiva favorisce l’evitamento di posti, persone, azioni, per continuare a rivolgere i propri pensieri sui problemi e i sintomi personali, senza compiere delle azioni effettive per risolverli o per distarsi da questo meccanismo cognitivo disfunzionale. La ruminazione e l’evitamento si alimentano a vicenda in un circolo vizioso.

La ruminazione depressiva è un processo mentale che richiede un enorme dispendio energetico e cognitivo ed essendo persistente comporta un rallentamento delle altre attività mentali, una difficoltà di concentrazione e la possibilità di fare altre cose.

Il ruminare su aspetti di autosvalutanti e in maniera continuativa fa sentire la persona di non avere risorse per poter fronteggiare la situazione e di poter uscire da tutto questo dolore e tristezza, percependosi fallita e debole rispetto agli altri. Ovviamente tutti questi aspetti compromettono le relazioni interpersonali, lavorative e sociali.

Concludendo bisogna ricordare che essendo la ruminazione un processo cognitivo volontario, si può intervenire su questa attraverso le tecniche della terapia cognitivo comportamentale.

 

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Se hai bisogno di aiuto o semplicemente vuoi contattare l’Istituto A.T. Beck per qualsiasi informazione,
compila il modulo nella pagina contatti.

Torna su
Cerca