Il ruolo dell’autostima nel narcisismo

Ruolo dell’autostima nel narcisismo

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Il ruolo dell’autostima nello sviluppo del disturbo narcisistico di personalità

Autostima e narcisismo risultano essere strettamente correlati: il sentimento di sé, nella sua forma positiva, si riferisce ad una valutazione affettiva e globale di sé stessi che oscilla a seconda delle percezioni e degli stati d’animo sperimentati. Un buon funzionamento psichico è strettamente legato ad un buon livello di base dell’autostima, di conseguenza l’individuo valuta sé stesso in modo piuttosto stabile e coerente e non si lascia facilmente influenzare dalle esperienze di rifiuto, frustrazione e fallimento. Al contrario, bassi livelli di autostima incidono significativamente sull’equilibrio psico-fisico e sul grado di benessere generale del soggetto (Carcione, Semerari, 2017).

La qualità del rapporto tra il bambino e le figure curanti ha un ruolo centrale nello sviluppo di sani livelli di autostima: se le relazioni sono positive, il bambino si considera amabile, degno di valore, apprezzabile, sicuro nel confronto con gli altri. Se, invece, le relazioni di accudimento e di cura sono prive di valore, rifiutanti e svalutanti, il bambino tenderà a percepirsi fragile, insicuro, impotente, vulnerabile e rifiutabile. Pertanto, è possibile affermare che questi bambini, durante l’età adulta, potrebbero impiegare le condotte narcisiste come delle strategie di regolazione dell’autostima, che vengono usate nei momenti critici e quando predominano sentimenti di inferiorità e vissuti di depressione e di inadeguatezza. Questi soggetti possono far fronte a tali vissuti manifestando comportamenti compensatori di grandiosità, oppure possono chiudersi al confronto con gli altri e ritirarsi dalle relazioni sociali. L’individuo con organizzazione di personalità narcisistica, inoltre, cerca il benessere e la sicurezza attraverso un’immagine esagerata derivante da un’auto-percezione distorta. In altre parole, mostra un vero vuoto interiore in cui si nasconde una persona insicura. Il narcisista pecca di assertività, empatia, cooperazione e compassione: nello specifico, manifesta marcato bisogno di attenzione, arroganza, aggressività, invidia e tendenza a dominare e manipolare il prossimo (Pietropolli Charmet, 2018).

Chi soffre di disturbo narcisistico di personalità ha sviluppato una bassa autostima, un senso d’inadeguatezza e di insicurezza personale, che difensivamente compensa con atteggiamenti di potenza e grandiosità, poiché dietro la facciata di altezzosità si nasconde una profonda insicurezza e debolezza, per questo quando gli altri non danno l’approvazione attesa sorge un profondo senso di vergogna e una paura di essere umiliati e sottomessi. Di conseguenza è possibile affermare che, chi soffre di DNP, ha una bassa autostima, mascherata da atteggiamenti di presunzione, disprezzo per l’altro, superiorità e prevaricazione (Ghezzani, 2017).

Nel caso di pazienti con diagnosi di disturbo narcisistico di personalità, il percorso psicoterapeutico cognitivo-comportamentale muove dai racconti di episodi quotidiani del paziente, con obiettivo finale il recupero di desideri, bisogni e scopi di vita altri dal riscattare la propria immagine e stima: muove da un’analisi approfondita e conseguente sviluppo della conoscenza nel paziente dei propri vissuti emotivi, con il loro correlato di reazioni fisiologiche e comportamentali. Una volta che il paziente mostra una maggiore consapevolezza rispetto a questi ultimi aspetti, sarà possibile esplorare insieme al terapeuta le dinamiche che tende ad instaurare nel rapporto con gli altri (tipicamente di competizione, idealizzazione, svalutazione e distacco): si svela così come il suo comportamento influenzi i rapporti interpersonali, lasciando spesso poi il posto a stati rabbiosi, di vuoto e ritiro sociale. Si stimolerà, dunque, la messa in atto di condotte nuove, più funzionali alla gestione delle emozioni e di riflesso dei rapporti con gli altri. Inoltre, è fondamentale che il paziente prenda coscienza dei propri contributi nella (non-)qualità dei rapporti e, di conseguenza, sarà esortato ad una riflessione e considerazione delle emozioni e dei punti di vista altrui. In altre parole, uno degli obiettivi della psicoterapia corrisponde ad una scoperta condivisa di un nuovo piano di vita per uscire dall’isolamento relazionale, riscoprendo un piacere e, soprattutto, un senso della vita dati ben altro dal riscuotere ammirazione e successo (Ruggiero, Sassaroli, 2013).

 

BIBLIOGRAFIA

  • CARCIONE, A., SEMERARI, A. (Eds.). (2017). Il narcisismo e i suoi disturbi: la terapia metacognitiva interpersonale. Firenze: Eclipsi.
  • GHEZZANI, N. (2017). L’ombra di Narciso. Psicoterapia dell’incapacità di amare. Milano: Franco Angeli.
  • PIETROPOLLI CHARMET, G. (2018). L’insostenibile bisogno di ammirazione. Bari: Laterza.
  • RUGGIERO, G.M., SASSAROLI, S. (2013). Il colloquio in psicoterapia cognitiva: tecnica e pratica clinica. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Autore/i dell’articolo

Alessandro Valzania
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837. Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”. Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual Medicine Ha conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello. Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile.  
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