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Più di tre settimane di vacanza necessarie per la salute del cuore

Salute del cuore

Le vacanze sono decisamente finite e settembre si configura come un mese di passaggio: iniziano le scuole, si ritorna dalle ferie eppure le temperature sono ancora estive e si può ancora godere di weekend al mare. Le vacanze, si sa, sono molto importanti: secondo la ricerca, le persone che non vanno regolarmente in vacanza tendono a lavorare di più e dormire di meno e tutto questo ha un impatto sulla salute.

Secondo uno studio durato 40 anni, chi ha passato meno di tre settimane in vacanza ha un rischio maggiore di mortalità dovuta a problemi cardiovascolari. I ricercatori hanno presentato i risultati del loro lavoro al congresso annuale dell’European Society of Cardiology che si è tenuta tra il 25 e il 29 agosto a Monaco, in Germania.

La ricerca, partita nel 1974, ha seguito per 4 decenni 1222 maschi di mezza età che presentavano almeno un fattore di rischio per malattie cardiovascolari, tra: fumo, ipertensione, ipercolesterolemia, alti livelli di trigliceridi, ridotta tolleranza al glucosio, sovrappeso. I partecipanti sono stati poi divisi in due gruppi: uno era il gruppo di controllo mentre al secondo gruppo (detto di intervento) sono stati dati consigli quadrimestrali per la salute, su argomenti come attività fisica regolare, sana alimentazione, normopeso, smettere di fumare; ad alcuni di loro sono anche stati somministrati farmaci per ridurre la pressione sanguigna e il livello di trigliceridi.

I risultati hanno evidenziato una riduzione del 46% del rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo. Eppure, nel follow-up che è seguito a 15 anni dalla fine della ricerca (1989), sono state registrate più morti proprio nel gruppo di intervento.

Successive osservazioni condotte fino al 2014 hanno permesso di trovare una probabile spiegazione a questo fenomeno: prima di tutto le differenze di mortalità tra i due gruppi si sono equilibrate dal 2004 in poi. Inoltre, nel gruppo di intervento, i partecipanti che avevano passato meno di tre settimane di vacanze durante l’anno avevano il 37% di probabilità in più di morire.

Secondo i ricercatori, la vita stressante (meno ore di sonno, più ore di lavoro) condotta da una percentuale di membri del gruppo di intervento ha annullato ogni beneficio dovuto alle azioni consigliate durante la ricerca. L’attenzione alla riduzione dello stress ha iniziato a prendere piede dopo gli anni ’70: è molto probabile che le differenze tra i due gruppi si siano assottigliate all’inizio del secolo in quanto i medici hanno incluso la gestione dello stress nella profilassi del rischio cardiovascolare. Inoltre, negli anni, sono migliorati i farmaci per questo tipo di malattie.

Questa ricerca ha, quindi, il merito di evidenziare come sia estremamente necessario combinare, ai consigli sullo stile di vita, anche interventi di riduzione dello stress per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Lo stress, infatti, è un importante fattore di rischio che aumenta la pressione e la frequenza cardiaca, condizioni che affaticano il cuore, peggiorano alcune situazioni di malattia coronarica e possono diventare fattore scatenante di un infarto.

 

Riferimenti:

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