Schema Therapy di gruppo e disturbo borderline di personalità

Schema Therapy di gruppo e disturbo borderline di personalità

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Schema Therapy di gruppo e disturbo borderline di personalità: una proposta di trattamento

La Schema Therapy di Gruppo fu sviluppata da Joan Farrell e Ida Shaw (2009, 2012) dopo numerosi ed accurati studi sui pazienti con disturbo borderline di personalità (DBP). Il modello di Schema Therapy di Gruppo integra l’originale lavoro di gruppo effettuato con la schema therapy (ST) individuale di Young con l’outcome research sulla ST di Arntz (2009) e, allo stesso tempo, impiega strategicamente i fattori terapeutici della modalità di gruppo per catalizzare il lavoro di cambiamento inerente agli “schema mode”.

Solitamente, il numero dei componenti ideale consigliato per un gruppo di soli individui con DBP condotto da due terapeuti è di otto pazienti, ma spesso sono le esigenze pratiche dei setting clinici a determinarne le dimensioni. I terapeuti in questione dovranno aver seguito dei percorsi di formazione sia in Schema Therapy sia in ST di Gruppo (presenti sul sito www.BPD-home-BASE.org in lingua inglese). La terapia di gruppo deve combinarsi con quella individuale seguendo un programma preciso: una seduta di gruppo con una individuale fornite una volta a settimana per un anno, seguite da un secondo anno di riduzione graduale della terapia in cui la frequenza delle sedute passa a una volta a settimana, poi a una ogni due settimane, per finire con una mensile.

Parte del processo emozionale correttivo del gruppo è costituita da esercizi di imagery role-playing svolti dai pazienti, in cui essi recitano il ruolo dei vari mode appartenenti a ciascun membro del gruppo (per es., Protettore Distaccato, Bambino Vulnerabile, Adulto sano, Genitore punitivo). L’inclusione del concetto di mode nella dinamica di gruppo integra le emozioni nella comprensione e nel trattamento dei pazienti affetti da DBP. L’idea che gli schema mode siano scatenati da eventi vissuti dai pazienti come altamente emozionali in grado di mutare rapidamente è d’aiuto nella comprensione della loro esperienza: il modello dei mode cattura i sintomi del DBP in un linguaggio semplice, comprensibile e condivisibile per i pazienti. Di conseguenza, la caratteristica principale della Schema Therapy di gruppo è la flessibilità: il gruppo si muove insieme, accordando un mode alla volta sotto la guida di un terapeuta esperto. L’obiettivo è quello di aiutare i pazienti a modificare pattern di vita disfunzionali, e far sì che i propri bisogni di base siano soddisfatti in maniera adattiva mediante il cambiamento di schemi e mode: in altre parole il trattamento è finalizzato allo sviluppo del mode adulto sano basandosi su un lavoro non solo individuale, ma collettivo (Farrell, Shaw, 2012).

Nel caso dei pazienti borderline, l’esperienza di ST in un gruppo che offre supporto e validazione incide direttamente sugli schemi chiave più frequenti in pazienti DBP come, ad esempio, Abbandono, Inadeguatezza, Deprivazione emotiva, Isolamento sociale e Sfiducia/abuso. Il gruppo stesso può essere curativo per gli schemi principali del DBP che risultano correlati a legami e appartenenza: i pazienti della ST di gruppo, infatti, mostrano rapidi ed evidenti cambiamenti non solo circoscritti alla sintomatologia del DBP, ma anche nell’ambito relazionale e sociale. Il vantaggio principale della ST di Gruppo nel trattamento del DBP risiede nella specificità di diversi fattori sociali e psicologici: Yalom (1995) identificò empiricamente undici fattori che aprono la strada al cambiamento terapeutico, tra cui l’universalità, la coesione del gruppo e la ricapitolazione correttiva del gruppo familiare primario. In questa luce, Farrell e Shaw (2012) hanno notato che il reparenting è potenziato nella ST di Gruppo in quanto in aggiunta alla figura genitoriale transitoria (il terapeuta) si identifica una figura famiglia transitoria (il gruppo); una combinazione che sembra amplificare i benefici della terapia individuale. Ricerche scientifiche hanno confermato, inoltre, che la Schema Therapy di Gruppo, oltre alla sfera interpersonale, migliora nei pazienti con disturbo borderline di personalità la stabilità del sé, il funzionamento familiare, occupazionale e, in generale la loro qualità di vita.

 

Bibliografia

  • Arntz, A., Van Genderen, H. (2009). Schema Therapy for Borderline Personality Disorder. Hoboken: Wiley-Blackwell.
  • Yalom, I.D. (1995). The theory and practice of group psychotherapy (4th ed.). New York: Basic Books.
  • Farrell, J.M., Shaw, I.A., Webber, M.A. (2009). A schema-focused approach to group psychotherapy for outpatients with borderline personality disorder: A randomized controlled trial. Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry, 40(2), 317-328.
  • Farrell, J.M., Shaw, I.A. (2012). Manuale di schema therapy di gruppo per il disturbo borderline di personalità. Guida al trattamento, passo dopo passo, con eserciziario per pazienti. Roma: Istituto di Scienze Cognitive.
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Autore/i dell’articolo

Alessandro Valzania
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837. Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”. Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual Medicine Ha conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello. Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile.  
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