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La Sindrome da Alimentazione notturna

Sindrome da Alimentazione notturna

Photo by nrd on Unsplash

Nonostante la Sindrome da Alimentazione Notturna (NES – Night Eating Syndrome) sia presente in letteratura da parecchie decadi, vi è stata una lenta e graduale crescita nello studio di ciò che riguarda l’eziologia, la diagnosi e il trattamento di questo disturbo.

Si tratta di un disturbo a sé stante rispetto ad altri disturbi alimentari come l’anoressia, la bulimia o il binge eating.

I primi a descrivere la NES sono stati Stunkard, Grace e Wolff (1955), i quali avevano riscontrato che le persone con questa sindrome assumevano un maggior numero di calorie (25% o più) in una specifica finestra temporale durante la giornata. Presentavano, inoltre, insonnia e anoressia al mattino, e i sintomi erano più marcati in periodi caratterizzati da stress e aumento di peso.

La NES interessa circa l’1.5% della popolazione e inizia tipicamente durante la prima età adulta, rimane stabile per un lungo periodo, per poi ripresentarsi in corrispondenza di periodi stressanti.

La NES si rintraccia spesso in persone con insonnia, disturbi alimentari e altri disturbi psichiatrici. E’ stato riscontrato che la NES può innescare disturbi del sonno, ma i disturbi del sonno (in particolar modo l’insonnia) precedono l’insorgenza dei sintomi della NES. Alcuni studi hanno mostrato che i pazienti con NES presentano difficoltà a iniziare e mantenere il sonno (McCuen-Wurst et al., 2018).

I criteri diagnostici prevedono: 1) assunzione di cibo notturna e/o iperfagia serale almeno due volte a settimana; 2) insonnia d’addormentamento; 3) risvegli intra-sonno. Le persone con NES sono consapevoli del pasto serale/notturno e sono in grado di ricordarlo.

I trattamenti attualmente esistenti per la NES sono la TCC (Terapia Cognitivo-Comportamentale), il trattamento farmacologico (p.e., inibitori della ricaptazione della serotonina) e la fototerapia. Inoltre, alcuni pazienti hanno mostrato un’attenuazione del disturbo a seguito di interventi chirurgici per la riduzione del peso.

La TCC, in particolar modo, si è dimostrata efficace nel trattamento della NES. Nello specifico alcuni degli effetti positivi del trattamento sono: una riduzione dell’assunzione notturna di cibo e del numero di risvegli intra-sonno, un miglioramento nel tono dell’umore e della qualità di vita (p.e., Allison et al., 2010).

Tuttavia, i dati presenti in letteratura sembrano indicare che per riscontrare effetti positivi a lungo termine sembra necessario un approccio multidisciplinare, piuttosto che la scelta di un singolo intervento terapeutico (Shoar et al., 2019).

Riferimenti

  • Allison K., Lundgren J.D., Moore R.H., O’reardon J.P., Stunkard, A.J. (2010). Cognitive Behavior Therapy for Night Eating Syndrome: A Pilot Study. American Journal of Psychotherapy, 64(1): 91-106.
  • McCuen-Wurst C., Ruggieri M., Allison K.C. (2018). Disordered eating and obesity: associations between binge eating-disorder, night-eating syndrome, and weight-related co- morbidities. Ann N Y Acad Sci, 1411(1): 96-105.
  • Shoar S., Naderan M., Mahmoodzadeh H., Hoar N., Lotfi D. (2019). Night eating syndrome: a psychiatric disease, a sleep disorder, a delayed circadian eating rhythm, and/or a metabolic condition? Expert Rev Endocrinol Metabol, 14(5): 351-358.
  • Stunkard A.J., Grace W.J., Wolff H.G. (1955). The night-eating syndrome: a pattern of food intake among certain obese patients. Am J Med, 19: 78-86.

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cristina Marzano - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).
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