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Sindrome di asperger o autismo ad alto funzionamento? uno studio analizza le differenze

Sindrome di asperger

Photo by  Katherine Chase on unsplash

La sindrome di Asperger

L’immagine del bambino silenzioso, chiuso in sé stesso, indifferente all’altro, descritta per la prima volta da Leo Kanner (1943) che ha dominato per molti anni l’idea che si ha quando si fa riferimento alla parola “autismo”, si è andata piano piano accompagnando alla comprensione di una forma meno severa (descritta da Hans Asperger già nel 1944), che riguarda bambini dotati di un linguaggio articolato, che partecipano attivamente alle interazioni sociali, che mostrano maniere eccentriche, interessi insoliti e domini cognitivi di iperfunzione: una condizione nota come sindrome di Asperger (AS).

La sindrome di Asperger condivide con l’autismo la presenza di compromissioni nelle abilità sociali, ma differisce dall’autismo per il fatto che le abilità linguistiche risultano ampiamente conservate e per un funzionamento cognitivo nella norma.

Nonostante l’attuale sistema di classificazione diagnostica, il DSM 5 (2013), abbia incluso la Sindrome di Asperger all’interno della grande categoria dei Disturbi dello spettro autistico, rimuovendo la presentazione della sindrome in una categoria diagnostica separata, la letteratura scientifica attuale e gli esperti del settore ancora dibattono circa la possibilità che la Sindrome di Asperger possa consistere in un disordine specifico caratterizzato da un profilo di abilità che non si manifesta in alcuna altra condizione.

Sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento: quali differenze

Alcuni bambini che manifestano caratteristiche classiche dell’autismo nella prima infanzia, in seguito imparano a parlare usando frasi complesse, acquisiscono abilità sociali di base, e raggiungono un livello intellettivo che rientra nel range della normalità. Questa condizione è stata descritta come “autismo ad alto funzionamento” o HFA. L’HFA differisce dall’”autismo a basso funzionamento” (Quoziente Intellettivo inferiore a 70) in termini di presentazione clinica, prognosi e necessità di supporto o assistenza nella vita. Poiché l’autismo ad alto funzionamento e la Sindrome di Asperger sono entrambi caratterizzati dalla presenza di un funzionamento cognitivo nella norma, numerosi studi hanno cercato di delineare le differenze tra le due condizioni. Le ricerche che si sono occupate dell’argomento hanno fornito risultati contraddittori: la maggior parte delle ricerche ha messo in evidenza le somiglianze significative tra le due condizioni (Wilson et al. 2014), mentre altri autori hanno continuato a sottolineare l’importanza di considerarli come diverse entità cliniche (Montgomery et al.2016). Alcuni studi in particolare hanno messo in risalto differenze quantitative, piuttosto che qualitative, tra Sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, la maggior parte delle quali riguarda il funzionamento linguistico, cognitivo e sociale (Volkmar e McPartland 2014). Inoltre, alcuni studi di neuroimaging hanno sottolineato le differenze qualitative nella distribuzione di materia grigia nel cervello di individui tra AS e HFA (Bi et al 2018).

Lo studio recente

Uno studio recente (Margari et al., 2018) si è proposto di confrontare i profili clinici di 150 soggetti, di età compresa tra i 3 e i 18 anni. Hanno preso parte allo studio 80 soggetti con diagnosi di Sindrome di Asperger (AS) secondo i criteri del DSM-IV-TR, e 70 soggetti che hanno ricevuto una diagnosi di Disturbo Autistico e che presentavano un QI medio-alto (HFA).

I risultati mostrano che i due gruppi differiscono significativamente in diverse aree:

  • Area della comunicazione: rispetto alla quale i due gruppi hanno differito nella presenza o meno di una storia di ritardo nello sviluppo del linguaggio prima dei 3 anni, a favore dei soggetti con Asperger. I due gruppi inoltre differivano significativamente nella componente qualitativa di linguaggio: nel gruppo Asperger era presente un uso maggiore della propensione al “discorso preciso e pedante” ovvero un utilizzo del discorso eccessivamente formale, simile ad un monologo incentrato su di un argomento in particolare, e caratterizzato da una prosodia peculiare. Nel gruppo HFA, al contrario, era maggiore la ricorrenza all’ “interpretazione letterale del discorso dell’altro”.
  • Funzionamento intellettivo: i valori medi del quoziente di intelligenza erano significativamente più alti nel gruppo AS rispetto a quello HFA, mentre le differenze tra le scale verbali e quelle di performance non sono risultate statisticamente significative tra i due gruppi.
  • Rendimento scolastico: un altro notevole argomento di differenziazione tra HFA e AS è la prevalenza di disturbi dell’apprendimento che sono risultati significativamente più frequenti nel gruppo HFA, ad eccezione della disgrafia che è emersa frequentemente in entrambi i gruppi, senza una differenza significativa.
  • Le comorbidità: I tassi di disturbi in comorbilità sono significativamente più alti nel gruppo AS rispetto a quello HFA. Le persone con AS hanno mostrato più ansia e sintomi depressivi rispetto a quelle con ‘HFA.

Conclusioni

Nonostante l’autismo e la sindrome di Asperger siano attualmente concettualizzate come parte dello stesso continuum, che le comprende entrambe, i risultati di questo studio hanno suggerito un profilo evolutivo diverso tra i gruppi, caratterizzato da differenze quantitative e qualitative riguardanti lo sviluppo del linguaggio e lo stile di comunicazione, i risultati accademici, il profilo delle comorbidità e il funzionamento cognitivo. Poiché lo sviluppo linguistico e le capacità accademiche svolgono un ruolo centrale nel funzionamento globale durante i primi anni di vita, si potrebbe ipotizzare che le persone con HFA necessitino di un supporto maggiore in termini di trattamento riabilitativo e bisogni educativi scolastici rispetto a le persone con Sindrome di Asperger. Si attende che studi futuri chiariscano con sempre maggior precisione la presenza di differenze significative o somiglianze tra le due condizioni.

 

Riferimenti bibliografici

  • Bi, X., Wang, Y., Shu, Q., Sun, Q., & Xu, Q. (2018). Classification of autism spectrum disorder using random support vector machine cluster. Frontiers in Genetics, 9, 18.
  • De Giambattista, C., Ventura, P., Trerotoli, P., Margari, M., Palumbi, R., & Margari, L. (2018). Subtyping the Autism Spectrum Disorder: Comparison of Children with High Functioning Autism and Asperger Syndrome. Journal of autism and developmental disorders, 1-13.
  • Montgomery, C. B., Allison, C., Lai, M. C., Cassidy, S., Langdon, P. E., Baron-Cohen, S. (2016). Do adults with high functioning autism or Asperger syndrome differ in empathy and emotion recognition? Journal of Autism and Developmental Disorders, 46(6), 1931–1940.
  • Volkmar, F. R., & McPartland, J. C. (2014). From Kanner to DSM5: Autism as an evolving diagnostic concept. Annual Review of Clinical Psychology, 10, 193–212.
  • Wilson, C. E., Happé, F., Wheelwright, S. J., Ecker, C., Lombardo, M. V., Johnston, P., et al. (2014). The neuropsychology of male adults with high-functioning autism or Asperger syndrome. Autism Research, 7(5), 568–581.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Salvati Morena
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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