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I ragazzi single sono più felici e competenti

single

Photo by Tim Bogdanov on Unsplash

Nell’immaginario comune, sia degli adulti che dei ragazzini, coloro i quali sono impegnati in una relazione romantica dimostrano di avere una chance in più nella società. Studi recenti al contrario, evidenziano quanto gli adolescenti single, abbiano invece, maggiori competenze e abilità di leadership e siano addirittura più felici dei ragazzi che stanno in coppia.

Introduzione

Già durante l’infanzia i bambini e le bambine ascoltano fiabe in cui il principe azzurro, sul suo cavallo bianco, salverà la principessa. Lei non deve fare altro che aspettare, magari anche addormentata, oppure può darsi da fare pulendo castelli, sottostando alle matrigne cattive, coperta di stracci in mezzo alla cenere, ma lui arriva, arriva sempre…. Questo segnerà l’inizio di una vita felice piena d’amore che durerà per sempre e sarà l’invidia di tutti i regni.

L’idea di cercare l’altra metà della mela continua anche in adolescenza. Chi non aspetta di essere invitata al ballo della scuola dal ragazzo più fico della scuola! Nelle serie e nei film (American Pie in primis) ambientati ai tempi delle scuole superiori, i ragazzi e le ragazze più popolari sono ritratti come in coppia. Chi non è fidanzato, viene visto come uno sfigato, un disadattato, da marchiare a vita.

La ricerca

Per approfondire questo argomento, due ricercatrici (B. Douglas & P. Orpinas, 2019) hanno analizzato i dati di uno studio del 2013 che aveva coinvolto ben 594 studenti dagli 11 ai 18 anni con alcuni questionari self-report che indagavano aspetti quali relazioni positive con i pari, a casa e a scuola, ideazione suicidaria e sintomi depressivi. Oltre a questo, lo studio aveva previsto anche il coinvolgimento degli insegnanti, raccogliendo le loro valutazioni sugli studenti riguardo i livelli di depressione, risorse sociali, capacità di leadership.

Risultati

I risultati, molto interessanti, hanno evidenziato delle differenze nel modo di vedere il mondo tra i ragazzi e gli insegnanti. Le autovalutazioni dei primi, infatti, non hanno evidenziato delle differenze tra chi era in coppia e chi era single rispetto alle abilità sociali. I dati raccolti dagli insegnanti, invece, sembrano mostrare che i ragazzi single avevamo maggiori capacità relazionali e di leadership.

Al contrario, coloro che erano in coppia mostravano una vulnerabilità a sviluppare sintomi depressivi, come riportato sia dai ragazzi stessi che dalle osservazioni degli insegnanti, con vissuti di tristezza e disperazione. Il livello di ideazione suicidaria non ha dato riscontro di differenza tra i due gruppi.

Normalmente l’inizio di una relazione romantica durante gli anni delle scuole secondarie è visto come un evento che si iscrive nel tipico processo di sviluppo psicologico. Erikson, nelle sue fasi dello sviluppo psicosociale, identifica nella fascia d’età che va dai 13 ai 21 anni la fase dell’identità, durante la quale anche il proprio rapporto con l’altro inizia a svilupparsi in maniera diversa da quanto accadeva in età infantile; questa fase, inoltre, fa da passo necessario per la successiva che riguarda, appunto, più da vicino l’intimità, la condivisione del proprio essere con un’altra persona e una progettualità futura.

Tuttavia, l’avere relazioni romantiche in adolescenza è considerato un comportamento normativo e non avere nessuna relazione ricade nello stereotipo ragazzo single = difficoltà interpersonali.

Conclusioni

I dati che emergono da questa ricerca dimostrano che, in molti casi, gli adolescenti che non sono legati sentimentalmente abbiano buone, se non migliori, competenze sociali e umore generalmente migliore di chi ha un partner.

I risultati invitano dunque scuole e famiglie a insegnare ai ragazzi a non sentire la pressione di avere “un fidanzato o una fidanzata”, in quanto l’essere single è una alternativa perfettamente normale e sana del proprio sviluppo.

Riferimenti:

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