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Più tempo un adolescente trascorre “seduto”, maggiore è la probabilità che manifesti sintomi depressivi

sintomi depressivi adolescenti

“Poi è più facile. Ogni giorno diventa più facile. Ma devi farlo tutti i giorni. Questo è difficile. Poi diventa più facile.” Dalla serie BoJack Horseman

Photo by Ev on Unspash

La depressione colpisce più di 300 milioni di persone in tutto il mondo (World Health Organization, 2017). La sua prevalenza tra gli adolescenti sembra aumentare; uno studio condotto da Mojtabai e colleghi (2016) rileva, infatti, un suo incremento nella fascia adolescenziale dall’8,7% nel 2005 all’11,3% nel 2014. Le ricerche scientifiche di settore sottolineano come l’insorgenza della depressione possa riscontrarsi già durante l’adolescenza, la quale costituisce un’importante finestra temporale sia per l’identificazione dei fattori di rischio sia per prevenire la sua comparsa in età adulta (Thapar et al., 2012). Molti studi, ad oggi, offrono numerose evidenze su come l’attività fisica possa ridurre i sintomi della depressione nelle popolazioni cliniche e non cliniche. Guszkowska (2004) ad esempio, mostra come l’attività fisica (tra cui esercizi aerobici, jogging, nuoto, ciclismo) se condotta, almeno per 15-30 minuti per tre volte alla settimana, comporta un’importante riduzione dell’ansia e della depressione.

Un recente studio di Kandola e colleghi (2020) offre un considerevole contributo alla comprensione scientifica della relazione esistente tra depressione e attività fisica negli adolescenti.

Innanzitutto, questo è il primo studio longitudinale basato sull’utilizzo di un accelerometro in un vasto campione (n = 4.257), volto ad indagare l’associazione tra attività fisica quotidiana, comportamenti sedentari e prevalenza di sintomi depressivi tra gli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 18 anni.

Gli accelerometri (ovvero i fitness tracker) presentano vantaggi maggiori rispetto ai contapassi o ai questionari self-report sull’attività fisica quotidiana, poiché consentono, ad esempio, di distinguere la camminata dal correre o di separare i movimenti umani dai movimenti di fondo, come le vibrazioni meccaniche. Forniscono, pertanto, dati più oggettivi ed affidabili.

Gli adolescenti, suddivisi in tre fasce d’età: 12, 14 e 16 anni, erano tenuti ad indossare gli accelerometri durante le ore di veglia (ad eccezione di quando si lavavano o erano impegnati in sport acquatici) per almeno tre giorni a settimana. L’uso di questo fitness tracker permise di rilevare se i soggetti fossero impegnati in attività fisiche leggere (ad esempio, camminare o praticare un hobby come suonare o dipingere); in attività fisiche di intensità moderata-vigorosa (camminare con passo spedito o andare in bicicletta) o se questi ultimi fossero impegnati in un comportamento sedentario. L’uso degli accelerometri, come detto in precedenza, permise di ottenere dati più affidabili.

I sintomi depressivi, come il tono dell’umore basso, la perdita di piacere, le difficoltà di concentrazione, ecc., furono misurati, poi, mediante la Clinical Interview Schedule-Revised (CIS-R) all’età di 18 anni.

Risultati

  • Tra i 12 e 16 anni, l’attività fisica totale riscontrata diminuiva. La causa di tale fenomeno fu individuata principalmente in una riduzione dell’attività leggera a favore di un aumento del comportamento sedentario tra gli adolescenti, fattore, quest’ultimo, che risultò associarsi notevolmente ai sintomi depressivi all’età di 18 anni.
  • I ricercatori scoprirono che ogni ora aggiuntiva di comportamento sedentario al giorno, all’età di 12, 14 e 16 anni era associata ad un aumento dei punteggi della depressione, rispettivamente, dell’11,1%, 8% e 10,7% all’età di 18 anni.
  • Al contrario, ogni ulteriore ora di attività fisica leggera al giorno, all’età di 12, 14 e 16 anni era associata ad una riduzione dei punteggi dei sintomi depressivi all’età di 18 anni, rispettivamente del 9,6%, 7,8% e 11,1%.
  • Tutti gli adolescenti, che mostrarono livelli persistenti ed elevati di comportamento sedentario ottennero, all’età di 18 anni, punteggi maggiori sulla sintomatologia depressiva del 28,2% rispetto ai loro coetanei più attivi.

I risultati mostrarono, dunque, come i ragazzi inattivi per la maggior parte del giorno abbiano una maggiore probabilità di cadere in depressione entro i 18 anni. Kandola e colleghi (2020) affermarono, quindi, che l’aumento dell’attività fisica anche di intensità leggera e la conseguente riduzione del comportamento sedentario durante l’adolescenza, dovrebbe essere un obiettivo importante da perseguire negli interventi di sanità pubblica. Lo studio, inoltre sfata anche un mito, ovvero, non è necessario rincorrere esercizi estremamente intensi o estenuanti per perseguire tale obiettivo, anche un’attività fisica molto leggera, se costante, può avere effetti benefici sulla nostra salute mentale.

Riferimenti

  • Guszkowska, M. (2004). Effects of exercise on anxiety, depression and mood. Psychiatria polska38(4), 611-620.
  • Kandola, A., Lewis, G., Osborn, D. P., Stubbs, B., & Hayes, J. F. (2020). Depressive symptoms and objectively measured physical activity and sedentary behaviour throughout adolescence: a prospective cohort study. The Lancet Psychiatry.
  • Mojtabai, R., Olfson, M., & Han, B. (2016). National trends in the prevalence and treatment of depression in adolescents and young adults. Pediatrics138(6), e20161878.
  • Thapar, A., Collishaw, S., Pine, D. S., & Thapar, A. K. (2012). Depression in adolescence. The Lancet379(9820), 1056-1067.
  • World Health Organization. (2017). Depression and other common mental disorders: global health estimates (No. WHO/MSD/MER/2017.2). World Health Organization.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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