Sistema di ricompensa: oltre alla dopamina c’è di più

Sistema di ricompensa: oltre alla dopamina c’è di più

Sistema di ricompensa

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Anticipazione e ottenimento della ricompensa

Tra i tanti stimoli che attirano la nostra attenzione, che ci motivano e a cui rispondiamo, un posto d’onore lo ricoprono quelli di ricompensa, cui associamo un’aspettativa di piacere e gratificazione: pensate a una fetta di torta al cioccolato dopo un periodo di dieta ferrea o a quel capo di abbigliamento griffato per cui avete tanto risparmiato… come vi sentite, adesso: eccitati, euforici?

La tendenza a rilevare segnali di ricompensa o rinforzo positivo dall’ambiente è detta “sensibilità alla ricompensa” e si accompagna a uno stato di eccitazione del Sistema Nervoso Simpatico, la parte del sistema nervoso che controlla le funzioni involontarie del nostro corpo: il cuore batte più velocemente, il respiro diventa più corto. Anticipare che qualcosa di positivo sta per accadere è cruciale per l’attivazione comportamentale, mirata al perseguimento degli obiettivi che le persone si pongono: disturbi come la depressione, infatti, caratterizzati da una generale perdita d’interesse ed entusiasmo per la maggior parte delle attività, sono associati a una bassa sensibilità alla ricompensa. Ottenere o consumare finalmente ciò che si brama, invece, coinvolge la branca parasimpatica del sistema nervoso autonomo e si accompagna a sensazioni di piacere e soddisfazione dovute al rilascio interno del neurotrasmettitore dopamina e di oppiacei naturali, quali le endorfine, all’attivazione dell’area ventro-vagale, quella che Porges definiva il “sistema d’ingaggio sociale” e ai comportamenti di riposo e digestione; le stesse aree cerebrali coinvolte nei meccanismi propri delle dipendenze patologiche[1].

Lo studio

Grazie al lavoro di alcuni ricercatori del Bruchas Lab[2], intenti a cercare percorsi alternativi a quello della dopamina[3] nello svolgere una funzione chiave nel sistema di ricompensa e rinforzo, per il trattamento della dipendenza da sostanze e di disturbi psichiatrici, si è scoperto che quasi un terzo delle cellule nell’area tegmentale ventrale, una piccola regione cerebrale adibita al trasporto della dopamina verso la corteccia prefrontale, sono neuroni GABA[4]. Queste cellule GABAergiche si proiettano al nucleo accumbens, ma solo le proiezioni su una sua porzione specifica contribuirebbero al rinforzo della ricompensa – secondo il co-autore dello studio. In altre parole, i ricercatori hanno dimostrato che, tanto nei topi maschi che in quelli femmina, solo i neuroni GABA a lungo raggio dal VTA al ventrale (e non anche il dorsale e il guscio del nucleo accumbens) sono coinvolti nel comportamento di ricompensa e rinforzo e che questa proiezione GABAergica inibirebbe gli interneuroni colinergici, che giocano un ruolo nell’apprendimento associato alla ricompensa. Lo studio fa luce sulle subaree cerebrali e permette di chiarire come avviene il rilascio di specifici neuromodulatori durante l’elaborazione della ricompensa, evidenziando l’eterogeneità e la plasticità del cervello.

 

Riferimenti sito-bibliografici

  • Brenner, S. L., Beauchaine, T. P., & Sylvers, P. D. (2005). A comparison of psychophysiological and self-report measures of BAS and BIS activation. Psychophysiology, 42(1), 108–115.
  • Carta, I., Chen, C. H., Schott, A. L., Dorizan, S., & Khodakhah, K. (2019). Cerebellar modulation of the reward circuitry and social behavior. Science, 363(6424), eaav0581.
  • Depue RA, Morrone-Strupinsky JV. A neurobehavioral model of affiliative bonding: implications for conceptualizing a human trait of affiliation. Behav Brain Sci. 2005 Jun;28(3):313-50; discussion 350-95.
  • Jeffrey B. Henriques & Richard J. Davidson (2000) Decreased responsiveness to reward in depression, Cognition and Emotion, 14:5, 711-724.
  • Porges S.W. (2001), The polyvagal theory: phylogenetic substrates of a social nervous system, International journal of psychophysiology, 42, 2: 123-146.
  • University of Washington School of Medicine/UW Medicine. Beyond dopamine: New reward circuitry discovered. ScienceDaily. ScienceDaily, 1 September 2021.

 

[1] Se vuoi saperne di più: https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/la-dipendenza-da-sostanze-caratteristiche-cause-e-trattamento e https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/dipendenza-affettiva.

[2] In seno alla School of Medicine dell’Università di Washington.

[3] Si fa riferimento al sistema dopaminergico mesolimbico, costituito da neuroni che si proiettano dall’area tegmentale ventrale al nucleo accumbens.

[4] Per un approfondimento sulle aree cerebrali coinvolte nella depressione (https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/disturbi-dell-umore/depressione/aspetti-biologici-della-depressione/cervello-e-depressione) e sul trattamento psicofarmacologico (https://www.istitutobeck.com/psicofarmaci).

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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