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Un solo spinello per modificare il cervello (adolescente)

spinello

Photo by Rick Proctor on Unsplash

Uno studio recente ha provato, come, fumare uno spinello in adolescenza possa provocare una modificazione irreversibile del volume cerebrale che influirebbe negativamente su importanti funzioni come quelle relative alle emozioni ed alla memoria.

Durante l’età evolutiva il cervello va incontro a fisiologici cambiamenti delle sue dimensioni e l’utilizzo di cannabis ostacolerebbe questo normale processo, coinvolgendo zone importanti come la sostanza grigia l’amigdala e dell’ippocampo.

Il merito della scoperta della dannosità della cannabis utilizzata in adolescenza, spetta agli scienziati dell’Università del Vermont, Stati Uniti, guidati dal professor Hugh Garavan, docente presso il Dipartimento di Psichiatria e Psicologia dell’ateneo di Burlington. La singolarità dello studio consiste nel fatto di aver utilizzato un progetto europeo che ha coinvolto 46 quattordicenni di diversi Paesi che avevano fumato nella loro vita circa uno o due spinelli. La ricerca ha consentito al dottor Garavn e colleghi, di osservare attraverso tecniche di neuroimaging, che il volume del cervello di ragazzi che avevano fumato marijuana, presentava un incremento della sostanza grigia, ovvero l’ area in cui sono presenti i recettori della cannabis; tale dato non era presente nelle immagini del cervello di adolescenti che non avevano mai fumato. L’aumento delle dimensioni riguardava nello specifico aree come l’amigdala, (una struttura a forma di mandola, responsabile dell’integrazione di importanti processi neruologici superiori, come le emozioni, ad esempio la percezione automatica dei segnali di pericolo) e l’ippocampo (una piccola regione coinvolta nelle funzioni di memoria e nell’orientamento visuospaziale.

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, ad un aumento della massa cerebrale, non corrispondono effetti benefici, poiché durante l’adolescenza in particolare, il cervello è chiamato a svolgere un importante lavoro di potatura (“pruning”) mirato ad eliminare le connessioni sinaptiche non utili e promuovere così un funzionamento cognitivo ottimale; la cannabis ostacolerebbe questo normale processo, non consentendo così al cervello di dare la priorità alle connessioni nervose più efficienti con un conseguenziale danno delle funzioni emotive e cognitive.

L’elemento più allarmante emerso dalla ricerca sarebbe legato al fatto che l’effetto dannoso della marijuana in adolescenza, si otterrebbe anche solo dopo aver fumato uno spinello nella propria vita. (Figuriamoci fumandone più di uno!).

La scoperta del professor Gravan e colleghi, porta ad interrogarsi in merito alla complessa e controversa questione della legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”…Che non siano da consiederarsi così leggere?

 

Riferimenti

 

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.
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