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È vero che alle femmine lo sport non piace? Sì. Cioè, no.

Sport e donne

Esiste lo stereotipo pressocché universale che alle donne lo sport non piaccia, o almeno non quanto piaccia all’altra metà del cielo. Effettivamente questa disparità è stata osservata anche negli studi psicologici che confermano che le ragazze sono meno attive fisicamente del 17%, partecipano meno agli sport, tendono ad avere meno supporto nell’iniziativa alla partecipazione e a gradire meno l’educazione fisica a scuola.
La spiegazione di questo fenomeno è multifattoriale: non è infatti possibile dividere totalmente gli aspetti biologici da quelli culturali.

Un studio longitudinale molto importante (Telford & al., 2016) ha cercato di spiegare le suddette differenze facendo luce sulle variabili che possono influenzarle. Queste sono state divise in tre domini: individuale, familiare e ambientale.
La ricerca ho coinvolto 853 alunni di 8 anni e li ha seguiti fino al compimento dei 12 anni di età. Le misurazioni hanno coinvolto l’attività fisica effettuata, il controllo motorio, la salute dell’osso, la funzionalità cardiovascolare, la salute psicologica, le influenze da parte della famiglia, le abitudini alimentari e i risultati scolastici.

Gli esiti della ricerca hanno confermato questa differenza tra maschi e femmine. Le ragazze, in particolare, hanno caratteristiche meno positive relative a performance cardiorespiratoria e coordinazione occhio-mano, una maggiore percentuale di grasso corporeo e si sentono meno competenti in educazione fisica rispetto ai ragazzi.
È necessario considerare queste differenze fisiche che già emergono prima della pubertà in quanto i bambini non sono divisi per sesso durante le ore di educazione fisica. Le attività che si concentrano sulla performance fisica potrebbero pertanto favorire i maschi e diventare un deterrente per l’interesse verso lo sport nelle femmine

Per quanto riguarda la scuola, non è chiaro quali fattori dell’istituzione possano essere in gioco (per es. offerta sportiva extracurriculare) ma i risultati suggeriscono che sono più influenti sui maschi che sulle femmine. È stato osservato che le ragazze si allontanano dalle organizzazioni sportive con l’arrivo dell’adolescenza; il contrario succede nei maschi, nei quali la partecipazione allo sport nella fascia 8-12 protegge dal declino di partecipazione in adolescenza.

I dati sugli atteggiamenti in famiglia ci mostrano che alti livelli di supporto da parte dei familiari verso l’attività fisica si traducono in alti livelli di effettiva partecipazione allo sport nei ragazzi ma non nelle ragazze.

Questa ricerca non permette di rispondere alla domanda “Dobbiamo accettare il minor interesse delle femmine allo sport come un dato di fatto oppure non stiamo fornendo loro lo stesso livello di opportunità e supporto che viene offerto ai maschi?”. Tuttavia suggerisce che la risposta possa essere la seconda e la buona notizia è che i fattori scolastici e familiari possono essere modificati.

Gli autori ci mostrano che è necessario che scuole e organizzazioni sportive abbiano un’offerta formativa di educazione fisica che possa aumentare le competenze, conoscenze e anche la motivazione continuata in tutti gli alunni.

 

Riferimenti:

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