“Squid Game”: aspetti psicologici

“Squid Game”: aspetti psicologici

Squid Game

Photo by Vadim Bogulov on Unsplash

Oltre ad essere in testa alle hit d’intrattenimento a livello internazionale, la nuova serie di Netflix “Squid Game” è  un tesoro ritrovato di costrutti di psicologia e di sociologia. Molti hanno dibattuto sui messaggi subliminali che la serie lancia sul capitalismo e sulla lotta di classe. Questo articolo vuole evidenziare due principi della psicologia e della sociologia più basici che la serie accuratamente cattura, ovvero:

  • L’intensa pressione che i partecipanti al gioco sperimentano va ad impattare sulle performance di essi, producendo benefici decrescenti nei risultati.
  • Coloro che applicano le regole del gioco indossano abiti identici, la scelta di questo dettaglio vuole dimostrare come l’anonimato può aiutare a rafforzare le norme del gruppo.

Introduzione

La serie coreana “Squid Game” traducibile con “Il gioco del calamaro”  costituita da nove episodi, narra la storia di un gruppo di persone che rischiano la vita in un gioco mortale di sopravvivenza, che ha in palio 45.600.000.000 ₩, pari a circa 33 milioni di euro, e fu concepita da Hwang sulla base delle sue personali difficoltà giovanili, oltre che sulle disparità socio-economiche vigenti in Corea del Sud.

La serie ha ottenuto un enorme successo, registrando 111 milioni di visualizzazioni dopo soli 28 giorni dal suo debutto (17/09/2021 negli USA) sulla piattaforma e confermandosi come il più grande esordio tra le serie originali Netflix, battendo il record storico degli 82 milioni di Bridgerton.

La pressione incrementa le performance, fino ad un certo punto

La premessa alla base dello show è che centinaia di persone prendono parte ad una competizione per vincere milioni di dollari sottoponendosi a diverse prove che rimandano ai più classici giochi d’infanzia. Coloro che perderanno al gioco, verranno “eliminati” che, in questa serie equivale a “venire uccisi”.

Le condizioni del gioco sono perfette a dimostrare la legge classica relativa alla pressione e alle prestazioni nota come legge Yerkes-Dodson, dal nome di Robert Yerkes e John Dodson, che la identificarono per la prima volta oltre 100 anni fa.

Ogni volta che imbattiamo in un compito o un esame imminente, la performance tende a migliorare verso la fase finale della competizione piuttosto che all’inizio o durante l’esercizio. Questo dipende dal fatto che, sperimentando una maggiore pressione, gli individui si concentrano di più e rimangono più attenti.

Nel momento in cui, però,  sperimentiamo  un aumento eccessivo della pressione, tendiamo però a commettere errori che normalmente non faremmo mai.  In altre parole, la relazione tra pressione (o “eccitazione”) e prestazione è come una “U” capovolta: se la pressione ha una certa intensità, aumenta la concentrazione, la curiosità e la performance degli individui. Se è eccessiva, la stessa pressione interferisce con il compito peggiorando la prestazione e facendo sperimentare più errori.

Tornado a Squid Game, nel secondo gioco della competizione, i partecipanti sono chiamati a ritagliare e modellare una forma impressa in uno strato di caramello. Il compito in se già difficile, unito alla pressione del tempo e la minaccia di morte per fallimento, viene a diventare praticamente impossibile.

L’anonimato rende più facile il compimento di azioni orribili

Uno degli eventi che ha più colpito gli spettatori dello show in modo piuttosto sorprendente è l’evidenza che qualunque sia l’organizzazione malvagia che si muove dietro la competizione, potrebbe davvero convincere centinaia di persone ad assecondarla, uccidendo gente innocente a sangue freddo.

Ma il creatore dello spettacolo Hwang Dong-hyuk (anche scrittore e regista) ha brillantemente deciso di far vestire tutti i lavoratori (coloro che fanno rispettare le regole del gioco) in abiti identici con maschere, rendendoli essenzialmente anonimi e indistinguibili. Anche questo ha radici nella psicologia, nel famoso  costrutto  di “Deindividuazione” usato, infatti,  già da Gustave LeBon nel 1895, e da Leon Festinger nel 1952.  Secondo lo psicologo Philip Zimbardo, diversi fattori possono rendere più probabile la deindividuazione, ad esempio:

  • Anonimato: quando le persone sono anonime, il loro comportamento individuale non può essere giudicato, il che rende più probabili comportamenti deindividuati.
  • Diminuzione del senso di responsabilità: la deindividuazione è più probabile quando le persone sentono che anche altre persone sono responsabiliin una situazione o quando qualcun altro (come un capogruppo) si è assunto la responsabilità.
  • Avere alti livelli di attivazione fisiologica (cioè sentirsi in tensione).
  • Essere in una nuova situazione.

In un articolo del 1995 sull’identità sociale , i ricercatori Stephen Reicher, Russell Spears e Tom Postmes suggeriscono che l’appartenenza a un gruppo induce le persone a passare dalla categorizzazione come individui alla categorizzazione come membri del gruppo.  Quando ciò accade, l’appartenenza al gruppo influisce sul comportamento delle persone e le persone hanno maggiori probabilità di comportarsi in modi che corrispondono alle norme del gruppo. I ricercatori suggeriscono che questa potrebbe essere una spiegazione alternativa per la deindividuazione, che chiamano il modello di identità sociale della deindividuazione (SIDE). Secondo questa teoria, quando le persone sono deindividuate, non agiscono in modo irrazionale, ma piuttosto agiscono in modi che tengono conto delle norme di quel particolare gruppo.

La ricerca

In uno dei primi studi per testare questa teoria, 70 studenti di scienze e 38 di scienze sociali hanno guardato un video sulla vivisezione il quale suggeriva che gli scienziati fossero generalmente favorevoli e i sociologi fossero contrari.

Tutti gli studenti in seguito hanno espresso la propria opinione nei confronti della vivisezione. Gli studenti hanno guardato il video in condizioni diverse. In una condizione, gli scienziati erano seduti insieme e i sociologi erano seduti insieme ma separati dai primi, sottolineando le differenze di gruppo; in un’altra condizione, tutti gli studenti erano misti.

Inoltre, ad un certo punto dell’esperimento, gli studenti indossavano maschere che li rendevano completamente anonimi. Quando gli scienziati e i sociologi non indossavano maschere, le loro valutazioni non differivano molto, indipendentemente dal fatto che i gruppi fossero separati, suggerendo che c’era poco effetto della polarizzazione di gruppo da solo. Ma quando gli studenti hanno indossato le maschere, le valutazioni medie si sono divise, in linea con le opinioni espresse nel video.

Reicher ipotizzò che l’effetto di rendere anonimi gli studenti fosse quello di enfatizzare i loro valori personali oppure di rafforzare le apparenti norme del gruppo.

Conclusioni

Che relazione ha questo con i lavoratori di Squid Game? Anche se un singolo lavoratore potrebbe avere dei dubbi circa l’esecuzione degli atti brutali assegnatigli, sarebbe molto più difficile per lui scavalcare le forti norme del gruppo in un ambiente totalmente anonimo (per non parlare della minaccia di essere ucciso lui stesso).

La popolarità di Squid Game è semplice da spiegarsi. È ben ritmato, pieno di suspense e asseconda spudoratamente la sete di sangue del pubblico. Ma è anche stratificato con spunti sociali e influenze psicologia psicologiche che probabilmente daranno alla serie un impatto duraturo.

 

 

Riferimenti bibliografici

  • Alan Jern, “Squid Game,Two psychology principles are keenly illustrated on the show”. The Psychology Behind, Posted October 15, 2021
  • https://www.greelane.com/it/scienza-tecnologia-matematica/scienze-sociali/what-is-deindividuation-in-psychology-4797893/

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