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Lo stalker: quali profili?

stalker

Photo by Benjamin Hanimann on Unsplash

Come anticipato nell’articolo precedente ad oggi la classificazione del gruppo di Melbourne è una delle più utilizzate in ambito internazionale, poiché permette di valutare una serie di variabili: la persistenza dello stalking, lo scopo dei comportamenti, i rischi di violenza e la risposta ad un eventuale trattamento. I dati ottenuti possono risultare utili a fini predittivi (Mullen et al., 2009).

In questo articolo verranno presentate due tipologie: il rifiutato (rejected) e il risentito (resentful).

IL RIFIUTATO

CONTESTO Rottura di una relazione affettiva
VITTIMA Ex-partner
SCOPI Ristabilire il rapporto o ottenere vendetta per il rifiuto
MANTENIMENTO Lo stalking diventa il sostituto dell’intimità perduta

Una delle forme di stalking più diffusa è quella che si sviluppa in seguito alla rottura di una relazione affettiva. Lo stalker inizia a mettere in atto le molestie assillanti dopo che il partner ha espresso il desiderio di lasciarlo o ha tentato di farlo. Gli scopi perseguiti dallo stalker sono la riconciliazione o la vendetta, spesso entrambi a seconda delle circostanze, ed il fattore che maggiormente contribuisce al perdurare delle molestie è il mantenimento della relazione, seppur in maniera forzata e coercitiva. Questo tipo di stalking caratterizza tipicamente le relazioni sentimentali ma può verificarsi in qualsiasi tipo di rapporto interrotto (es: amici, genitori-figli, terapeuta-paziente), nel quale lo stalker è particolarmente coinvolto su un piano affettivo. Le emozioni attive nel comportamento di stalking sono quelle relative alla separazione: rabbia per i desideri e le aspettative deluse dall’interruzione unilaterale e non condivisa del rapporto, che dunque è percepita come ingiusta ed umiliante, e profondo senso di perdita di una relazione insostituibile. La tipologia “rifiutato” rappresenta la forma più persistente ed intrusiva di stalker. Controllare, perseguitare la vittima diviene un modo per cercare di mantenere la relazione e non accettare la perdita, evento che attiva stati mentali problematici che lo stalker non riesce a gestire efficacemente. Dagli studi di Mullen et al., risulta che circa il 90% degli stalkers “rifiutati” sono uomini che perseguitano le loro ex-partners. La maggior parte del campione ha disturbi di personalità, soprattutto tratti narcisistici e antisociali e, in minima parte, dipendenti. Più della metà dei soggetti classificati in questo gruppo abusa di sostanze. Dai risultati del test MMPI risultano un alto livello di egocentrismo, insicurezza e ipersensibilità alle critiche e al rifiuto; l’identificazione con il ruolo maschile di genere è forte e   prevalenti sono i tratti dipendenti di personalità.

IL RISENTITO

CONTESTO Percezione di ingiustizia o torto subiti
VITTIMA Persona ritenuta responsabile delle offese subite
SCOPI Ottenere vendetta
MANTENIMENTO Senso di potere e di controllo sulla vittima percepita come aggressore

I comportamenti dello stalker “risentito” mirano a causare paura e apprensione nella vittima. Lo stalking emerge da un desiderio di rivalsa nei confronti di un individuo (come tale o in quanto membro di un gruppo o di un’organizzazione) dal quale lo stalker ritiene di essere stato danneggiato. Le vittime sono per lo più colleghi, datori di lavoro e professionisti (spesso sanitari). Lo stalker risentito è fermamente intenzionato a perseguire un piano punitivo, iniziato spesso in forma anonima, e considera giustificati i propri comportamenti, da cui trae confortanti sensazioni di potere e di controllo, che hanno poi l’effetto di rinforzarlo, inducendolo a continuare. Si rappresenta come una vittima che lotta contro l’oppressore, talvolta considera la sua vittima un simbolo delle persone che lo hanno tormentato e umiliato in passato, e la sceglie in maniera casuale. Questi stalker presentano alcune somiglianze con i soggetti querulomani, che continuamente sporgono denunce infondate. Circa un quinto del gruppo dei risentiti del campione di Mullen, presenta un disturbo paranoide e altrettanto diffuso e l’abuso di sostanze. I dati ottenuti dal test MMPI rilevano una bassa tolleranza alla frustrazione, difficoltà con le figure autoritarie ed una percezione di sè come persone incomprese e maltrattate.

Nei prossimi articoli verranno descritti gli altri tre profili di stalker: il corteggiatore incapace, il molestatore in cerca di intimità e il predatore.

Riferimenti

  • Mullen P.E., Pathé M., Purcell R.,(2009), “Stalkers and their victims”, Cambridge, University Press
  • Stefanelli, M. (2011), “Lo stalker. Profili e trattamento”, Psicoterapeuti in formazione, n.7,

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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