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Stalking: valutazione del rischio

Stalking

Photo by Sanjeev Saroy on Unsplash

Le vittime di stalking chiedono spesso ai loro terapeuti per quanto tempo dureranno ancora le molestie oppure quanto è probabile che vengano aggredite fisicamente. La reiterazione e la persistenza delle molestie inoltre espongono a dei rischi anche lo stesso stalker: continuare a mettere in atto i comportamenti di stalking può infatti da un lato diventare l’attività predominante della sua esistenza, danneggiando il suo funzionamento sociale e lavorativo, dall’altro lo mette sempre più a rischio di essere denunciato ed arrestato. Valutare i rischi dello stalking è dunque un compito fondamentale per chi si occupa dell’intervento sulle vittime e/o sugli autori del reato. La previsione del comportamento e quindi della pericolosità sociale, è aperto però a molte limitazioni e critiche, soprattutto in un’area comportamentale tanto complessa e differenziata.

I quesiti da risolvere in fase valutativa (Mullen et al, 2006), riguardano principalmente tre aree: la persistenza, ovvero la previsione della durata del comportamento di stalking e la valutazione della probabilità di ricaduta da parte dello stalker; i danni e le conseguenze psicologiche e sociali sulla vittima; la valutazione della possibilità di un’escalation delle molestie verso un’eventuale aggressione fisica e/o sessuale. Vediamo in modo più specifico ciascun aspetto.

La Persistenza

Più lo stalking dura da tempo, più è probabile che persista. Quasi il 50 per cento dei casi di stalking consistono in comportamenti intrusivi che durano solo pochi giorni e non superano le due settimane. Questa forma di molestia è in genere perpetrata da sconosciuti. Al contrario, gli stalkers che persistono per più di due settimane, di solito continuano per molti mesi. La persistenza è maggiore nei casi di stalking verso persone dell’ambiente di lavoro o nei confronti di professionisti, perseguitati da ex-pazienti o clienti. Coloro che continuano a perseguitare la vittima per molti anni sono soprattutto, secondo i dati di Mullen, i cercatori intimità, spesso mossi da deliri erotomanici, oppure sono gli ex-partner, incapaci di accettare la perdita. I soggetti con disturbi personalità e/o con problemi di abuso o dipendenza da sostanze risultano tra gli stalkers più recidivi.

Le conseguenze sulla vittima

Più a lungo dura lo stalking, maggiore è il danno potenziale per la vittima. Il grado di paura ed intimidazione indotto nella vittima sembra essere in parte indipendente dal fatto che si sia verificata un’aggressione fisica, anche se in tal caso, la sofferenza emotiva è maggiore. Gli studi non hanno dimostrato una chiara relazione tra il danno psicologico e la natura del rapporto precedente. Le osservazioni cliniche tuttavia, hanno rilevato che l’angoscia delle vittime è di solito più evidente nei soggetti perseguitati dagli ex (rifiutati), probabilmente a causa dei più alti livelli di violenza e di intimidazione, oltre che della complessità e dell’intensità dei sentimenti suscitati dal tipo di relazione; in questi casi il tasso di ideazione suicidaria nelle vittime è alta, ma il numero di coloro che si uccidono non è conosciuto.

Rischio di aggressione fisica

Circa il 40% per cento delle vittime di stalking viene esplicitamente minacciato di aggressione fisica/morte. Ovviamente questa cifra è più elevata tra gli stalker inviati dal tribunale per la valutazione medico-legale, tra i quali oltre il 60% minaccia la vittima. Vi è, inoltre, anche una modalità implicita di minacciare attraverso comportamenti come pedinamenti, continua sorveglianza, e ripetuti tentativi di avvicinamento e di contatto. L’utilizzo di minacce esplicite da parte degli stalkers può avvenire sia in maniera strumentale, come tentativo di manipolare la vittima attraverso la paura, sia impulsivamente, come reazione emotiva immediata. Le vittime che hanno avuto una precedente relazione sentimentale con lo stalker sono quelle che hanno più probabilità di essere minacciate. Nella maggior parte dei casi, tranne quando la vittima è un personaggio pubblico, la presenza di minacce aumenta il rischio di un’escalation violenta. Anche se la maggior parte degli stalkers non realizza ciò che minaccia di fare, le loro minacce vanno comunque tenute in considerazione, sia per l’angoscia che producono nelle vittime, sia per l’impossibilità di distinguere con certezza le minacce vuote da quelle che precedono un’aggressione fisica.

La paura della violenza fisica da parte delle vittime è assolutamente legittimata dai dati, poiché una percentuale che va dal 10 al 33 per cento viene aggredita fisicamente. I rischi di aggressione tendono ad aumentare quando lo stalker ha inoltre riportato condanne penali o ha una storia di abuso di sostanze. Bisogna fare attenzione, tuttavia, poiché vi sono prove che, quando la violenza è molto grave o avviene un omicidio, potrebbe esserci differenti fattori di rischio. Indagando la prevalenza di stalking nei casi di femminicidio, si è stimato che più del 75% delle vittime è stato perseguitato prima dell’aggressione. Mentre le prove disponibili indicano che una percentuale bassa di stalker uccide le vittime, un’alta percentuale di coloro che hanno ucciso o tentato di uccidere, ha invece compiuto precedentemente atti persecutori.

Riferimenti:

  • Mullen P.E., Pathé M., Purcell R.,(2009), “Stalkers and their victims”, Cambridge, University Press
  • Stefanelli, M. (2011), “Lo stalker. Profili e trattamento”, Psicoterapeuti in formazione, n.7,

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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