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Stati mentali nel Disturbo Borderline di Personalità

Stati mentali nel Disturbo Borderline di Personalità

Quest’importante tema è affrontato in quest’articolo dell’Istituto Beck.

L’alternarsi degli stati mentali nel Disturbo Borderline di Personalità

Nella precedente news ho delineato il funzionamento del Disturbo Borderline di Personalità (DBP), in questa andrò ad approfondire gli stati mentali ricorrenti in tale disturbo.

Andiamo quindi a vedere gli stati mentali che, tipicamente, si alternano e caratterizzano il disturbo borderline di personalità (Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore, 2013; Dimaggio, Ottavi, Popolo, Salvatore, 2019; Dimaggio, Semerari, 2003).

STATO AUTOINVALIDANTE

In questo stato il senso di indegnità si esprime con sentimenti di rabbia, antipatia, disprezzo verso se stessi. La memoria rievoca selettivamente episodi di fallimenti e di inadeguatezza personale. La persona, colonizzata da una spietata autocritica, si attribuisce difetti e limiti che divengono le prove evidenti della propria indegnità.

La denigrazione di sé mantiene e rafforza il senso di indegnità personale. In tale stato mentale l’umore è disforico e vi possono essere comportamenti autodistruttivi.

STATO DI RABBIA/INGIUSTIZIA SUBITA

L’umore disforico dello stato autoinvalidante rende la persona estremamente insofferente. Contrarietà e frustrazioni non sono ammesse. La disregolazione emotiva conduce a reazioni di rabbia estrema di fronte a qualsiasi avversità.

Si attiva così lo stato di rabbia e ingiustizia subita nel quale la rabbia della persona è alimentata da un’ideazione focalizzata su temi di ingiustizia, soprusi e torti ricevuti. In questo stato mentale, il mondo interno è rappresentato da un vero e proprio tribunale: l’esito del verdetto stabilirà chi, se essa stessa o i suoi avversari, sono intrinsecamente sbagliati. Se il responso sarà positivo la persona incrementerà lo stato di rabbia e ingiustizia subita, se negativo si rafforzerà il senso di indegnità personale.

STATO DI PENA/COLPA/DANNO ARRECATO

La percezione di essere intimamente mostruosa e sbagliata, propria del Sé indegno, fa sì che la persona si senta una fonte di danno e di dolore per gli altri a lei cari. L’umore è qui orientato in senso depressivo e possono esservi atti autolesionisti con finalità espiatorie.

STATO DI MINACCIA/SOLITUDINE/PERDITA

Tale stato mentale è dominato dalla percezione di pericolo, di minaccia, dalla paura. Il pericolo può provenire dall’interno (timori ipocondriaci oppure paura di impazzire e di perdere il controllo affiancati da attacchi di panico o da sensazioni di disgregazione) o dall’esterno (aggressioni fisiche o catastrofi naturali).

L’idea che regna nella mente della persona in questo stato è che, nella condizione di pericolo, non riceverà alcun aiuto a causa della propria intrinseca indegnità. Emergono, allora, sensazioni di mancanza di speranza, profonda solitudine e perdita.

STATO AGGRESSIVO ABUSANTE

Per gestire il senso di minaccia la persona ribalta i ruoli: passando da vittima ad aggressore conquista un senso di sicurezza. Rispetto allo stato di rabbia e ingiustizia subita, in cui la persona si sente un aggredito che reagisce ai soprusi, in questo stato mentale essa assume consapevolmente un atteggiamento di prepotente aggressività grazie al quale assapora un transitorio senso di sicurezza.

STATO DI VUOTO E ANESTESIA EMOTIVA

La persona abitata dal Sé indegno e dal Sé vulnerabile, intrisa nei muscoli e nelle viscere da queste percezioni negative di se stessa, prova a sottrarsene utilizzando il distacco ed entrando in uno stato di vuoto e anestesia emotiva.

In alcuni momenti, tale stato appare piacevole, una condizione di pace, oppure come uno stato di controllo e di invulnerabilità onnipotente. Altre volte questo stato di vuoto diviene un penoso senso di mancanza di scopo e, a quel punto, la persona mette in atto comportamenti attivanti come l’uso di alcool e droghe, la sessualità promiscua, compiendo azioni pericolose.

Inevitabilmente tutto ciò finisce per rafforzare, in un circolo vizioso, il senso di indegnità e vulnerabilità.

 

Riferimenti

  • Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore, G. (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia metacognitiva interpersonale. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Semerari, A. (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Editori Laterza, Bari-Roma.
  • https://www.istitutobeck.com/beck-news/disturbo-borderline-di-personalita-3

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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