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Stile genitoriale e relazione con i pari. Quale di questi fattori protettivi ha più efficacia in adolescenza

Stile genitoriale e relazione con i pari

Photo by Sandy Millar on Unsplash

Le riflessioni che si vogliono stimolare attraverso questo approfondimento fanno riferimento agli effetti che due variabili molto importanti hanno sullo sviluppo psicologico e comportamentale degli adolescenti di oggi.

Per farlo, prenderemo in esame i risultati ottenuti in uno studio longitudinale, il cui principale obiettivo è stato quello di esaminare come l’attaccamento tra i pari e gli stili genitoriali possono diversamente influenzare l’esplicitarsi di comportamenti prosociali e/o etero-aggressivi. Sono entrambi aspetti comunemente rilveati negli adolescenti e che hanno un impatto determinante sulla salute e sulla società. Inoltre, sembra che essi siano, tra loro, strettamente correlati: bassi livelli di empatia e prosocialità si ritrovano in individui con una scarsa tolleranza degli altri e generalmente più inclini a comunicare in modo aggressivo (Nelson e Baumgarte, 2004).

Vediamo più da vicino i fattori presi in esame.

  • Per comportamento prosociale si intende uno stile volto a favorire gli altri (essere aperti alla condivisione, offrire cura e protezione, rilevare e rispondere alle richieste di aiuto, ecc.). Esso potenzia le abilità sociali, riduce i comportamenti indesiderati e favorisce il benessere psicofisico e l’adattamento dell’individuo. Il maggior vantaggio relativo a questo tipo di atteggiamento è quello di incrementare l’autostima, e dunque, l’autoefficacia di chi lo attua, portandolo a sperimentare con più frequenza un vissuto emotivo connotato in modo positivo.
  • Al contrario, l’aggressività può essere considerata come “qualsiasi comportamento diretto verso un altro individuo che viene realizzato con l’intento immediato di causare danni agli altri” (Anderson and Bushman, 2002). Un comportamento aggressivo ostacola le relazioni sociali e l’adattamento di qualsiasi individuo.

Per quanto riguarda le variabili considerate nello studio, ci si è concentrati sull’analisi di:

  • Stili genitoriali. Più precisamente l’atmosfera emotiva generata dagli atteggiamenti genitoriali durante il processo di socializzazione dei propri figli. In questo senso, gli studiosi hanno rilevato con maggiore attenzione il grado in cui il benessere psico-fisico di bambini e adolescenti fosse influenzato dal grado di supporto emotivo e affettivo, da un lato, o dal controllo nel processo di autonomia, dall’altro.

Secondo i teorici della socializzalizzazione, infatti, l’adattamento psicosociale è maggiore all’interno di quei nuclei familiari in cui è costantemente presente l’impegno nel comunicare attivando comportamenti di calore, supporto e nello stabilire autorevolmente regole relazionali stabili. Al contrario, rigorose pratiche di disciplina verbale e fisica sono più facilmente associate allo sviluppo di comportamenti aggressivi e antisociali.

  • Relazioni tra pari. L’adolescenza è una fase di transizione durante la quale le relazioni con i coetanei diventano gradualmente sempre più importanti. Esse rappresentano un rifugio sicuro in un momento determinante di “svincolo” familiare. Strette relazioni con i coetanei e un ambiente familiare positivo possono agire come fattori protettivi contro l’aggressività e possono persino ridurre gli effetti di una bassa empatia. La gestione delle relazioni tra pari, inoltre, è uno dei compiti di sviluppo più impegnativi e significativi degli adolescenti. Dunque, esso rappresenta un fattore cruciale per un sano sviluppo sociale in adolescenza. In tal senso, sebbene molti degli apporti scientifici fanno presente che i coetanei rappresentano, spesso, una fonte di influenza negativa, altri affermano, con altrettanta forza, che il gruppo amicale può altresì fungere da risorsa utile al fine di favorire sviluppo prosociale.

Il campione dello studio in questione comprendeva 192 ragazzi e 255 ragazze delle scuole pubbliche e private di Valencia (Spagna) con un’età media di 14 anni ed un monitoraggio longitudinale di 3 anni.

In base ai risultati ottenuti dallo studio si è potuto evincere che:

·      Uno stile genitoriale in grado di garantire affetto e sostegno emotivo favorisce nei ragazzi una migliore capacità di relazionarsi con i pari; al contrario, un rigido controllo educativo ne compromette la funzionalità. In altri termini, un’adeguata qualità relazionale con i caregiver primari faciliterà lo sviluppo della regolazione emotiva del bambino, rendendolo fiducioso di trovare nel gruppo di amici un rifugio sicuro di condivisione. ·      Tale aspetto si associa alla conferma che intrattenere una o più relazioni amicali, connotate positivamente, rappresenti un predittore per lo sviluppo di comportamenti prosociali e un fattore protettivo contro l’aggressività.·      Maggiormente ambigui sono i risultati relativi al rigido controllo genitoriale. Sembra che esso possa incoraggiare sia comportamenti aggressivi che prosociali. Tale aspetto, tuttavia, richiederebbe, ad oggi, un maggiore approfondimento.Questi risultati evidenziano, sopra ogni cosa, che sia gli stili genitoriali che la qualità di attaccamento tra pari sono correlati allo sviluppo di entrambi i comportamenti presi in esame: l’aggressività e la prosocialità.Lo studio sottolinea, dunque, la necessità di stili genitoriali positivi caratterizzati da supporto, affetto e coinvolgimento di entrambi i genitori nell’educazione dei figli. Essi facilitano la socializzazione e lo sviluppo prosociale. Al contrario, uno stile educativo incentrato sull’esplicitazione di atteggiamenti aggressivi verbali e fisici, predice lo sviluppo di comportamenti disfunzionali di tipo esternalizzante.Pertanto, l’intera gamma di rpogrammi volti a prevenire l’aggressività dovrebbero essere progettati tenendo conto dell’importanza di stimolare e rafforzare il comportamento prosociale, l’attaccamento tra pari e un ambiente familiare di affetto, sostegno e comunicazione.

 

Riferimenti

  • Malonda E. et al. (2019). Parents or peers? Predictors of Prosocial Behavior and Aggression: A Longitudinal Study. Frontiers in Psychology. 10: 2379.
  • Nelson D. W., Baumgarte R. (2004). Cross-cultural misunderstandings reduce empathic responding. Journal of Applied Social Psychology. 34: 391–401.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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