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“Pancia in dentro e petto in fuori!”: quale relazione tra postura, stati interni e stress?

Stress

Photo by Arek Adeoye on Unsplash

Guardo la mia libreria e vedo molti testi sul corpo, sono felice di questo, qualche anno fa erano in schiacciante minoranza. Oggi si parla sempre più di embodied cognition: siamo nel vivo di una svolta, di un cambiamento, di una vera e propria riscoperta (penso ad esempio a Fritz Perls, ad Alexander Lowen, a Wilhelm Reich) dell’importanza del lavoro sul corpo in psicoterapia. Per far star meglio i nostri pazienti le parole non bastano, bisogna lavorare anche a livello somatico. Il lavoro sul corpo, insomma, risulta preziosissimo.

Secondo la teoria dell’embodiment (che potremmo tradurre con “incarnazione”) ciò che esperiamo a livello emotivo e cognitivo è associato agli stati muscolari del nostro corpo: espressioni facciali, posizioni corporee, movimenti. Una esemplificazione di questa teoria, confermata dai dati di ricerca, consiste nel fatto che la manipolazione del corpo possa influenzare in modo significativo la risposta fisiologica e psicologica a stress acuti. Ad esempio, una ricerca ha dimostrato come l’espressione del viso sorridente di fronte ad uno stressor abbia fatto sì che il decremento delle emozioni positive fosse minore e che le frequenze cardiache fossero più lente durante la fase di recupero.

La ricerca

Il gruppo di ricerca neozelandese (Hackford, Mackey, Broadbent, 2019) è partito dai risultati ottenuti da alcune delle ultime ricerche: la postura che assumiamo quando camminiamo può influenzare la nostra memoria affettiva (es. camminare con uno stile “felice” aiutava a ricordare più parole positive che parole negative rispetto a chi camminava con uno stile “depresso”). A partire da ciò, l’obiettivo di questo nuovo studio era esaminare gli effetti di una postura eretta versus una più cadente ed accasciata sugli stati psicologici e fisiologici di fronte ad un fattore stressante. Se risultasse che diversi stili di deambulazione alterano le risposte fisiologiche e psicologiche allo stress -oltre a supportare la teoria dell’embodiment– si potrebbero avere risvolti significativi sugli interventi di gestione dello stress.

73 partecipanti sono stati assegnati in modo casuale al gruppo che doveva assumere una postura eretta o al gruppo con una postura accasciata, entrambi sottoposti ad un compito stressante tramite il Trier Social Stress Test per elicitare risposte emotive.

Sono stati somministrati l’Infect Valuation Index, la Feelings of Power Scale e la Stanford Sleepiness Scale prima e dopo la camminata abituale e dopo la camminata sperimentale. Sono state raccolte anche misurazioni della risposta galvanica della pelle (sudore), della temperatura della pelle e della pressione sanguigna.

Nei primi cinque minuti del test, ai partecipanti è stato detto di preparare un discorso per una giuria (fattore stressante) che spiegasse il motivo per cui sarebbero stati dei buoni candidati per il lavoro dei loro sogni (inoltre stavano gareggiando per uno dei due buoni da $150). Negli ultimi cinque minuti, i partecipanti dovevano parlare ininterrottamente e venivano invitati a continuare se si fermavano. Al 13° minuto, i partecipanti hanno smesso di camminare sul tapis roulant e si sono seduti su una sedia.

I risultati

Come ipotizzato dagli autori, effettivamente l’adozione di una postura eretta migliorava significativamente le sensazioni di noia, sonno e fiacchezza e aumentava le sensazioni di potere. Da un punto di vista fisiologico, la postura eretta è risultata associata ad una risposta galvanica della pelle significativamente inferiore, a una risposta della pressione sanguigna e ad una temperatura cutanea leggermente più basse rispetto a chi ha adottato una postura accasciata.

Una postura eretta quindi sembra rendere le persone più resistenti allo stress, a sostegno di precedenti ricerche sugli effetti benefici delle posture “felici” sia seduti che in posizione eretta.

Contrariamente alle aspettative, gli affetti legati ad un alto arousal (eccitazione, stupore, sorpresa) aumentavano maggiormente nel gruppo accasciato quando veniva inserito il fattore di stress. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i partecipanti fossero stati sorpresi dalla richiesta di camminare in una posizione accasciata sul tapis roulant, poiché alcuni partecipanti hanno fatto proprio questo commento dopo l’esperimento.

Tutti gli effetti osservati potrebbero essere dovuti a una ridotta risposta allo stress nella postura eretta, ad effetti diretti della postura eretta o ad una combinazione di entrambi. Alla luce di ciò, sono sicuramente necessarie ulteriori ricerche per approfondire ciò che è emerso.

Le conclusioni

In sintesi, questo studio ha riscontrato nella postura eretta -durante un compito stressante- un aiuto nel sentirsi meno assonnati, meno colti alla sprovvista e più potenti rispetto a quando assumiamo una postura più accasciata. Questo è il primo studio a fornire informazioni sugli effetti del cambiamento della postura e dello stile di deambulazione di un individuo sulla salute psicologica e fisiologica in seguito all’esposizione ad un fattore stressante; saranno senza dubbio necessarie ulteriori ricerche per mettere a nudo i meccanismi sottostanti e migliorare la generalizzabilità di questi effetti.

Riferimenti:

The effects of walking posture on affective and physiological states during stress

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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