Submechanofobia: la paura degli oggetti artificiali subacquei

Submechanofobia: la paura degli oggetti artificiali subacquei

Submechanofobia

Photo by Martin Str on Pixabay

Navigare tra le onde calme di un’isola tropicale, immergersi nelle acque cristalline di una barriera corallina… per molti, un sogno vacanziero che si avvera. Per chi soffre di submechanofobia, tuttavia, questo scenario paradisiaco può trasformarsi in un incubo angosciante.

La submechanofobia, letteralmente “paura di oggetti subacquei artificiali”, è una fobia specifica che colpisce un numero imprecisato di persone, ma che negli ultimi anni ha guadagnato sempre più attenzione grazie all’aumento della consapevolezza sui disturbi di ansia e alla diffusione di contenuti sui social. Generalmente le fobie specifiche affliggono il 3-15% della popolazione (Eaton et al., 2018).

Cosa scatena questa paura?

Navi affondate, eliche arrugginite, scheletri legnosi di barche affondate, sommergibili fantasma… oggetti artificiali di ogni forma e dimensione diventano i protagonisti di questa fobia. La vastità dell’oceano, l’oscurità impenetrabile e l’ignoto che si cela nelle profondità amplificano l’ansia, creando un mix di sensazioni di soffocamento, oppressione e terrore.

Le cause della submechanofobia

Le origini di questa fobia non sono ancora completamente note, ma si ipotizzano diverse cause:

  • Esperienze traumatiche: eventi negativi legati all’acqua o a oggetti subacquei, come incidenti, quasi annegamenti o esperienze di smarrimento in mare, possono innescare la fobia.
  • Fattori genetici: la predisposizione a sviluppare disturbi d’ansia può essere ereditata e aumentare la vulnerabilità alla submechanofobia.
  • Apprendimento per associazione: l’osservazione di immagini o filmati che raffigurano oggetti subacquei in contesti pericolosi o minacciosi può portare a un’associazione negativa con questi oggetti.

Come si manifesta la submechanofobia?

I sintomi della submechanofobia variano da persona a persona ma possono includere:

  • Ansia intensa in presenza o anche al solo pensiero di oggetti sommersi.
  • Evitamento di luoghi legati all’acqua, come spiagge, porti o persino piscine.
  • Disagio significativo che interferisce con la vita quotidiana e le relazioni sociali.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi della submechanofobia avviene tramite colloquio con un professionista della salute mentale, che valuterà i sintomi, la storia personale e lo stile di vita del paziente.

Il trattamento generalmente include la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che aiuta il paziente a identificare e modificare i pensieri negativi e i comportamenti di evitamento associati alla fobia.

Affrontare la submechanofobia

Con il giusto supporto, la maggior parte delle persone con submechanofobia può imparare a gestire la propria paura e vivere una vita normale. Alcune strategie utili possono essere:

  • Gradual exposure therapy: esporsi gradualmente e in modo sicuro agli oggetti temuti, iniziando da immagini o video e progredendo gradualmente verso esperienze reali.
  • Tecniche di rilassamento: imparare tecniche come la respirazione profonda e la meditazione per gestire l’ansia innescata dalla fobia.
  • Supporto psicologico: unirsi a gruppi di supporto o parlare con un terapista per condividere esperienze e ricevere consigli.

Ricordare che la submechanofobia non è una vergogna, ma una condizione che può essere affrontata e superata con il giusto aiuto. Se ritieni di soffrire di questa fobia, non esitare a contattare un professionista della salute mentale per ricevere una diagnosi e un piano di trattamento personalizzato.

 

Riferimenti scientifici

Autore/i dell’articolo

Dott. Jonathan Righi
Psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio. Specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck. Collaboratore e content creator per l’Istituto A.T. Beck. È responsabile coordinatore dei volontari per la Onlus Il Vaso di Pandora – La Speranza dopo il trauma, dedicata ai sopravvissuti e alle sopravvissute a trauma. Svolge attività clinica e di ricerca specialmente nell’ambito delle minoranze sessuali e di genere e nella valutazione psicodiagnostica. Consegue un’alta formazione nella diagnosi e nel trattamento del trauma in età evolutiva. Certificato per la conduzione di gruppi secondo il modello Coping Power Program. È membro fondatore di Peter Boom – Associazione Arcigay Viterbo È Socio Aderente della Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT-Italia).

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