Cosa Salverà gli Uomini dal Suicidio? – Parte III

Cosa Salverà gli Uomini dal Suicidio? – Parte III

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Terapie Male-Friendly

Come abbiamo visto, l’idea che gli uomini siano “analfabeti emotivi” è stata messa in discussione, non solo dagli studi che abbiamo citato, ma anche da numerosi altri (Whitley, 2021a; Whitley, 2021b).
Infatti, questa spiegazione monocausale ignora diversi fattori pertinenti legati al sottoutilizzo dei servizi di salute mentale da parte degli uomini.

Secondo Whitley, in primo luogo esiste un elevato grado di stigmatizzazione esterna (molto spesso in assenza di una interna) sul posto di lavoro, in famiglia e altrove, che può dissuadere gli uomini dall’utilizzare i servizi formali di salute mentale.

In secondo luogo, i dati suggeriscono che il sistema formale di assistenza mentale può essere poco accogliente, poco coinvolgente e poco inclusivo per gli uomini e soffre tipicamente di cecità di genere, con pochi servizi formali dedicati specificatamente alla salute mentale degli uomini.

In terzo luogo, la ricerca indica che esistono diverse modalità di guarigione, e gli uomini spesso preferiscono approcci più informali basati sull’azione, ma che non sono facilmente disponibili nel sistema formale di assistenza mentale, che in genere procede con un approccio “unico”.

Tutto ciò ha contribuito alla crescente popolarità degli interventi informali basati sull’azione (action-based), come i Men’s Shed (“capannoni per uomini”), che sono una pratica promettente e innovativa che incorpora molti elementi essenziali di un approccio a misura di uomo.

Linee Guida della British Psychological Society sulle Terapie Male-Friendly

La British Psychological Society ha recentemente (2022) rilasciato delle Linee Guida per aiutare gli uomini e creare delle Terapie e degli Interventi Psicologici che siano specificatamente Male-Friendly. Queste Linee Guida si chiamano: “Interventi Psicologici per Aiutare i Maschi Adulti” (in inglese, “Psychological Interventions to Help Male Adults”).

Nelle Linee Guida della British Psychological Society, si afferma come:

“Gli uomini cercano aiuto terapeutico significativamente meno spesso delle donne (Addis & Mahalik, 2003), ma questo è stato attribuito principalmente a caratteristiche o deficit degli uomini stessi (ad esempio testardaggine, stoicismo) piuttosto che a caratteristiche o limiti dei modelli e dei servizi terapeutici”.

Infatti, “dove sono stati sperimentati approcci male-friendly, le prove finora raccolte – sia sperimentali che aneddotiche – sono molto promettenti (Kiselica & Englar-Carlson, 2010). Tali approcci dimostrano che gli uomini possono e sanno parlare a modo loro e nel giusto contesto. I ‘Men’s Sheds‘ (“capannoni per uomini”), ad esempio, si sono dimostrati un approccio particolarmente efficace per migliorare la salute mentale maschile (vedasi ad esempio, McGrath et al., 2022).”

Uno di questi approcci è quello di Kiselica ed Englar-Carlson, che hanno introdotto il modello di “Psicologia Positiva/Mascolinità Positiva” (PPPM), che enfatizza i punti di forza maschili come punto di partenza per la psicoterapia con ragazzi e uomini, invece che concentrarsi sui lati negativi della mascolinità, che molto facilmente potrebbero invece associarsi ad attacchi non alle aspettative societarie ma all’individuo stesso che le adotta (Kiselica & Englar-Carlson, 2010).

Infatti, secondo la British Psychological Society, “le terminologie che mettono la mascolinità in una luce negativa, come i termini ‘mascolinità tossica’ o ‘mascolinità egemonica’, dovrebbero essere scoraggiate. Anche se questi termini sono intesi per descrivere comportamenti specifici, implicano quasi inevitabilmente che tutti gli uomini siano in qualche modo disfunzionali”.

Inoltre, “la terapia per gli uomini e i ragazzi, come per qualsiasi altro gruppo demografico, dovrebbe basarsi sull’empatia e sul rispetto dell’identità del cliente all’interno dello spettro umano. I modelli terapeutici che hanno una visione positiva ed empatica della mascolinità sono probabilmente più attraenti e più efficaci per i clienti maschi rispetto ai modelli terapeutici che assumono la posizione critica secondo cui la mascolinità stessa richiederebbe riforme e cambiamenti. Naturalmente, la ‘mascolinità’ in questo contesto non dovrebbe essere definita in modo ristretto o rigido, e l’esperienza del cliente deve essere fondamentale, come in tutte le terapie”.

Oltre ad una visione pro-mascolinità, vi sono specifici interventi che sono stati ritenuti più efficaci nel lavorare con gli uomini e i ragazzi maschi:

  • Approcci orientati all’azione e interventi di comunità o gruppi: “Le terapie con la parola o terapie di dialogo (talk therapy) non dovrebbero essere l’unica opzione, anche se gli uomini possono parlare e lo fanno nel contesto giusto. Dovrebbero essere presi in considerazione anche gli approcci action-oriented (orientati all’azione) e di comunità, tenendo in debita considerazione i contesti culturalmente appropriati.”Infatti “[g]li approcci di gruppo e di comunità in cui gli uomini possono identificarsi con altri simili a loro” – quindi specialmente i gruppi di soli uomini – “possono incoraggiare piuttosto che scoraggiare la ricerca di aiuto”.
  • Approcci orientati al Problem Solving e all’Azione: “Gli approcci orientati alla risoluzione dei problemi (problem-solving) e all’azione (action-oriented) avranno, in media, maggiore attrattiva per gli uomini”.
  • Approcci orientati al Coaching e al Mentoring: “gli approcci di Coaching e Mentoring si dimostrano promettenti come interventi male-friendly”.
  • Terapeuti Maschi: “La relativa assenza di terapeuti uomini come mentori e modelli di ruolo per uomini e ragazzi nella cultura della psicologia e dell’assistenza professionale o cura professionale in generale è una considerazione importante per migliorare l’adozione e i risultati della terapia per uomini e ragazzi. Questo naturalmente non toglie nulla all’osservazione generale che è la qualità delle relazioni terapeutiche, piuttosto che il solo genere, a contribuire maggiormente ai buoni risultati” (British Psychological Society, 2022).

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Autore/i dell’articolo

Dott. Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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