Cosa Salverà gli Uomini dal Suicidio? – Parte VII

Cosa Salverà gli Uomini dal Suicidio? – Parte VII

Suicidio

Discriminazioni nelle Materie a Maggioranza Femminile

Secondo Block e colleghi (2019):

“Non tutti i casi di disuguaglianza di genere sono ugualmente preoccupanti [per la società, N.d.T.]. L’enfasi sulla sottorappresentazione delle donne nei ruoli scientifici, tecnologici, ingegneristici e matematici (STEM) non è stata accompagnata da un’analoga preoccupazione per la sottorappresentazione degli uomini nei ruoli sanitari, educativi e domestici (HEED). L’attuale ricerca studia se e perché le persone percepiscono gli squilibri di genere nelle carriere a prevalenza maschile (STEM e leadership) come più problematici rispetto agli squilibri di genere nelle carriere di cura a prevalenza femminile (HEED). I risultati di quattro studi (totale N = 754) documentano una tendenza a sostenere maggiormente l’inclusione delle donne nelle carriere a prevalenza maschile, rispetto all’inclusione degli uomini nelle carriere a prevalenza femminile.

[…] [L]a persona media tiene in grande considerazione le norme proibitive quando cerca di spiegare la sottorappresentazione delle donne nelle carriere dominate dagli uomini, ma potrebbe essere meno consapevole delle norme esterne che impediscono agli uomini di accedere alle carriere dominate dalle donne. Pertanto, rispetto alla sottorappresentazione delle donne […], la sottorappresentazione degli uomini nelle carriere HEED […] potrebbe essere più probabilmente attribuita alla mancanza di motivazione interna e meno a fattori esterni proibitivi. […] Si ritiene che gli uomini siano meno motivati a perseguire ruoli HEED, mentre si ritiene che le donne siano escluse dai ruoli STEM a causa della discriminazione e di altre barriere esterne”.

Tuttavia, “la ricerca ha dimostrato che le differenze di genere nei valori personali sono correlate sia al relativo disinteresse delle donne per le STEM (Diekman, Brown, Johnston, & Clark, 2010; Diekman, Steinberg, Brown, Belanger, & Clark, 2017) sia al relativo disinteresse degli uomini per gli HEED (Block et al., 2018).

Allo stesso modo, la discriminazione è stata implicata sia nell’evitamento delle carriere STEM da parte delle donne (ad esempio, Smith, Sansone, & White, 2007) sia nell’evitamento dei ruoli HEED da parte degli uomini (ad esempio, Ross, 2017)”.

Infatti, secondo Ross (2017): “Gli stereotipi e i pregiudizi di genere nei confronti degli uomini hanno contribuito a creare un’esperienza poco inclusiva, a volte isolante e impegnativa per gli uomini nel settore infermieristico, che spesso vengono trattati in modo diverso dalle loro controparti femminili”.

Numerose barriere vengono poste nell’istruzione in materie tradizionalmente femminili.

Ad esempio, in uno studio di Kiekkas et al. (2016), è stato riscontrato un bias di genere che favoriva le studentesse femmine di infermieristica rispetto alla loro controparte maschile:

“Nella valutazione degli esami scritti degli studenti di infermieristica è stato rilevato un pregiudizio di genere a favore delle femmine. Questa disparità di trattamento può impedire la permanenza dei maschi negli studi e nella professione infermieristica”.

 

Discriminazioni sul Lavoro e nelle Assunzioni in Lavori a Maggioranza Femminile

Vi sono numerose discriminazioni sul lavoro verso gli uomini che svolgono lavori a maggioranza femminile. Ad esempio, viene spesso preteso da loro, senza alcuna ricompensa economica per lo sforzo maggiore e senza nemmeno richiedere un tentativo a compiere lo sforzo da parte di una donna per verificare se è in grado di farlo da sola prima di delegare agli uomini, tutta la mansione dei lavori faticosi e del sollevamento di oggetti pesanti.

Ad esempio, molti infermieri maschi “hanno riferito di essere stati utilizzati per la loro forza fisica durante gli interventi di assistenza. Altri uomini hanno riferito di essere stati chiamati a gestire pazienti difficili o aggressivi, un altro esempio di utilizzo della forza fisica da parte degli studenti maschi”.

Un infermiere maschio ha detto:

“Come studente infermiere mi è stato quasi sempre chiesto di lavorare nell’area in cui la dipendenza del paziente era più alta, ad esempio dove si faceva la maggior parte dei lavori pesanti. Inoltre, spesso venivo chiamato fuori dall’area in cui lavoravo per assistere a un sollevamento pesante in un’altra area”.

Un altro ha aggiunto:

“Purtroppo c’è ancora un pregiudizio di genere. Se ci sono pazienti pesanti da sollevare, i maschi vengono chiamati per fare la parte di tutti. Se ci sono pazienti disturbati, di solito viene chiamato un uomo a prendersi cura di loro” (Keogh & O’Lynn, 2007).

Come abbiamo visto, dunque, nelle professioni a maggioranza femminile ci si aspetta di solito che siano gli uomini a fare i lavori pesanti.

Questo accade anche se in realtà gli infermieri maschi usano ausili per il sollevamento dei pesi con la stessa frequenza delle infermiere femmine (Ross, 2017).

Inoltre, sebbene fosse “accettabile che le studentesse infermiere si occupassero di pazienti maschi senza alcuna discussione”, gli infermieri maschi “non potevano partecipare all’intera gamma di interventi di assistenza alle pazienti dell’altro sesso. Gli intervistati hanno spesso commentato che questa decisione era quella del personale infermieristico femminile e non delle pazienti stesse”, che spesso invece erano favorevoli.Infatti, gli infermieri e gli studenti maschi “hanno indicato che la facoltà di infermieristica e il personale infermieristico hanno maggiori probabilità di essere negativi nei loro confronti rispetto ai pazienti e alle loro famiglie”.

Affrontando la situazione sia in Europa che in America, Keogh e O’Lynn hanno evidenziato come “[l]e esperienze negative che molti studenti maschi incontrano nelle scuole di infermieristica sembrano globali nella loro natura, basandoci sulle somiglianze su entrambi i lati dell’Atlantico” (Keogh & O’Lynn, 2007).

Altri autori hanno confermato una simile discriminazione contro gli uomini che si vogliono inserire in professioni a maggioranza femminile, anche nei processi di assunzione.

Ad esempio Anthony (2004) sostiene che “[i] pregiudizi di genere nella formazione infermieristica ostacolano il reclutamento e la permanenza degli uomini nella professione”.

Secondo quanto riporta Achora (2016), agli infermieri uomini venivano negate “le opportunità di sviluppo della carriera e di promozione a causa del loro genere”.

Ad esempio, un infermiere ha dichiarato che: “[a]gli infermieri maschi è sempre stata negata la possibilità di partecipare a seminari e workshop in virtù del fatto di essere maschi. Per esempio, un infermiere maschio può vedersi negata la possibilità di partecipare ad un seminario sulla salute riproduttiva perché si dice che tutto ciò che è riproduttivo è per le ostetriche che sono donne”.

Un altro infermiere dello studio ha affermato che, dalla sua esperienza: “[t]utto ciò che è buono va alle infermiere femmine, sia che si tratti di promozioni che di ulteriore formazione”.

Roth & Coleman (2008) aggiungono inoltre, tra gli ostacoli, anche “l’assenza dei contributi storici di infermieri maschi nei testi infermieristici e l’uso onnipresente del pronome femminile ‘lei’ nelle scuole per infermieri e negli ospedali”. Un’altra barriera “è che gli uomini non si sentono benvenuti come studenti nell’ambiente clinico”.

Hanno riscontrato inoltre una grande percentuale di infermiere donne che non erano accettanti nei confronti degli infermieri uomini. Addirittura, “le infermiere rurali avevano [ancora] meno possibilità di accettare infermieri maschi nella professione ed avevano [ancora] più possibilità di essere d’accordo con l’affermazione che le donne provassero risentimento verso l’entrata degli uomini nella professione”.

 

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Autore/i dell’articolo

Dott. Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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