Il suicidio nel disturbo bipolare

Il suicidio nel disturbo bipolare

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Il suicidio nel disturbo bipolare: un tentativo per liberarsi dall’angoscia

Molte persone affette da disturbo bipolare vivono a lungo e in maniera più o meno gratificante e produttiva; purtroppo, però, è innegabile che esse possano, proprio a causa del disturbo, arrivare a mettere in atto tentativi di suicidio.

In generale, nei pazienti affetti da disturbo bipolare il rischio suicidario nell’arco di vita è di circa 15 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.

Circa il 15% dei pazienti con disturbi dell’umore (depressione maggiore e disturbo bipolare I e II) muore suicida e la metà di essi commette almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita.

L’episodio depressivo maggiore acuto e grave rappresenta la condizione clinica in cui più si manifesta il comportamento suicidario, risulta invece meno frequente durante un episodio affettivo misto o nella mania disforica, e molto raramente nel corso di mania euforica, ipomania ed eutimia. In base a ciò è deducibile che il comportamento suicidario nei pazienti bipolari è collegato alla sintomatologia depressiva o ad uno stato misto, ma è possibile che si suicidino anche durante una fase psicotica o maniacale, in maniera accidentale o impulsiva.

Alcune specifiche caratteristiche cliniche e sociodemografiche sembrerebbero associate ad una maggiore probabilità di tentativi di suicidio; tra queste il sesso femminile, la giovane età, la polarità predominante di tipo depressivo, i traumi infantili, la familiarità per disturbo dell’umore, i precedenti tentativi di suicidio da parte del paziente, la comorbidità con i disturbi d’ansia, da uso di sostanze, del comportamento alimentare e di personalità. I fattori di rischio che sembrerebbero associati ad una maggiore probabilità di portare a termine i tentativi di suicidio includono una storia familiare di suicidio nei parenti di primo grado e il sesso maschile (Schaffer et al., 2015).

Caratteristiche dell’ideazione suicidaria

L’ideazione suicidaria può assumere due forme:

  • Desideri di morte, fuggire o evitare il dolore psichico, accompagnati da angoscia e disperazione;
  • Pensieri ripetitivi di natura ossessiva, più simili a pensieri che solitamente passano per la mente e non legati all’angoscia. Questi pensieri vengono spesso visti come allarmanti, motivo per cui la persona inizia a sentirsi “giù”.

Campanelli d’allarme del suicidio

Di seguito quelli che possono essere i campanelli di allarme da tenere ben presenti:

  • Sentirsi senza speranza
  • Sentirsi impotenti
  • Evitare di socializzare
  • Comportamenti avventati e pericolosi
  • Sentirsi un peso per gli altri
  • Abusare di alcolici e stupefacenti
  • Repentini sbalzi d’umore
  • Sentirsi fortemente agitati
  • Avere desiderio di farsi del male
  • Esprimere il desiderio di morire
  • Scrivere un biglietto di addio
  • Fare programmi per prepararsi alla morte (donazioni, testamento, eccetera)

La valutazione completa del rischio di suicidio dovrebbe avvenire ad ogni valutazione clinica. Tra i pazienti affetti da disturbi dello spettro bipolare, circa il 43% riferisce ideazione suicidaria, il 21% descrive una pianificazione strutturata e il 16% riporta un tentativo di suicidio negli ultimi 12 mesi (Merikangas et al., 2011).

Conclusioni

Il suicidio è stato definito “una soluzione permanente a un problema temporaneo” (Fawcett et al., 2000, 147): il motivo per cui si tenta il suicidio è dato dal cercare sollievo dal dolore psicologico, carico di angoscia e da tutto ciò che, nella e della vita, sembra intollerabile e quindi permanente; la sofferenza del vivere, accompagnata alla perdita di speranza, portano la persona a vedere il suicidio come una liberazione. Questi sentimenti così dolorosi posso essere affrontati e tollerati attraverso vari strumenti di autogestione e fonti di supporto emotivo e pratico.

 

Riferimenti bibliografici

  • Fawcett, J. et al. (2000). New hope for people with bipolar disorder. Prima Healt, Roseville.
  • Merikangas, K.R., Jin, R, He, J.P., Kessler, R.C., Lee, S., Sampson, N.A., Viana, M.C., Andrade, L.H., Hu, C., Karam, E.G., Ladea, M., Medina-Mora, M.E., Ono, Y., Posada-Villa, J., Sagar, R., Wells, J.E., Zarkov, Z. (2011). Prevalence and correlates of bipolar spectrum disorder in the world mental health survey initiative. Arch Gen Psychiatry, 68:241-51.
  • Schaffer, A., Isometsä, E.T., Azorinm J.M., Cassidym F., Goldsteinm T., Rihmerm Z., Sinyorm M., Tondo, L., Moreno, D.H., Turecki, G., Reis, C., Kessing, L.V., Ha, K., Weizman, A., Beautrais, A., Chou, Y.H., Diazgranados, N., Levitt, A.J., Zarate, C.A. Jr, Yatham, L. (2015). A review of factors associated with greater likelihood of suicide attempts and suicide deaths in bipolar disorder: Part II of a report of the International Society for Bipolar Disorders Task Force on Suicide in Bipolar Disorder. Aust N Z J Psychiatry, 49: 1006-20.

Sitografia

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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