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Dalla testa alle mani: l’importanza del tatto affettivo nel legame madre-bambino

Tatto affettivo nel legame madre-bambino

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Intervista a Laura Crucianelli (PHD), ricercatrice del Karolinska Institute di Stoccolma

Ho avuto il piacere di intervistare la dott.ssa Laura Crucianelli che da anni si occupa di studiare il ruolo del tatto nello sviluppo dell’attaccamento sicuro tra madre e bambino.

La dott.ssa Crucianelli dopo la laurea in Neuroscienze Cognitive (Università di Bologna), completa il dottorato di ricerca sulla percezione del tocco affettivo in popolazioni cliniche nel RegnoUnito (University of Hertfordshire ed University College London). E´stata ricercatrice associata per ulteriori due anni all’University College London, dove ha indagato le interazioni tattili tra madre e bambino, ed il ruolo dell’ossitocina nella percezione tattile e multisensoriale. Attualmente è una ricercatrice associata presso il Karolinska Institutet di Stoccolma.

Tralasciando il doloroso tema dei cervelli in fuga che alla fine dell’intervista aleggiava prepotentemente nella mia mente, ci tengo a ringraziare di tutto cuore la dott.ssa Crucianelli per la generosità e la chiarezza delle sue risposte che spero possano essere fonte di riflessione clinica e personale per tutti.

Dott.ssa Crucianelli, Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta ponendo molta attenzione allo studio del tatto e dei diversi tipi di tatto arrivando alla suddivisione in due categorie: il tatto utile all’acquisizione di informazioni rispetto alle caratteristiche degli oggetti(tatto discriminativo) e il tatto attivo durante le interazioni socio-emozionali (tatto affettivo). Ci spiega brevemente in cosa consiste il tatto affettivo? Quando comincia ad avere un ruolo funzionale nella vita degli individui?

Il tocco affettivo gioca un ruolo chiave nel mantenimento del benessere psico-fisico nell’uomo, e non solo. In particolare, recenti studi hanno mostrato come il tocco affettivo, mediato dal sistema afferente CT, sia un pilastro fondamentale per lo sviluppo del senso del sé corporeo. Con tocco affettivo intendiamo un tocco lento e leggero, applicato con una velocità che varia tra 1 e 10 cm/s e alla temperatura della pelle(il tocco tipico di una carezza, per fare un esempio).Iniziando dalle prime esperienze sensoriali che avvengono nel grembo materno, il tocco è una delle prime modalità attraverso cui riceviamo informazioni dall’esterno e,di conseguenza, ci permette di diventare consapevoli dell’altro e di noi stessi. Nel grembo materno, il feto è costantemente cullato dal liquido amniotico. Questa situazione crea la prima esperienza di stimolazione tattile, la quale sembra essere interamente mediata dal sistema tattile affettivo, poiché il sistema tattile discriminativo inizia a svilupparsi solo dopo la nascita. Inoltre, il feto ha la capacità di rispondere in modo attivo al tocco affettivo che viene applicato sul ventre materno. Studi mostrano che prima della nascita la risposta al tocco materno sia addirittura più consistente della reazione alla voce materna.Queste esperienze tattili sembrano avere conseguenze a lungo termine, come ad esempio un aumento della capacità di adattamento del bambino nell’infanzia.

L’importanza del tocco diventa ancora più cruciale dopo la nascita, quando il tocco materno è fondamentale per ricostruire lo stesso ambiente tattile e caldo di cui il neonato ha avuto esperienza nel corso della gestazione. La percezione del tocco è mediata dalla pelle, la quale rappresenta il nostro organo più vasto in termini di dimensioni e funzionalità. Inoltre, il tocco non è solamente una delle prime modalità attraverso la quale interagiamo con l’ambiente circostante, ma rappresenta anche il primo canale di comunicazione attraverso il quale gli altri interagiscono con noi fin dai primissimi momenti della nostra vita. Non a caso, la pratica dello skin-to-skin nei momenti immediatamente successivi alla nascita, sta diventando la norma in numerosi Paesi, in quanto riduce lo stress psico-fisico subito dopo la nascita ed aumenta sensazioni positive nel bambino. Il tocco del caregiver, quindi, il quale ha generalmente le caratteristiche del tocco affettivo, promuove la crescita e lo sviluppo del bambino.

A livello neurobiologico, dottoressa, esiste una via preferenziale per il tatto affettivo: sembrerebbe infatti che uno specifico fascio di nervi che prende il nome di CT ne sia il responsabile. Lei lo ha precedentemente menzionato: nello specifico, quali sono le sensazioni tattili che lo attivano e in quale area del cervello l’informazione arriva e viene codificata?

Le informazioni relative al tocco affettivo sono invece comunicate per via del sistema afferente tattile C (CT), il quale è stato scoperto nell’uomo solo intorno agli anni ‘90. Questo sistema neurofisiologico, il quale trasmette il segnale dalla pelle al cervello, sembra attivare una specifica area cerebrale chiamata insula, piuttosto che le classiche aree sensoriali. L’insula è una piccola area che si trova nell’intersezione tra il lobo temporale, il lobo frontale ed il lobo parietale (quindi al centro del cervello), e sembra avere un ruolo chiave nell’esperienza delle emozioni. Inoltre, recenti studi mostrano come in questa area avvengano processi di integrazione di segnali che provengono dall’interno e dall’esterno del nostro corpo. Per questi motivi, si pensa che l’insula sia responsabile per lo sviluppo della coscienza del sé corporeo.

E’ ormai risaputo che nel rapporto genitore-bambino i gesti del caregiver giocano un ruolo importante nello sviluppo del piccolo.  Durante i suoi anni di ricerca presso la  University College di Londra, lei ha indagato il ruolo del tatto nella diade madre-figlio. Molto spazio negli anni si è dato allo studio del gesto o dello sguardo: perché ritiene che il tatto sia importante per uno sviluppo sano del bambino?

In psicologia dello sviluppo si possono distinguere due modalità di comunicazione con il bambino, una distale ed una prossimale. La modalità distale, come suggerisce il termine, di solito avviene quando c’è una distanza fisica con il bambino; quella prossimale, al contrario, implica una prossimità fisica con il bambino. Il tocco rappresenta la modalità prossimale di comunicazione per eccellenza. Il tocco involve una serie di processi che vanno al di la dello stimolo tattile per sé, come ad esempio informazioni olfattive ed informazioni sulla temperatura corporea della persona che sta applicando il tocco. Inoltre, il tocco è l’unica modalità che possiamo definire ‘reciproca’: possiamo guardare senza essere guardati, ma non possiamo toccare qualcuno senza essere toccati a nostra volta. Diversi studi comportamentali che ho condotto negli ultimi 6 anni dimostrano come il tocco affettivo, probabilmente attraverso l’attivazione dell’insula, giochi un ruolo importante nel modo in cui diventiamo consapevoli del senso del se´ corporeo. In aggiunta, recenti ricerche hanno mostrato che, dal punto di vista evolutivo, siamo forniti della capacità di percepire piacere non solo quando riceviamo una stimolazione tattile affettiva, ma anche quando tocchiamo un’altra persona in modo affettivo. Inoltre, quando percepiamo il tocco affettivo, associamo questa esperienza alla comunicazione di specifiche emozioni, come ad esempio amore e supporto. Quindi è proprio il caso di dire che il tatto rappresenti il linguaggio del corpo.

Il termine Mind Mindedness (MM)  è ormai entrato a far parte del gergo psicologico italiano. E’ infatti la capacità del genitore a considerare e rispondere al proprio figlio trattandolo come un individuo con una propria mente  e non soltanto come portatore di bisogni da soddisfare. Questa capacità sappiamo essere fondamentale per lo sviluppo di un attaccamento sano e di una buona regolazione emotiva. Secondo questa prospettiva il genitore quindi può interagire con il proprio figlio in modo appropriato oppure al contrario in modo non pertinente. I suoi studi hanno cercato di indagare una possibile correlazione tra MM e il tatto affettivo: che cosa ha potuto concludere? Se parliamo di “tatto affettivo” nella relazione madre-bambino esistono diversi tipi di tatto? Che implicazioni hanno nella relazione?

Il nostro studio pubblicato lo scorso anno ha voluto indagare per la prima volta se ci siano delle correlazioni tra MM, intesa appunto come la capacità di mentalizzare con i bisogni del bambino e di riuscire ad interpretarli in modo adeguato, ed il modo in cui la mamma usa il tocco in modo spontaneo durante una tipica interazionemadre-bambino a 12 mesi. Abbiamo tentato di analizzare una situazione che fosse il più naturale e comune possibile: il momento in cui madre e bambino sfogliano un libro insieme. Ovviamente, la madre non era consapevole che il focus del nostro studio fossero proprio le interazioni tattili, così da garantire la validità ecologica della ricerca. In 45 diadi, abbiamo osservato che quando la mamma tende ad interagire con il bambino in modo non pertinente (MM non appropriata ai bisogni del bambino), la stessa tende anche ad utilizzare un tocco non in sintonia con quello che il bambino sta facendo in quel momento. Per esempio, tira il bambino a sé quando lo stesso è impegnato in un’altra attività o lo allontana o ignora quando il bambino si avvicina a lei per cercare una risposta affettiva. Questo studio sembra suggerire che in presenza di un’incapacità materna di capire ed interpretare in modo adeguato i bisogni del bambino, si può osservare anche un uso non pertinente del tocco. Di conseguenza, questi bambini sono poi scoraggiati a loro volta ad usare un tocco affettivo verso la madre. È interessante notare come il contrario non sia vero, nel senso che una madre con un’alta capacità di capire i bisogni del bambino non ricorre necessariamente ad un uso più adeguato del tocco. Probabilmente questo avviene perché quando una madre e più in linea con i bisogni del bambino, ha anche più risorse a disposizione oltre al tocco per interagire con lo stesso. L’importanza di questo studio risiede anche nel fatto che ha portato allo sviluppo di una nuova scala per codificare le interazioni tattili tra madre e bambino, che abbiamo chiamato MITS (the Mother-InfantTouch Scale). A differenza degli altri sistemi di codifica, per la prima volta abbiamo proposto di osservare anche i diversi modi in cui il bambino usa il tocco verso la madre. Abbiamo individuato diverse categorie di tocco; la distinzione fondamentale è quella tra un tocco che noi definiamo ‘contingent’, nel senso di sintonia con quello che il bambino sta facendo il quel momento e che quindi crea un’interazione positiva tra madre e bambino, ed un tocco ‘non-contingent’, che quindi non si allinea con lo stato psico-fisico del bambino.

Secondo il suo parere e i dati a sua disposizione, l’esposizione prolungata del bambino ad un tatto affettivo non contingente alle situazioni vissute, che implicazioni può avere nell’utilizzo che il bambino ormai cresciuto farà del proprio tatto affettivo nella gestione delle sue relazioni interpersonali? 

Non abbiamo ancora dati longitudinali a disposizione per poter prevedere le conseguenze a lungo termine per il bambino. Sicuramente essere esposti in modo prolungato ad un tocco non contingente, crea un enorme conflitto nel bambino nel modo in cui vive, elabora ed interpreta le sue emozioni. Come detto in precedenza, un bambino esposto ad un tocco ‘non-contingent’, tende ad usare in maniera più limitata il tocco affettivo verso la madre in confronto ad un bambino esposto al tocco ‘contingent’. Secondo alcune teorie di psicologia dello sviluppo compresa la teoria della mentalizzazione, i bambini sono in grado di imparare a riconoscere, capire ed interpretare le loro emozioni e bisogni fisici ed affettivi sulla base di come questi siano stati compresi e appunto ‘mentalizzati’ dai cargivers nei primi anni di vita (ad esempio, mostrare gioia in risposta ad una manifestazione di entusiasmo da parte del bambino). Questi processi di ‘mirroring’ creano una sincronia unica tra caregiver e bambino, la quale è alla base dello sviluppopsico-affettivo del bambino e che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Ovviamente, questi processi costituiscono anche la base del pattern di attaccamento che si sviluppa tra caregiver e bambino, il quale, secondo alcune teorie, potrebbe ripetersi nelle varie relazioni significative che il bambino svilupperà poi da adulto.

Se spostiamo quanto scoperto nella sua ricerca pubblicata nel 2018 sulla rivista Developmental Cognitive Neuroscience al campo del Trauma, esistono degli studi che indagano la possibile compromissione del tatto affettivo in presenza di PTSD complex  da abuso sessuale o da neglect? 

Ci sono diversi studi che mostrano le conseguenze negative della mancanza di tocco affettivo, come per esempio nel caso di bambini orfani o che si trovano in istituti, per i più svariati motivi. Bambini cresciuti in istituti mostrano ritardi significativi nello sviluppo cognitivo e psico-fisico, e queste difficoltà sembrano persistere per molti anni anche dopo l’adozione, a sottolineare proprio l’importanza delle interazioni tattili nei primi anni della nostra vita. Ma è importante sottolineare come non sia unicamente la presenza o l’assenza del tocco a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino, ma anche la qualità del tocco. Per esempio, studi mostrano come madri che soffrono di depressione post partumtendano ad interagire con i loro bambini in modo tattile forse più delle altre mamme senza sintomi depressivi, ma in modo non inadeguato. Per esempio, tendono ad utilizzare il solletico in modo aggressivo, a spingere ed a tirare il bambino più delle altre mamme. Inoltre, tendono a sollevare i bambini per contenere e controllare il loro comportamento ed attrarre la loro attenzione, queste azioni suggeriscono la presenza di interazioni tattili intrusive e negative. Di conseguenza, questi bambini tendono ad utilizzare comportamenti tattili compensatori, come ad esempio ciucciarsi il dito o aggrapparsi, in maniera molto più consistente se confrontati con bambini di mamme senza sintomi depressivi. In questo caso, i comportamenti tattili osservati in questi bambini sembrano suggerire la presenza di strategie atte a compensare per la mancanza di interazioni tattili positive con la mamma. Ovviamente questi sono i risultati di ricerche specifiche sulle interazioni tattili, e quindi offrono solo una visione parziale della complessità dei sintomi depressivi post partrum. Una mia ricerca ha indagato la percezione del tocco affettivo nelle patologie alimentari, le quali hanno una elevata correlazione con altri disturbi come ad esempio neglect emotivo, isolamento sociale e comportamenti ossessivo-compulsivi. I nostri dati sperimentali evidenziano come la percezione del tocco affettivo sia alterata in presenza di anoressia nervosa. Dato lo stretto legame tra tocco affettivo e percezione del sé corporeo, queste evidenze suggeriscono una potenziale relazione tra sistema tattile affettivo e distorsioni nella percezione corporea che si osservano dell’anoressia nervosa.

Vorrei concludere questa intervista ipotizzando possibili risvolti pratici basati sulle sue scoperte nel campo del tatto affettivo nella diade madre-bambino. Esistono già delle iniziative di divulgazione sull’argomento a chi si presta a diventare genitore? Ritiene che queste informazioni possano assumere un ruolo di prevenzione in caso di mamme con una storia psichiatrica alle spalle o in essere?

In molti paesi, incluso il Regno Unito, si pone molta importanza nella pratica della skin-to-skine kangaroo careal momento della nascita, e credo che si cerchi anche di divulgare l’importanza delle interazioni tattili nei corsi preparatori alla nascita.

Senza dubbio viviamo in un periodo storico in cui c’è una vera e propria ‘crisi di astinenza’ per il tocco. Infatti, questa modalità è stata ‘demonizzata’ e scoraggiata per molto tempo portando ad una riduzione sostanziale di interazioni tattili tra individui, al di là delle relazioni più significative. Ovviamente non voglio fornire un giudizio sulle cause di tali cambiamenti, ma dal punto di vista psicologico si osservano le conseguenze emotive di tale mancanza. Inoltre, anche i recenti sviluppi tecnologici hanno portato ad una riduzione dell’uso del tocco, che è diventato lentamente una modalità sensoriale quasi dimenticata. A livello fisico ne paghiamo sicuramente le conseguenze. Per esempio, interazioni tattili positive – come ad esempio un abbraccio- scatenano una serie di processi neurobiologici che portano al rilascio dell’ossitocina. L’ossitocina è sia un ormone che un neurotrasmettitore che promuove in nostro benessere psico-fisico, ma anche lo sviluppo ed in mantenimento di relazioni sociali ed affettive.

Come ricercatrice, sono molto contenta che i risultati delle nostre ricerche sul tocco affettivo siano stati accolti con entusiasmo dalla comunità clinica ed abbiano dato origine ad un acceso dialogo tra discipline, partendo dalle neuroscienze, per poi includere anche la psichiatria, la psicologia fino ad arrivare alla fisioterapia e all’osteopatia.Su questa scia, a marzo sarò a Brescia per un convegno volto a promuovere l’importanza del tocco affettivo nella pratica clinica nei casi di bambini nati pretermine. Sono molto felice di avere l’opportunità di presentare i risultati dei nostri studi condotti con donne affette da patologie alimentari, e spero vivamente che questo sia il primo di una lunga serie di eventi volti a promuovere, divulgare e discutere l’importanza fondamentale del tocco per il nostro benessere fisico, mentale e psicologico.

Contatto mail della dott.ssa Laura Crucianelli: laura.crucianelli@ki.se

Bibliografia di riferimento sui temi trattati nell’intervista:

  • Crucianelli, L., & Filippetti, M. L. (2018). Developmental perspectives on interpersonal affective touch. Topoi, 1-12.
  • Crucianelli, L., Wheatley, L., Filippetti, M. L., Jenkinson, P. M., Kirk, E., & Fotopoulou, A. K. (2018). The mindedness of maternal touch: An investigation of maternal mind-mindedness and mother-infant touch interactions. Developmental Cognitive Neuroscience.
  • Crucianelli, L., Krahé, C., Jenkinson, P. M., & Fotopoulou, A. (2017). Interoceptive ingredients of body ownership: Affective touch and cardiac awareness in the Rubber Hand Illusion. Cortex.
  • Kirsch, L. P., Krahé, C., Blom, N., Crucianelli, L., Moro, V., Jenkinson, P. M., & Fotopoulou, A. (2017). Reading the mind in the touch: Neurophysiological specificity in the communication of emotions by touch. Neuropsychologia.
  • Crucianelli, L., Cardi, V., Treasure, J., Jenkinson, P., & Fotopoulou, A. (2016). The perception of affective touch in Anorexia Nervosa. Psychiatry Research, 239, 72-78.
  • Crucianelli,L., Metcalf, N. K., Fotopoulou, A. &Jenkinson, P. (2013). Bodily pleasure matters: Velocity of touch modulates body ownership during the rubber hand illusion. Frontiers in Psychology.
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