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Temperamento infantile come predittore della personalità adulta

Temperamento infantile come predittore della personalità adulta

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Con buona probabilità un bambino tendenzialmente inibito dal punto di vista comportamentale sarà un giovane adulto riservato ed introverso. Come facciamo a saperlo?

Un recente studio finanziato dal National Institutes of Health e pubblicato in Proceedings of National Academy of Sciences ci dà finalmente una chiara conferma del ruolo significativo che il temperamento infantile ha sullo sviluppo della personalità adulta.

Ad oggi, la maggior parte degli studi condotti si sono concentrati sul verificare una chiara connessione tra comportamento infantile e rischio psicopatologico, perdendo di vista, in sostanza, la peculiarità delle differenze individuali. Lo studio citato in questo articolo, approfondisce, invece, tale aspetto sostenendo che il temperamento possa predire l’evolversi di determinati processi neurali a distanza di 20 anni.

Il nostro temperamento, dunque, biologicamente determinato alla nascita, definisce il peculiare modo in cui reagiamo dal punto di vista emotivo e comportamentale nei confronti del mondo che ci circonda. Pertanto, non stupisce che esso costituisca la base su cui erigeremo la nostra futura personalità.

Partendo da tale presupposto, lo studio in questione ha indicato come una specifica tipologia di temperamento infantile, caratterizzato da inibizione comportamentale, possa essere associato ad un maggior rischio di disturbi internalizzanti. Nello specifico: un bambino tendenzialmente cauto, pauroso ed evitante nei confronti di situazioni e persone non familiari, è maggiormente predisposto a diventare un adulto che attui ritiro sociale e soffra cronicamente d’ansia.

Non tutti gli studi condotti, tuttavia, pur suggerendo esiti a lungo termine, hanno compiuto ricerche longitudinali che permettessero di seguire lo sviluppo di bambini inibiti dalla prima infanzia sino all’età adulta. I ricercatori dell’Università del Maryland, in associazione a quelli della Catholic University of America e del National Institute of Mental Health, si sono presi l’impegno di reclutare un campione di partecipanti (caratterizzati da inibizione comportamentale) dai 4 mesi di vita sino ai 15 anni, indagandone le caratterstiche neurofisiologiche in grado di predirne un eventuale rischio psicopatologico.

Il metodo utilizzato nello studio fa riferimento alla rilevazione di un segnale elettrico registrato dal cervello in seguito all’esplicitazione di risposte errate a compiti computerizzati, valutandone la sensibilità. Maggiore risulta essere la sensibilità all’errore commesso, maggiore è la tendenza ad interiorizzare un vissuto ansioso ed introverso; al contrario, alla drastica diminuzione di essa corrisponde un atteggiamento estrnalizzante, predisposto ad esprimere impulsività e ricerca di sensazioni forti (quali l’uso di sostanze).

All’età di 26 anni, i partecipanti che hanno dimostrato grande disponibilità ed interesse, sono stati richiamati per un’ulteriore valutazione relativa alla personalità e al funzionamento in termini sociali, scolastici o lavorativi.

Concludendo, dunque, un temperamento inibito dal punto di vista comportamentale rilevato a 14 mesi di vita, intorno ai 26 anni di età è in grado di predire una personalità:

  • riservata;
  • introversa;
  • poco incline al coinvolgimento in relazioni sentimentali;
  • con funzionamento sociale inferiore alla norma.

In associazione a tali aspetti, il temperamento infantile descritto correla positivamente anche con lo sviluppo di disturbi di natura internalizzante (ansia, depressione, ecc.).

L’apporto maggiormente significativo dello studio riportato è relativo alla natura stabile e duratura che il temperamento di ognuno di noi possiede. Un canale che, se precocemente individuato, può aiutare nell’identificare gli individui più a rischio da un punto di vista psicopatologico in età adulta.

 

Riferimenti bibliografici:

  • Tang A., Crawford H., Morales S., Degnan K., Pine D.S., Fox N.A. (2020). Infant behavioral inhibition predicts personality and social outcomes three decades later, PNAS. https://doi.org/10.1073/pnas.1917376117

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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