La terapia metacognitiva interpersonale: i cicli disfunzionali

La terapia metacognitiva interpersonale: i cicli disfunzionali

terapia metacognitiva interpersonale

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La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) è un trattamento manualizzato, sia in setting individuale che di gruppo, per i disturbi di personalità che integra tecniche immaginative, drammaturgiche, corporee e di mindfulness (Dimaggio et al., 2013; 2019).

Secondo la TMI i disturbi di personalità si compongono di quattro ingredienti fondamentali: le disfunzioni metacognitive, gli schemi interpersonali disfunzionali, le strategie di coping disfunzionali, i cicli interpersonali disfunzionali. Per sviluppare un disturbo di personalità, dunque, sono necessari questi ingredienti, nessuno escluso.

Nelle precedenti news abbiamo visto le disfunzioni metacognitive, gli schemi interpersonali, le strategie di coping disfunzionali, in questa ci focalizzeremo sui cicli interpersonali disfunzionali.

I cicli interpersonali rappresentano il quarto aspetto, l’ultimo ingrediente. La persona, alla luce del suo schema interpersonale, avrà delle aspettative rispetto alle risposte degli altri e, di conseguenza, metterà in atto dei comportamenti automatici o consci che saranno congrui con le aspettative e che tenderanno ad indurre reazioni negli altri che, in un circolo vizioso, confermeranno lo schema del soggetto. Si noti come i concetti di schema interpersonale e ciclo interpersonale, anche se si plasmano a vicenda, sono distinti: il primo è una struttura procedurale intrapsichica che organizza l’esperienza e il comportamento (è nella persona), il secondo è un processo intersoggettivo (ha luogo tra le persone). In altre parole, il ciclo interpersonale è “una sequenza di eventi intersoggettivi, un indursi reciproco di azioni, comportamenti, affetti che sostiene la disfunzione relazionale, alla quale i partecipanti finiscono per contribuire, in gran parte in modo automatico e inconsapevole” (Dimaggio et al., 2013, pag. 21).

Eccoci giunti alla fine di questo approfondimento relativo alla terapia metacognitiva interpersonale. Concludendo, nel soggetto, con delle disfunzioni metacognitive più o meno estese, in determinate circostanze si attiva uno schema interpersonale disfunzionale, questo porta con sé uno “stato mentale doloroso” a cui la persona tenta di far fronte con delle strategie di coping disfunzionali che, inevitabilmente, conducono all’innesco di cicli interpersonali disfunzionali i quali, a loro volta, andranno a confermare lo schema interpersonale patogeno (Dimaggio et al., 2013; 2019; Ottavi, 2017).

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.

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