Tetris contro i ricordi intrusivi degli eventi traumatici

Tetris contro i ricordi intrusivi degli eventi traumatici

Tetris contro i ricordi intrusivi degli eventi traumatici

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Ricordi Intrusivi e Trauma

I ricordi intrusivi sono un segno distintivo del Disturbo da Stress Acuto e del Disturbo Post-Traumatico da Stress o PTSD (APA, 2013), ma la comprensione della memoria emotiva e intrusiva ha una rilevanza più ampia rispetto al trauma: le immagini involontarie di vari eventi emotivi autobiografici sono comuni nella vita quotidiana (Bernsten, 2010). I meccanismi per modulare la persistenza dei ricordi intrusivi sono però ancora poco conosciuti.

Mancano inoltre interventi efficaci per la salute mentale immediatamente successivi al trauma (Roberts, Kitchiner, Kenardy, & Bisson, 2010). Gli aiuti psicologici per rispondere ai traumi dovuti a disastri, siano essi naturali o umani, possono essere mobilitati da 24 a 48 ore dopo un evento traumatico (American Red Cross, 2010), ma entro le prime 6 ore i ricordi emotivi sono già consolidati e resistenti al cambiamento (McGaugh, 2000). Le procedure che potrebbero alterare la memoria consolidata del trauma sono fondamentali per ridurre i sintomi post-traumatici. È dunque giunto il momento di trarre vantaggio dai progressi della scienza nello studio della memoria per ideare trattamenti psicologici innovativi (Holmes, Craske, & Graybiel, 2014).

 Ri-consolidamento e Malleabilità dei Ricordi

Le persone possono desiderare di dimenticare i ricordi traumatici, ma, contro intuitivamente, possono invece trarre beneficio dal rievocarli in determinate condizioni: quelle che li rendono meno intrusivi. Il ri-consolidamento è il processo in base al quale la riattivazione di un ricordo precedentemente consolidato lo rende malleabile, mentre la stabilizzazione è necessaria affinché il ricordo persista (Misanin, Miller, & Lewis, 1968; Nader, Schafe, & LeDoux, 2000). I ricordi si modificano quando un intervento interrompe o migliora la stabilizzazione. Affinché si verifichi il ri-consolidamento, il ricordo deve essere riattivato attraverso uno spunto di recupero (Merlo, Milton, Goozee, Theobald, & Everitt, 2014). Mentre è malleabile, il ricordo riattivato può essere aggiornato, ovvero indebolito o rafforzato (o anche semplicemente rimanere invariato).

L’estinzione del ricordo durante il ri-consolidamento è stata impiegata in alcuni esperimenti per ridurre la paura condizionata a segnali quali immagini (ad esempio, quadrati blu) in partecipanti sani, con effetti duraturi (Schiller et al., 2010) e cambiamenti concomitanti nell’attività dell’amigdala (Ågren et al., 2012). Tuttavia, resta da dimostrare se la frequenza dei ricordi intrusivi nell’analogo sperimentale di un evento traumatico possa essere ridotta puntando al ri-consolidamento. Questo è importante perché i ricordi intrusivi (piuttosto che i ricordi episodici richiamati deliberatamente) sono al centro del disagio clinico post-traumatico. Inoltre, resta da dimostrare che tecniche cognitive semplici e non invasive possano ridurre le intrusioni. Tali tecniche potrebbero essere prontamente somministrate in seguito a un trauma reale.

Compiti Visuo-Spaziali Concomitanti e Riconsolidamento

È stato ipotizzato che l’impegno in un compito visuo-spaziale durante il ri-consolidamento dei ricordi possa competere per le risorse della memoria di lavoro con le immagini visive e interferire così con il ri-consolidamento dei ricordi intrusivi. Esistono infatti esperimenti di dual-task (“doppio compito”) che indicano che, quando compiti cognitivi simili competono per delle risorse condivise, interferiscono l’uno con l’altro e quindi ostacolano l’elaborazione della memoria: per esempio, un compito di selezione dei modelli visuo-spaziali interferiva con il mantenimento di un’immagine mentale visiva in mente (rendendola meno vivida ed emotiva), mentre contare ad alta voce non lo faceva (Baddeley & Andrade, 2000). Al contrario, contare ad alta voce aveva un effetto negativo sulla memoria uditiva, mentre il compito di selezione dei modelli visuo-spaziali non lo aveva. Questa limitazione della capacità di doppio compito fornisce un vantaggio per limitare le risorse allocate a forme di cognizione disadattive.

I ricordi intrusivi di un trauma consistono in immagini mentali come scene visive dell’evento (Brewin, 2014), ad esempio la vista di un’auto rossa pochi istanti prima di un incidente. Pertanto, un compito visuo-spaziale eseguito quando la memoria è labile (durante il consolidamento o il ri-consolidamento) dovrebbe interferire con l’immagazzinamento (nonché con il ri-consolidamento) del ricordo visivo e ridurre di conseguenza le successive intrusioni.

Compiti concomitanti possono infatti interferire l’uno con l’altro, e tale interferenza può influenzare il loro consolidamento nella memoria. Un compito eseguito dopo un evento può interferire retroattivamente con il ricordo dell’evento stesso (Wixted, 2004). Coerentemente con questa ipotesi, numerosi studi hanno dimostrato che compiti visuo-spaziali, come il gioco per computer “Tetris” (Green & Bavelier, 2003), eseguiti durante (Bourne, Frasquilho, Roth, & Holmes, 2010; Holmes, Brewin, & Hennessy, 2004) o subito dopo (Deeprose, Zhang, Dejong, Dalgleish, & Holmes, 2012; Holmes, James, Coode-Bate, & Deeprose, 2009; Holmes, James, Kilford, & Deeprose, 2010) il trauma sperimentale, portano ad un minor numero di intrusioni successive rispetto a quando non viene eseguito alcun compito o viene eseguito un compito verbale (Bourne et al., 2010; Deeprose et al., 2012).
È dunque necessario chiedersi se le intrusioni possano essere interrotte una volta consolidate.

Tetris e Ri-consolidamento

Un esperimento del 2015 ha verificato se fosse possibile ridurre la frequenza delle intrusioni di un ricordo già consolidato di un film traumatico. A tal fine, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di giocare al gioco per computer “Tetris” dopo la riattivazione del ricordo eseguita nell’arco della finestra temporale necessaria per l’interruzione del ri-consolidamento (James et al., 2015).

I film traumatici sono uno strumento sperimentale prospettico ben consolidato per studiare lo sviluppo dei ricordi intrusivi, impiegato sia in studi comportamentali che di neuroimaging.
Ai partecipanti sono stati mostrati brevi filmati contenenti scene che raffiguravano eventi traumatici. Tali filmati inducono in modo affidabile intrusioni nella settimana successiva.
I ricercatori hanno ipotizzato che 24 ore dopo l’esposizione sperimentale al film traumatico, un gruppo che avesse completato un compito di riattivazione della memoria del film (per avviare il ri-consolidamento), seguito da una sessione di gioco di Tetris, avrebbe avuto una minore frequenza di successive intrusioni rispetto ai gruppi di controllo che avevano completato solo uno o nessuno di questi compiti.

Il risultato dell’esperimento ha evidenziato che i ricordi intrusivi venivano praticamente aboliti giocando al gioco per computer “Tetris” successivamente ad un compito di riattivazione della memoria 24 ore dopo l’esposizione iniziale al trauma sperimentale.

Inoltre, sia la riattivazione della memoria che il gioco Tetris erano necessari per ridurre le successive intrusioni, coerentemente con i meccanismi di ri-consolidamento-aggiornamento.

Si è dunque dimostrato come una procedura cognitiva semplice e non invasiva, somministrata dopo che la memoria emotiva si è già consolidata (cioè > 24 ore dopo l’esposizione al trauma sperimentale), può prevenire la ricorrenza di ricordi intrusivi di quegli eventi emotivi.

Conclusione

Come abbiamo visto, la memoria di un evento traumatico si consolida nel giro di poche ore. I ricordi intrusivi possono quindi riaffiorare ripetutamente nella mente e causare disagio. È stato indagato se il ri-consolidamento – il processo durante il quale i ricordi diventano malleabili quando vengono richiamati – possa essere bloccato utilizzando un compito cognitivo e se tale approccio possa ridurre queste intrusioni indesiderate.

È stato ipotizzato che il ri-consolidamento di un ricordo visivo riattivato di un trauma sperimentale possa essere interrotto dall’esecuzione di un compito visuo-spaziale che competa per le risorse della memoria di lavoro visiva.

Nel complesso, i risultati dei presenti esperimenti indicano che la frequenza dei ricordi intrusivi indotti da un trauma sperimentale può essere ridotta interrompendo il ri-consolidamento attraverso una procedura cognitiva concorrente, anche per i ricordi consolidati (in questo caso, eventi visti 24 ore prima).

In altre parole, un gruppo che ha eseguito un compito per riattivare un ricordo già consolidato di un filmato traumatico (per avviare il ri-consolidamento) 24 ore dopo l’esposizione al filmato, in combinazione con il gioco del Tetris, ha mostrato un numero sostanzialmente inferiore di intrusioni rispetto al gruppo che non ha eseguito alcun compito.

In particolare, né il gioco di Tetris da solo (condizione di controllo senza riattivazione) né la riattivazione della memoria da sola (che consisteva nella presentazione di immagini statiche del film: 11 foto/immagini visive fisse, una per ciascuna delle scene del film, che sono state presentate una volta ciascuna su uno sfondo nero per 2 secondi utilizzando PowerPoint) sono stati sufficienti a ridurre le intrusioni.

Questo ci dimostra come sia improbabile che semplicemente giocare ad un giochino divertente al computer o il semplice ricordo del trauma riducano le intrusioni. Piuttosto, è necessaria la loro combinazione, a sostegno di una teoria del ri-consolidamento.

È dunque logico pensare che la riduzione dei ricordi intrusivi sia dovuta all’impegno in un compito visuo-spaziale all’interno della finestra di ri-consolidamento della memoria, che interferisce con il ri-consolidamento delle immagini intrusive (attraverso la competizione per le risorse condivise).

È stata dunque indagata l’interruzione dei ricordi involontari per gli eventi emotivi in un contesto di ri-consolidamento, utilizzando una procedura cognitiva. È stato ipotizzato che, dopo la riattivazione del ricordo, un compito cognitivo visuo-spaziale (Tetris) che competa per le stesse risorse della memoria di lavoro del ricordo riattivato (un blocco cognitivo) offra un metodo semplice e non invasivo per ridurre le intrusioni di un filmato traumatico.

La procedura sperimentale ha modificato la frequenza di intrusione lasciando però intatta la memoria di riconoscimento, il che indica che il ricordo del film traumatico non è stato cancellato, ma ha smesso di intrudere involontariamente. Questo può farci pensare come forse, contro intuitivamente, il problema principale del PTSD non sia la capacità di ricordare deliberatamente il trauma (memoria episodica), ma l’intrusività dei suoi ricordi.
Il ricordo intenzionale è infatti importante per la testimonianza legale, la memoria autobiografica e la sicurezza futura, e dunque non dovrebbe essere alterato.

Dall’esempio di Marcel Proust di un improvviso ricordo d’infanzia dopo aver mangiato una madeleine, ai flashback rappresentati nei film di guerra, i ricordi involontari hanno esercitato a lungo un certo fascino nell’immaginario popolare. Gli studi qui riportati collegano un’area clinica di interesse pubblico (la visione dei traumi) con le neuroscienze. Il ri-consolidamento offre infatti una spiegazione come meccanismo attraverso il quale la memoria può essere modificata (rafforzata o indebolita) e dunque sfruttata per arginare l’arrivo delle intrusioni emotive. La comprensione dei meccanismi cognitivi alla base della riduzione dei ricordi intrusivi può contribuire a generare trattamenti per la salute mentale più ampiamente disponibili (Kazdin, 2007).

Riferimenti

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Autore/i dell’articolo

Dott. Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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