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Tipologie di stalker

Tipologie di stalker

Photo by Danielle MacInnes on Unbsplash

Il termine stalking, tratto dal verbo inglese “to stalk”, che nel linguaggio tecnico della caccia significa letteralmente “braccare, fare la posta, seguire, pedinare, perseguitare”, si riferisce a una serie di molestie assillanti, ovvero un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione, a volte violenza fisica, nei confronti di una vittima che non gradisce questi comportamenti, in quanto fonte di fastidio, preoccupazione, se non vera e propria angoscia o, comunque, di uno stato di sofferenza psicologica.

Mullen et al. (1999) definiscono lo stalking come una costellazione di comportamenti riguardanti tentativi ripetuti e perduranti di ricercare comunicazione e/o contatto nei confronti di una persona non consenziente. I tentativi di comunicare possono essere: telefonate, lettere, e-mail, scritte sui muri ed hanno lo scopo di stabilire un contatto con la vittima e allo stesso tempo sorvegliarla. Comportamenti associati possono essere la consegna indesiderata di doni o omaggi floreali, minacce e danni alla proprietà, fino ad arrivare ad aggressioni fisiche e violenze.

Nella letteratura scientifica sull’argomento si trovano numerosi tentativi di classificare i comportamenti di stalking ed individuare tipologie specifiche (Mullen et al. 1999; Zona et al, 1993; Wright et al, 1996). Le varie classificazioni, generate in differenti contesti di osservazione e quindi sulla base di specifiche motivazioni, possono essere raggruppate in tre categorie:

  • classificazioni che considerano lo stalking esclusivamente come espressione della violenza di genere sulle donne, formulate da organizzazioni, spesso pro- femministe, di contrasto alla violenza domestica;
  • classificazioni che differenziano i comportamenti di stalking sulla base della presenza/assenza di un disturbo mentale, spesso utilizzate in ambito di valutazione psichiatrico-forense;
  • classificazioni che evidenziano le diverse motivazioni che sottendono i comportamenti di stalking ed il tipo di relazione esistente tra vittima e stalker, generate per lo più dall’osservazione clinica.

Mullen et al. (1999; 2001; 2009), propongono una classificazione multiassiale, abbastanza esaustiva, da utilizzare sia in ambito forense che clinico.

Le tipologie di stalkers vengono descritte su tre assi: il primo asse fornisce una valutazione funzionale del comportamento, definendo gli scopi perseguiti dallo stalker attraverso le molestie assillanti; il secondo valuta il tipo di relazione esistente tra stalker e vittima; il terzo infine è diagnostico e discrimina la presenza/assenza di psicosi.

Il primo asse permette di distinguere cinque tipologie di stalker: il risentito (resentful), il molestatore in cerca di intimità (intimacy seeker), il rifiutato (rejected), il corteggiatore incompetente (incompetent suitor), il predatore (predatory).

Dal tipo di relazione, variabile del secondo asse, si individuano molestatori del tipo: ex-partners, colleghi di lavoro, clienti/pazienti, conoscenti/amici, sconosciuti.

Infine il terzo asse divide gli stalkers in due gruppi: psicotici/non psicotici. Nel primo gruppo (41%) si collocano soggetti con diagnosi di schizofrenia, disturbo delirante, psicosi affettiva e psicosi su base organica; nel gruppo dei non psicotici sono prevalenti le diagnosi di disturbi di personalità e, in parte minore, disturbi d’ansia e depressivi. L’abuso di sostanze è in comorbilità nel 25% dei casi e il disturbo di personalità, cluster B risulta la diagnosi più diffusa (51%) nel campione.

La classificazione del gruppo di Melbourne è ad oggi una delle più usate in ambito internazionale poiché permette di valutare una serie di variabili: la persistenza dello stalking, lo scopo dei comportamenti, i rischi di violenza e la risposta ad un eventuale trattamento. I dati ottenuti possono risultare utili a fini predittivi. Di seguito vengono presentate le diverse tipologie di stalkers (Mullen et al., 2009). Nei prossimi articoli verranno descritti in modo approfondito i vari profili.

 

Riferimenti

  • Mullen P.E., Pathé M., Purcell R.,(2009), “Stalkers and their victims”, Cambridge, University Press

Stefanelli, M. (2011), “Lo stalker. Profili e trattamento”, Psicoterapeuti in formazione, n.7,

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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