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Tocofobia: la paura del parto e il suo impatto sul benessere psicofisico della donna

Tocofobia

Photo by Janko Ferlič on Unsplash

Generalmente la gravidanza è un evento molto atteso dalla donna. Non appena la prima cellula incomincia a farsi strada nel suo corpo, l’intero universo emotivo incomincia a smuoversi facendo emergere emozioni e pensieri mai sperimentati prima. Non per tutte le donne però, quest’esperienza ha una connotazione positiva: alcune di loro possono scegliere deliberatamente di non procreare; altre possono desiderare tanto un figlio ma ritrovarsi sorprendentemente smarrite quando realizzano di essere incinte.

Durante il periodo della gestazione ci si ritrova frequentemente ad ascoltare i racconti di altre mamme, che riferiscono di quanto sia stato bello portare in grembo un’altra vita, partorire, allattare e accudire il proprio bambino. Questa popolare credenza quasi fiabesca della maternità, imperversa tra le mamme (e non soltanto). Essa fa sì che quando una donna si accorge di aspettare un figlio, venga colta impreparata dinanzi all’ambivalenza dei pensieri e delle emozioni che le si prospettano. Così incominciano a insinuarsi i primi dubbi: “Perché non sono felice come tutte le altre donne?” “Cosa c’è di sbagliato in me?” “Sarò in grado di diventare mamma?” “Sarò all’altezza?” “Perché ho paura?” “Sarò in grado di affrontare il parto?”. Al di là di quello che le donne dicono e raccontano, c’è un mondo sommerso di cui è visibile solo la punta dell’iceberg. Come confermano le ricerche, la gravidanza e la nascita di un bambino suscitano sentimenti di gioia ma anche preoccupazioni, ansie e paure. Ma c’è una specifica paura che accomuna molte donne e di cui non si parla ancora a sufficienza: la Tocofobia. Ma cos’è di preciso? Si tratta di uno stato emotivo negativo connesso all’atto di partorire (o anche al dolore del travaglio) che attualmente non viene identificata come specifica entità nosografica. Essa creerebbe un profondo malessere nella donna (prima, durante e dopo la gravidanza), tanto da motivare la frequente richiesta di intraprendere un parto cesareo. La tocofobia è stata individuata per la prima volta nel 2000 da Kristina Hofberg e Ian Brockington, le quali evidenziarono come la donna sia talmente terrorizzata dal dover affrontare il parto, da arrivare ad attuare strategie di evitamento come la procrastinazione o addirittura la rinuncia a una gravidanza e con essa, alla possibilità di avere un figlio (Hofberg e Brockington, 2000). Secondo una recente ricerca, sarebbe molto frequente in donne primipare, di età superiore ai 30 anni che non hanno ricevuto adeguata preparazione al parto (Sioma-Markowska et al., 2017) e che hanno una minore tolleranza al dolore del travaglio (Duncan et al., 2017).

Ma quali implicazioni può avere? Prima di tutto essa ha un impatto negativo sulla relazione della madre con il proprio bambino, oltre che sulla relazione con il partner e con l’intera famiglia (Nilsson et al., 2018). Inoltre questa intensa paura renderebbe l’esperienza del travaglio più negativa e ancora più dolorosa. In particolare il fatto di aver subìto complicanze durante il travaglio (che hanno reso necessario un cesareo d’emergenza), può condizionare a tal punto la donna da predisporla a sviluppare un vero e proprio Disturbo da Stress Post Traumatico o una Depressione Post Partum (Gosselin et al., 2016).

Nell’ideologia collettiva la donna è considerata geneticamente “pronta” a dare vita a un altro essere umano. L’interiorizzazione di questa falsa credenza costa in lei sensi di colpa e vissuti di inadeguatezza e, nella peggiore delle ipotesi, lo strutturarsi di una psicopatologia. L’idea che la donna possa non sentirsi in grado di affrontare una sfida così grande, nella stragrande maggioranza dei casi, non è contemplata. Sarà capitato di sentirsi dire: “tanto poi quel dolore lo dimenticherai subito dopo aver partorito”. Ma è realmente così? Oppure ci si sente costrette a doverlo dimenticare per sentirsi adeguate e la madre che tutti si aspettano?

Non sempre quel dolore si dimentica, anzi spesso rimane impresso nella mente come una ferita che fa fatica a cicatrizzarsi.

Una recente scoperta ha mostrato come sottoporre donne nullipare a sessioni di terapia cognitiva, che si accompagnano a una psicoeducazione (singola o di gruppo), a sessioni di rilassamento o a conversazioni terapeutiche durante la gravidanza (in sessioni di gruppo o individuali) abbia l’effetto di rafforzare l’autoefficacia e ridurre il numero di tagli cesarei causati da tocofobia (Striebich et al., 2018).

Queste evidenze scientifiche devono aprirci gli occhi e farci riflettere. Sempre più spesso le future mamme vengono lasciate “emotivamente” sole: le loro emozioni vengono sminuite, e i loro pensieri diventano qualcosa di cui vergognarsi. Senza contare che dopo il parto le attenzioni sono concentrate per ovvie ragioni sul neonato e la madre rimane sullo sfondo. Basta leggere un giornale o guardare un notiziario per rendersi conto di quanto quella tacita sofferenza che una madre si porta dentro, possa arrecare danni irrimediabili a se stessa, al suo bambino e all’intera famiglia.

Per tutti questi motivi diventa indispensabile potenziare l’ascolto e il sostegno da parte di tutte le figure specialistiche (ginecologi, ostetriche, psicologi) che accompagnano la donna sia prima, sia durante che dopo il parto; investire nella loro formazione e garantire un’adeguata preparazione che li metta nelle condizioni di riconoscere e segnalare situazioni a rischio.

Sarebbe auspicabile predisporre nelle strutture pubbliche e private, piani di intervento che prevedano la promozione del benessere psicofisico della futura mamma. Non ultimo, sensibilizzare l’intera rete sociale (famiglia, amici, ecc.) che gravita attorno alla donna, affinché possa diventare una risorsa e non un ostacolo.

Evitare una gravidanza o ricorrere ad un parto cesareo programmato non può, e NON DEVE ESSERE l’unica soluzione possibile per la donna.

Riferimenti:

  • Duncan L.G., Michael A. Cohn, Maria T. Chao, Joseph G. Cook, Riccobono J. and Bardacke N. (2017). Benefits of preparing for childbirth with mindfulness training: a randomized controlled trial with active comparison. BMC Pregnancy Childbirth.
  • Gosselin P., Chabot K., Béland M., Goulet-Gervais L., Morin AJ (2016). Fear of childbirth among nulliparous women: Relations with pain during delivery, post-traumatic stress symptoms, and postpartum depressive symptoms. Encephale; 42(2):191-6 (ISSN: 0013-7006).
  • Hofberg K., Brockington I. (2000). British Journal of Psychiatry, 176, 83-85.
  • Nilsson C., Hessman E, Sjöblom H., Dencker A., Jangsten E., Mollberg M., Patel H., Sparud-Lundin C., Wigert H. and Begley C. (2018). Definitions, measurements and prevalence of fear of childbirth: a systematic review. BMC Pregnancy and Childbirth.
  • Sioma-Markowska U., Żur A., Skrzypulec-Plinta V., Machura M., Czajkowska M. (2017). Causes and frequency of tocophobia – own experiences. Ginekologia Polska, vol. 88, no. 5, 239–243.
  • Striebich S., Mattern E., M. Ayerle G. Support for pregnant women identified with fear of childbirth (FOC)/tokophobia – A systematic review of approaches and interventions. Midwifery; Volume 61, June 2018, Pages 97-115.
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