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Le traiettorie evolutive del disturbo borderline di personalità

Le traiettorie evolutive del disturbo borderline di personalità

Photo by Thiago on Pexels

Nelle precedenti news ho delineato il funzionamento e gli stati mentali del Disturbo Borderline di Personalità (DBP), in questa andrò ad approfondire le sue traiettorie evolutive.

Quale sia il percorso evolutivo necessario per sviluppare un disturbo borderline di personalità è, attualmente, ancora oggetto di dibattito scientifico. Vi sono, però, diversi elementi rispetto ai quali la maggioranza degli studiosi sono concordi.

Secondo la “teoria biosociale”, elaborata da Marsha Linehan all’inizio degli anni Novanta, vi sono delle importanti influenze biologiche e ambientali che contribuiscono allo sviluppo del disturbo. L’aspetto biologico determina la predisposizione genetica alla vulnerabilità emotiva, mentre l’ambiente invalidante rifiuta o punisce l’espressione delle emozioni e dei pensieri del bambino. Solitamente si tratta di famiglie caratterizzate da imprevedibilità e instabilità, nelle quali i genitori sono incapaci di riconoscere le emozioni provate dal bambino e rispondono all’esperienza interiore del piccolo con modalità caotiche, incongrue, inappropriate, eccessive.

Un ambiente viene definito invalidante nei casi in cui si presenta almeno una delle diverse forme di abuso (fisico, emotivo, ecc.), tra cui anche quello sessuale (Linehan, 2011).

DBP E TRAUMA

La relazione tra DBP e traumi infantili è, ormai, ampiamente documentata da innumerevoli studi.

A causa delle avversità e dei maltrattamenti subiti nella prima infanzia, alcuni autori hanno messo in evidenza come, da adulti, sia molto probabile sviluppare un DBP oltre a diversi disturbi d’ansia in comorbilità (Quanneville et al., 2020).

In una famosa ricerca di qualche decennio fa, si mostrava come le persone con DBP avevano elevati tassi di esposizione a traumi precoci, nello specifico il 71% era stato abusato fisicamente, il 67% era stato abusato sessualmente e il 62% aveva assistito a ripetuti episodi di violenza domestica (Herman, Perry, van der Kolk, 1989).

I fattori di rischio che, nel corso degli anni, sono stati associati al DBP includono traumi infantili come abbandono e abuso (emotivo, fisico o sessuale), avversità familiari, una storia di psicopatologia nel caregiver, così come uno scarso coinvolgimento emotivo dei genitori. Chiaramente, non tutte le persone che subiscono abusi sviluppano un disturbo borderline, e il fatto che l’abuso da solo non sia né necessario né sufficiente per il suo sviluppo indica altri fattori predisponenti (come quelli genetici) e contestuali. La negazione emotiva dell’esperienza del trauma di un bambino da parte del caregiver, ad esempio, è stata identificata come un fattore predittivo per lo sviluppo di un DBP (Hall, Moran, 2019).

Il DBP è spesso associato a sintomi dissociativi e, relativamente a ciò, alcuni autori si sono occupati di sottolineare come l’abuso e il maltrattamento durante l’infanzia abbiano un ruolo cruciale nello sviluppo di sintomi di depersonalizzazione e derealizzazione in pazienti borderline. Nello specifico essi hanno la percezione di sentirsi irreali e completamente insensibili (Shah et al., 2020).

Numerose meta-analisi sono state condotte per esaminare l’associazione tra abuso sessuale infantile e impatto a lungo termine sulla salute fisica e psicosociale. Le associazioni più significative sono state quelle tra abuso sessuale infantile e disturbi di conversione, disturbo borderline di personalità, ansia, depressione, obesità, oltre a PTSD e schizofrenia (Hailes, Rongqin, Fazel, 2019).

Dati sperimentali hanno evidenziato come storie di abuso sessuale siano particolarmente comuni nelle persone con DBP (Crowell, Beauchaine, Linehan, 2009).

È stato riscontrato, infatti, che l’abuso sessuale infantile risulta essere un importante fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo borderline; che i tassi di tale forma di abuso sono significativamente più alti rispetto ad altri disturbi di personalità; che persone con storie caratterizzate da questa tipologia di abuso hanno sintomi più gravi, ad esempio tassi più alti di suicidio, automutilazione, PTSD, dissociazione (Ferreira et al., 2018).

Inoltre, andando nello specifico dell’abuso sessuale, è stato mostrato come le donne che avevano subìto abusi sessuali infantili con penetrazione presentavano più sintomi di DBP rispetto a chi aveva subìto un abuso che non prevedeva rapporti sessuali completi (Luthra et al., 2009).

L’abuso sessuale, oltre a essere un fattore ambientale di stress, può anche agire sulla vulnerabilità fisiologica alla disregolazione emotiva, dal momento che induce una serie di cambiamenti che agiscono sul sistema nervoso centrale determinando degli effetti permanenti come l’iper-arousal e l’aumentata sensibilità emotiva.

Un’esperienza traumatica grave e prolungata che si presenta durante i primi anni di vita cronicizza l’incapacità di modulare le emozioni.

Dopo l’abuso, infatti, le vittime possono iniziare a mettere in atto una serie di comportamenti distruttivi (condotte autolesionistiche, assunzione di sostanze d’abuso, dipendenza da sesso e cibo, tentativi di suicidio, ecc.) che rappresentano dei tentativi di soluzione della sofferenza sperimentata.

Infine, varie ricerche sottolineano come vi sia una strettissima associazione tra DBP, PTSD e PTSD complesso. Anche i dati sperimentali ottenuti dai gruppi di ricerca di Marsha Linehan hanno mostrato che circa il 50% delle persone con DBP presentava sintomi di PTSD semplice e complesso, e che entrambi i quadri sintomatologici sono strettamente associati all’abuso sessuale infantile (Follette, Ruzek, 2006).

Lo studio di Pagura e collaboratori (2010), effettuato su un numeroso campione statunitense, ha mostrato che nel gruppo di persone con DBP ben il 30,2% manifestava sintomi di PTSD e che nel gruppo con PTSD il 24,2% presentava anche i sintomi del DBP.

 

Riferimenti

  • Crowell, S.E., Beauchaine, T.P., Linehan, M.M. (2009). A biosocial developmental model of borderline personality: Elaborating and extending Linehan’s theory. Psychological Bulletin, 135(3):495.
  • Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore, G. (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia metacognitiva interpersonale. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Semerari, A. (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Editori Laterza, Bari-Roma.
  • Follette, V.M., Ruzek, J.I. (2006). Cognitive-Behavioral Therapies for Trauma, Second Edition. Guilford Press, New York.
  • Hailes, H.P., Rongqin, Y., Fazel, S. (2019). Long-term outcomes of childhood sexual abuse: an umbrella review. The Lancet. Psychiatry, 6(10):830-839.
  • Hall, K., Moran, P. (2019). Borderline personality disorder: an update for neurologists. Practical Neurology, 19:483-491.
  • Herman, J.L., Perry, J.C., van der Kolk, B.A. (1989). Childhood trauma in borderline personality disorder. American Journal of Psychiatry, 146:490-495.
  • Linehan, M.M. (2011). Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Raffaello Cortina, Milano.
  • Linehan, M.M., (2014). DBT Skills Training Manual. Guilford Press, New York.
  • Luthra, R., Abramovitz, R., Greenberg, R., Schoor, A., Newcorn, J., Schmeidler, J., et al. (2009). Relationship between type of trauma exposure and posttraumatic stress disorder among urban children and adolescents. Journal of Interpersonal Violence, 24:1919-1927.
  • Montano, A., Borzì, R. (2019). Manuale di intervento sul trauma. Comprendere, valutare e curare il PTSD semplice e complesso. Erickson, Trento.
  • Quanneville, A.F. et al. (2020). Childhood maltreatment, anxiety disorders and outcome in borderline personality disorder. Psychiatry Research, 284:112688.
  • Shah, R. et al. (2020). Levels of Depersonalization and Derealization Reported by Recovered and Non-recovered Borderline Patients Over 20 Years of Prospective Follow-up. Journal of trauma & dissociation, 21(3):337-348.
  • https://www.istitutobeck.com/beck-news/disturbo-borderline-di-personalita-3
  • https://www.istitutobeck.com/beck-news/stati-mentali-nel-disturbo-borderline-di-personalita

 

 

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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