Le traiettorie evolutive del disturbo narcisistico di personalità

Le traiettorie evolutive del disturbo narcisistico di personalità

Le traiettorie evolutive del disturbo narcisistico di personalità

Photo by Eva Elijas on Pexels

Nelle precedenti news ho delineato il funzionamento e gli stati mentali del Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), in questa andrò ad approfondire le traiettorie evolutive.

Nessuno può, ad oggi, affermare con certezza assoluta quale percorso evolutivo, quale combinazione di geni e aspetti ambientali, conduca un bambino a sviluppare un Disturbo Narcisistico di Personalità.

Condizioni di partenza simili possono portare a esiti molto differenti tra loro e viceversa.

La storia di sviluppo

Ci sono, però, svariate ipotesi, frutto delle ricostruzioni dei clinici rispetto alla storia di sviluppo dei pazienti narcisisti.

Una prima ipotesi è quella di un bambino che cresce in una famiglia in cui tutto ruota intorno al successo e al riconoscimento, in cui la grandiosità del bambino viene annaffiata abbondantemente minuto per minuto, giorno dopo giorno. Nessuno è speciale quanto lui, nessuno alla sua altezza. Ogni minimo insuccesso, ogni deviazione dalla perfezione, sono però categoricamente proibiti, pena il disappunto e la profonda delusione dei genitori.

Il bambino respira nell’aria la competizione, inala dosi massicce di agonismo, il messaggio che riceve è che nulla conta fuorché vincere, tutto il resto è insignificante. La sorgente del gioco e della curiosità prosciugata, le richieste di cure, affetto e vicinanza del tutto ignorate e disprezzate dai genitori.

La seconda strada è quella stile Scarface, del narcisismo come reazione alle avversità della vita, ad un mondo duro, spietato, che però non è riuscito a schiacciare, a sottomettere la persona, l’urlo della vittoria e un’onnipotenza che va pacchianamente esibita. 

Il terzo percorso riguarda quei casi in cui al bambino è stato negato di abbandonarsi al gioco, potersi rotolare nel fango, combinare guai, gli è stato cioè negato di assaporare il gusto di un’infanzia spensierata. L’inversione dei ruoli: sorreggere, ad un’età in cui vorrebbe essere sorretto, il peso della famiglia; occuparsi di genitori che non riescono a prendersi cura di loro stessi, sofferenti; proteggersi da genitori minacciosi, che hanno lo sguardo di chi vuol fare del male.

Il bambino, dunque, si equipaggia per tenere questo peso fra le mani, fa tutto ciò che serve per tirare avanti, incluse lodi e l’attribuzione di riconoscimenti che, invece, avrebbe avuto bisogno di rintracciare nello sguardo fiero dei genitori. Tale contesto produce nel bambino un inappropriato senso di forza che poi, con il tempo, potrebbe trasformarsi in narcisismo.

Infine, un’altra ipotesi è quella che il narcisismo sia il prodotto della battaglia contro una famiglia con poche ambizioni. La ribellione ad uno stile di vita piatto, misero, fatto di stenti, famiglie in cui la sana ambizione non è stata minimamente sostenuta. Il bambino, quindi, cresce percependo la scarsa fiducia dei genitori nelle sue qualità: la vita, a quel punto, diventa una lotta affinché tali capacità vengano riconosciute, una battaglia per dimostrare il proprio valore (Benjamin, 1999; Dimaggio, 2016).

Sebbene siano state evidenziate molteplici dinamiche connesse con lo sviluppo del narcisismo patologico (ad esempio le alte aspettative genitoriali, le modalità educative, i fattori ereditari), il trauma dello sviluppo sembra essere un fattore importante. Una storia costellata da eventi traumatici, quali abuso fisico, sessuale, trascuratezza, rappresenta, infatti, un fattore di rischio per lo sviluppo di un DNP (Padilla et al., 2011).

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Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.

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