Trattamento comportamentale dei problemi di condotta in età evolutiva

Trattamento comportamentale dei problemi di condotta in età evolutiva

Trattamento comportamentale dei problemi di condotta in età evolutiva

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Introduzione

Nonostante si stimi che i problemi di condotta riguardino tra il 4 e il 10% dei bambini in età scolare, non in tutte le situazioni si arriva ad una gravità tale da avere ripercussioni significative sul funzionamento del bambino e sulla sua quotidianità.

Un particolare sottogruppo di disturbi della condotta (DC), caratterizzato da una significativa gravità, sembra essere legato dalla presenza di quelli che vengono chiamati tratti colloso-anemozionali (CU – Callous-Unemotional): questi sembrano infatti essere connessi ad una maggiore gravità dei comportamenti e a elementi genetici e neurobiologici specifici. Gli agiti tendono a essere più gravi e sono accompagnati da un’aggressività di tipo proattivo: ciò significa che sembra essere presente una premeditazione dei comportamenti, al fine di ottenere vantaggi personali o vendetta.

Le condotte di tipo aggressivo e antisociale possono aumentare con l’età in presenza di tratti CU, e portare allo sviluppo di comportamenti riconducibili ad un disturbo antisociale di personalità. Inoltre, nei soggetti con tratti CU sono presenti variabili neurobiologiche riconducibili a difficoltà nella processazione delle emozioni negative, all’inefficacia delle condotte punitive e alla sovrastima delle conseguenze positive dei propri comportamenti. Comprensibilmente, ciò rende più complesso l’intervento terapeutico, e influisce negativamente sulla prognosi (Lambruschi e Muratori, 2013).

Lo studio

Considerate queste premesse, Waschbusch e colleghi (2020) hanno realizzato uno studio per verificare l’ipotesi secondo cui i bambini con DC e tratti CU potrebbero rispondere meglio alla terapia comportamentale modificata (MBT), la quale enfatizza maggiormente i rinforzi e si fonda in misura minore sulle punizioni, rispetto alla terapia comportamentale standard (SBT), che fa uso dei suddetti strumenti in uguale misura.

Nella ricerca sono stati coinvolti 46 bambini (36 maschi e 10 femmine), di età compresa tra i 7 e i 12 anni, che frequentavano un programma estivo intensivo della durata di otto settimane per bambini con problemi di condotta; tutti i bambini avevano totalizzato un punteggio QI (Quoziente Intellettivo) di 75 o superiore. Durante le otto settimane del programma, la terapia è stata realizzata durante le attività previste per i bambini: per le prime quattro settimane, tutti i bambini hanno ricevuto un tipo di terapia, mentre per le ultime quattro settimane è stata somministrato il secondo tipo, alternando tra SBT e MBT.

Risultati e conclusioni

I risultati dello studio si sono mostrati inconsistenti, con alcuni effetti positivi delle modifiche al trattamento in certi aspetti del disturbo, ma non in altri, ottenendo in generale risultati misti. Ciò, secondo gli autori, può portare a due conclusioni: in primo luogo, è necessario approfondire ulteriormente le ricerche, al fine di definire in modo più dettagliato i risultati e comprenderli più pienamente. Inoltre, il fatto che la terapia comportamentale modificata non si sia rivelata significativamente più efficace di quella standard nel trattamento del DC con CU potrebbe indicare la necessità non tanto di apportare cambiamenti all’approccio comportamentale, quanto di mettere a punto e implementare alternative di trattamento da affiancare a quello comportamentale, allo scopo di massimizzare i risultati e la loro efficacia.

 

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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