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Trauma e disturbo ossessivo-compulsivo: quando lo sviluppo traumatico incide sulla gravità dei sintomi

Trauma e disturbo ossessivo

Photoby Marten Newhall on Unsplash

Il numero di ricerche sull’associazione tra trauma infantile e Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è in costante aumento. Sono ancora pochi però gli studi che si sono focalizzati sulla relazione tra la gravità del DOC ed il trauma infantile. Inoltre, la maggior parte di essi non ha confermato questa relazione, ma alcuni hanno rilevato la presenza di un DOC più grave in soggetti con una storia di traumi. La relazione tra il trauma infantile e la gravità dei sintomi del DOC non è quindi ad oggi chiara ed è ciò che ha guidato i ricercatori di questo studio.

Oltre al DOC, i traumi infantili sono stati recentemente associati al Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD). In effetti, è stato suggerito che l’impulsività, tipica sia dell’ADHD che del DOC, sia un risultato del trauma infantile, ma nessuno studio ha indagato l’ADHD infantile nei pazienti con DOC con e senza trauma infantile. Inoltre, anche la relazione tra ADHD adulto e gravità dei sintomi nei pazienti con DOC richiede ulteriori chiarimenti.

Obiettivi

Come accennato, l’obiettivo è quello di studiare gli effetti del trauma infantile sulla gravità del DOC, ma non solo. Alla luce dei dati presenti in letteratura, i ricercatori hanno voluto approfondire la relazione tra vari aspetti del disturbo (dimensioni comportamentali, cognitive, affettive e gravità dei sintomi da ADHD, ADHD infantile, impulsività, sintomi depressivi e ansia). Inoltre, hanno cercato di determinare se la depressione, l’ansia, l’ADHD, l’ADHD infantile e l’impulsività mediano la relazione tra trauma infantile e gravità dei sintomi nei pazienti con DOC. L’ipotesi è che il trauma infantile possa influenzare la gravità dei sintomi del DOC e i suoi fattori di mediazione come ADHD, impulsività, ansia e depressione.

Partecipanti e strumenti utilizzati

Hanno preso parte allo studio 106 pazienti con DOC, diagnosticato secondo i criteri del DSM-5, come diagnosi primaria, afferenti al Feneryolu Medical Center dell’Università Üsküdar di Istanbul.

I partecipanti sono stati valutati utilizzando le seguenti misure: The Childhood Trauma Questionnaire (CTQ); The Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS); The Barratt Impulsivity Scale-11 (BIS-11); The Wender Utah Rating Scale (WURS, per valutare retrospettivamente i segni e i sintomi dell’ADHD infantile negli adulti); la scala di valutazione della depressione di Hamilton (HAM-D); The Beck Anxiety Inventory (BAI).

Risultati, implicazioni, limiti

Il risultato più importante conferma l’obiettivo primario dello studio: il trauma infantile comporta una maggiore gravità dei sintomi del DOC per via di ansia e depressione elevate. Nei pazienti con DOC, la presenza di traumi infantili era predittiva di un DOC grave e di alti livelli di ansia, depressione, impulsività, livelli più elevati di ADHD infantile, maggiore prevalenza di ADHD adulto in corso e meno anni di istruzione rispetto ai pazienti senza una storia di infanzia traumatica.

Gli svantaggi educativi, l’ADHD coesistente, ansia ed impulsività elevate possono avere importanti impatti sulla vita degli individui con DOC; ma è fondamentale comprendere quali essi siano, come sottolineano i ricercatori stessi, per poter intervenire nel miglior modo possibile nel tentativo di ridurli.

Inoltre, è essenziale considerare come la psicoterapia per il DOC non debba solo impiegare le tecniche di elezione (la classica esposizione e prevenzione della risposta) ma anche e soprattutto indagare il trauma ed intervenire in modo specifico su esso.

Va comunque sottolineato come la valutazione del trauma infantile mediante un sondaggio autosomministrato potrebbe rappresentare una limitazione dello studio presentato. Inoltre, il fatto che lo studio sia stato condotto in un centro può costituire un ostacolo alla generalizzazione dei risultati.

 

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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