Trauma infantile, dissociazione e disturbi alimentari

Trauma infantile, dissociazione e disturbi alimentari

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Trauma infantile e sintomi dissociativi nelle donne con disturbi alimentari

L’esposizione precoce a eventi traumatici, come ripetuti abusi sessuali e fisici durante l’infanzia, ha un impatto profondo sulla vita delle persone aumentando addirittura il rischio di sviluppare diabete, cancro, malattie cardiache e disturbi alimentari (Felitti, 2019).

Il termine trauma deriva dal greco τραῦμα e può essere tradotto come ferita, rottura e lacerazione. Diversi studi hanno analizzato il legame tra disturbi alimentari, dissociazione ed eventi traumatici durante l’infanzia, mostrando come il trauma sia un fattore di rischio per lo sviluppo di obesità, di bulimia nervosa e del disturbo da alimentazione incontrollata (Palmisano, 2016; Beato 2003).

Con il termine dissociazione secondo il DSM-5, si intende una sconnessione o discontinuità della normale integrazione di coscienza, memoria, identità emotiva, percezione, rappresentazione corporea, controllo motorio e comportamento.

Il meccanismo della dissociazione nelle pazienti traumatizzate con disturbi alimentari svolge un ruolo di “mediazione” psicologica. La persona “impara” a dissociarsi e a ricorrere a comportamenti come condotte evacuative (vomito autoindotto) e/o mangiare compulsivo, per evitare o sfuggire a sentimenti, sensazioni, ricordi e cognizioni legati al trauma. In molti casi, inoltre, la condotta evacuativa è utilizzata come un “rituale purificatore” sia per espiare il disgusto provocato dall’abuso sia come punizione derivata dal senso di colpa e di vergogna di aver “provocato l’abuso” (Palmisano, 2016; Behar 2016).

Lo studio

L’obiettivo dello studio di Rabito-Alcon del 2020 è stato quello di valutare la presenza di traumi infantili e sintomi dissociativi nelle persone con disturbi alimentari e confrontare i risultati ottenuti con un gruppo di controllo.

Il campione era composto da 22 donne spagnole provenienti da vari ospedali e centri psicologici a cui erano stati diagnosticati disturbi alimentari in linea con i criteri del DSM-5.

Al 68,18% delle pazienti era stata diagnosticata Anoressia nervosa, al 13,6% Bulimia nervosa, al 9,09% disturbo da Alimentazione incontrollata e al 9,09% era stato diagnosticato un disturbo alimentare Non Altrimenti Specificato.

Gli strumenti diagnostici utilizzati sono stati: la Mini International Neuropsychiatric Interview (MINI) e la Structured Clinical Interview for Personality Disorders (SCID-II) per confermare i criteri diagnostici ed esplorare possibili comorbidità. Le esperienze traumatiche nell’infanzia sono state valutate con il Child Trauma Questionnaire nella sua versione abbreviata (CTQ-SF), la dissociazione psicoforme è stata misurata con la Scale of Dissociative Experiences (DES-II) e la dissociazione somatoforme con la Somatoform Dissociation Scale (SDQ-20).

I risultati hanno mostrato come le donne con disturbi alimentari abbiano sviluppato maggiori livelli di dissociazione psicoforme (depersonalizzazione/derealizzazione) rispetto al gruppo di controllo. Inoltre anche gli eventi traumatici infantili (sessuale, emotivo, fisico, neglect) sono maggiormente presenti nelle donne con disturbi alimentari.

I livelli di dissociazione sono più elevati nelle pazienti con Bulimia Nervosa, Anoressia Nervosa e disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Conclusione

In conclusione, gli eventi traumatici durante l’infanzia così come i sintomi dissociativi psicoformi e somatoformi sono tutti fattori rilevanti nello sviluppo di un disturbo alimentare.

Per quanto riguarda il possibile ruolo di mediazione della dissociazione, i risultati mostrano chiaramente che la dissociazione funziona come mediatore tra le esperienze traumatiche infantili e i disturbi alimentari.

In ambito clinico questi risultati, evidenziano l’importanza di porre una particolare attenzione alla presenza di diversi possibili fattori di mediazione, che devono essere presi in considerazione nella pianificazione del trattamento terapeutico. L’identificazione precoce dei sintomi traumatici in donne con disturbi alimentari potrebbe prevenire l’insorgenza di psicopatologie più gravi durante l’età adulta.

Infine potrebbe risultare di notevole rilevanza, un trattamento integrato che miri non solamente a lavorare sul piano cognitivo e narrativo, ma anche sul piano corporeo al fine di regolare le emozioni e intervenire sull’elaborazione cognitiva e sulla costruzione dei significati.

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.
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