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La traumatizzazione vicaria come effetto all’esposizione dei rischi psicosociali

traumatizzazione vicaria

Photo by Daniel Tausis on Unsplash

Originariamente si credeva che gli unici fattori in grado di influenzare negativamente il rapporto tra lavoro e benessere del lavoratore fossero quelli di natura fisica, chimica e biologica, ossia quei fattori in grado di provocare un danno alla salute, per com’era anticamente intesa, dei lavoratori. Successivamente negli anni si è sviluppata l’idea che per salute non si intende unicamente il benessere fisico, ma anche quello psicologico, la cui assenza incide anche sulle condizioni fisiche.

A supporto di quanto detto citiamo la definizione sviluppata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo la quale per salute si intende “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.

L’interiorizzazione di tale concezione ha portato la ricerca a incentrarsi anche su altri tipi di fattori in grado di incidere sul benessere del lavoratore, che prendono il nome di fattori psicosociali. Questi sono il risultato sia di un’inadeguata gestione del lavoro, in grado di provocare danni di natura psicologica, sociale o fisica, sia di specifiche dinamiche relazioni disfunzionali tra colleghi.

Gli effetti conseguenti all’esposizione a fattori di questo tipo sono lo stress, i comportamenti violenti come il mobbing, il burnout e la traumatizzazione vicaria. Quest’ultima, a differenza delle altre possibili conseguenze, riguarda particolari categorie di lavoratori, ossia quelli il cui lavoro implica l’esposizione a situazioni traumatiche. Stiamo parlando dei vigili del fuoco, medici, infermieri, ecc.

Le manifestazioni della traumatizzazione vicaria sono le medesime di quelle del Disturbo post traumatico da stress, che si può sviluppare dopo aver vissuto un evento traumatico. In egual modo la traumatizzazione vicaria prevede lo sviluppo delle medesime emozioni del PTSD, in conseguenza del fatto che, pur non essendo le reali vittime dell’accaduto, divengono vittime “indirette/vicarie”. Il funzionamento è il medesimo: le vittime trasmettono il proprio malessere agli operatori di aiuto, il cui lavoro prevede l’offerta di supporto attraverso la creazione di una relazione empatica. La traumatizzazione vicaria è una sindrome che include:
-intrusione, con cui si intende far riferimento a tutti quei pensieri, immagini e percezioni ricorrenti relativi all’evento traumatico;
-evitamento, quindi l’assunzione di una condotta evitante verso tutti gli stimoli associati all’evento;
-eccitazione, ossia uno stato di ansia, rabbia e ipervigilanza.

Tra i tanti strumenti esistenti in letteratura uno dei più riconosciuti è quello sviluppato da Bride et al., chiamato Secondary Traumatic Stress Scale (STSS ). Il successo di tale metodologia è dovuta al fatto che include item in cui lo stressor è rappresentato non solo dall’esposizione all’evento traumatico in sé, ma anche dalla vittima che lo ha subìto.

Pertanto risulta ideale per misurare le reazioni dei professionisti di aiuto. La STSS Scale è un questionario self-report di 17 item utilizzato per valutare la frequenza dei sintomi di intrusione, evitamento ed eccitazione, specificamente correlata alla fornitura di servizi alle vittime di traumi.

A supporto della sua validità è stato condotto uno studio basato sull’analisi del fattore di conferma, la cui funzione è appunto quella di verificare quanto il modello preso in esame sia in grado di descrivere il fenomeno. I risultati dello studio hanno avuto esito positivo dimostrando così che il questionario può essere utilizzato come parte della valutazione della STS tra i sostenitori delle vittime.

 

Riferimenti:

  • Argentero, P., Cortese, C.G. (2016). Psicologia del lavoro. Milano: Raffello Cortina Editore
  • Benuto, L.T., Yang, Y., Ahrendt, A. (2018). The secondary traumatic stress scale: confirmatory factor analyses with a national sample of victim advocates. Journal of Interpersonal Violence (JIV).
  • Cummings, C., Singer, J., Moody, S.A., Benuto, L.T. (2019). Coping and Work-Related Stress Reactions in Protective Services Workers. The British Journal of Social Work.
  • Paplomatas, A., Avallone, F. (2005). Salute organizzativa. Psicologia del benessere nei contesti lavorativi. Milano: Raffello Cortina Editore.

                                                          

                                                          

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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