skip to Main Content

E tu a quale gruppo di utenti Facebook appartieni?

  • Pubblicato il:
E tu a quale gruppo di utenti Facebook appartieni?
E tu a quale gruppo di utenti Facebook appartieni?

1.28 miliardi di persone controllano facebook almeno una volta al giorno, quasi 2 miliardi lo controllano mensilmente (Blachnio et al., 2016; Facebook, 2017). Ciascun utente, in media, spende su Facebook circa 35 minuti al giorno, il che significa che mediamente al mese trascorre su tale piattaforma più di 17 ore. Perché?

Le motivazioni che ci spingono su Facebook a condividere, postare, chattare, taggare, mettere like, seguire altre persone, ecc., sono diverse. Una recente ricerca di Robinson et al. (2017) ha esplorato che cosa di questo social network ha conquistato il mondo e perché le persone sono così desiderose di condividere  le loro vite in internet.

I ricercatori hanno sostanzialmente chiesto ai partecipanti del loro studio: “Perché vi piace?”. Avevano precedentemente stilato una lista di 48 affermazioni che identificavano delle potenziali motivazioni delle persone presenti su Facebook.

I partecipanti dovevano attribuire un punteggio in base al grado di accordo con ciascuna delle 48 affermazioni. Successivamente i ricercatori hanno intervistato ciascun partecipante per approfondire i punteggi assegnati. In base alle risposte sono state poi identificate quattro categorie di utenti Facebook: 

  • relationshipbuilders: “costruttori di relazioni”, coloro che postano, commentano i post di altri e usano Facebook soprattutto per rendere più solide le relazioni che esistono al di là del loro mondo virtuale. In altre parole, è come se usassero Facebook al pari di un’estensione della loro vita reale con i loro amici e la loro famiglia. Le persone che appartengono a questa categoria, nella ricerca si identificavano molto con l’espressione: “Facebook mi aiuta a esprimere l’affetto per la mia famiglia e i miei amici e viceversa”;
  • towncriers: “i banditori” esprimono e sperimentano un divario più profondo tra il loro mondo reale e quello virtuale. Non sono interessati a condividere foto, messaggi o altre informazioni su se Piuttosto, preferiscono informare tutti su quanto accade nel mondo o nella loro realtà. Ad esempio, ripropongono notizie, annunciano eventi, e possono anche trascurare le loro pagine profilo preferendo comunicare con famiglia e amici attraverso mezzi alternativi;
  • selfies: usano Facebook sostanzialmente per promuovere se In comune con i relationshipbuilders, essi postano video, foto e messaggi ma, a differenza dei primi, si focalizzano sull’attirare attenzione, likes e commenti. I partecipanti allo studio appartenenti a questa categoria si identificavano molto con l’affermazione: “Più notifiche di like ricevo e più mi sento approvato dai miei pari”. I selfies utilizzano Facebook per mostrare agli altri un’immagine di sé, a prescindere dal fatto che essa corrisponda o meno alla realtà.
  • windowshoppers: “utenti alla finestra” sentono un senso di “obbligo” a essere su Facebook, ma raramente postano informazioni personali. A differenza dei town criers, essi preferiscono vedere cosa fanno le altre persone. Nello studio di Robinson et al., (2017) si identificavano maggiormente con l’affermazione “Posso vedere liberamente il profilo facebook di qualcuno che mi piace e conoscere i suoi interessi e il suo stato sentimentale”.

In realtà spesso i partecipanti allo studio esprimevano delle motivazioni e dei comportamenti che rientravano in più di una sola categoria, sebbene la maggioranza identificava la maggior parte delle proprie motivazioni all’interno di una delle quattro.

Lo studio di Robinson et al., (2017) ha fatto emergere delle tipologie di utenti di facebook non ancora identificate dalla letteratura scientifica, ovvero i town criers e i window shoppers.

Gli studi precedenti sugli utenti di Facebook si sono focalizzati soprattutto su comportamenti e motivazioni che fanno capo in particolare ai selfies e ai relationship builders (Alloway et al., 2014; Yang & Brown, 2013).

Facebook è ormai integrato in tutto ciò che facciamo (Ellison et al., 2007), in ogni momento della giornata. Tuttavia, la maggior parte delle persone non pensa al perché di ciò. Se, però, uomini e donne riconoscono i loro comportamenti all’interno di una categoria, questo potrebbe aumentare, almeno in parte, la loro consapevolezza, modificare la motivazione della condivisione in rete e di conseguenza l’uso stesso del mezzo di comunicazione.

Marco Salvati

Facebook: Ti potrebbe anche interessare

Facebook: Riferimenti

  • Alloway, T., Runac, R., Qureshi, M., & Kemp, G. (2014). Is Facebook linked to selfishness? Investigating the relationships among social media use, empathy, and narcissism. Social Networking, 3(3), 150-158.
  • Błachnio, A., Przepiorka, A., & Pantic, I. (2016). Association between Facebook addiction, self-esteem and life satisfaction: A cross-sectional study. Computers in Human Behavior, 55, 701-705.
  • Ellison, N. B., Steinfield, C., Lampe, C. (2007). The benefits of Facebook “Friends:” social capital and college students’ use of online social network sites. Journal of Computer-Mediated Communication, 12 (4). 1143-1168
  • Facebook. (2017) Statisticshttp://newsroom.fb.com/company-info/
  • Robinson, T., Callahan, C., Boyle, K., Rivera, E., & Cho, J. K. (2017). I♥ FB: A Q-Methodology Analysis of Why People ‘Like’Facebook. International Journal of Virtual Communities and Social Networking9(2), 46-61.
  • Yang, C. C., & Brown, B. B. (2013). Motives for using Facebook, patterns of Facebook activities, and late adolescents’ social adjustment to college. Journal of Youth and Adolescence, 1-14.
Back To Top