Una buona memoria protegge la nostra salute metabolica

Una buona memoria protegge la nostra salute metabolica

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Photo by David Cassolato on Pexels

La memoria è una funzione cognitiva preziosa ed ha un ruolo importante anche per quanto riguarda il benessere metabolico. L’Istituto di Chimica Biomolecolare del Cnr di Pozzuoli ha realizzato infatti una ricerca che ha permesso di evidenziare un malfunzionamento del circuito neuronale che regola la memoria episodica nel modello murino di soggetti obesi. La scoperta ha condotto gli studiosi ad ipotizzare come tale alterazione possa influenzare i processi decisionali delle persone obese.

La memoria episodica

Per tutto l’arco della vita il cervello umano produce neuroni, questo processo coinvolgerebbe in particolar modo la memoria episodica, responsabile della capacità di ricordare eventi personali e di organizzare azioni individuali future. Le informazioni elaborate dalla memoria episodica sono  immagazzinate nell’ippocampo, una formazione cerebrale presente in una struttura sottocorticale chiamata sistema limbico, quest’ultimo è coinvolto nelle reazioni emotive, nelle risposte comportamentali, nei processi di memoria e nella funzione olfattiva.

Memoria ed obesità

Grazie alla ricerca condotta da Luigia Cristino del Cnr di Pozzuoli e diretta da Vincenzo Di Marzo è stato dimostrato che nei murini, i giovani adulti obesi sono affetti da un deficit di funzionamento della memoria episodica, causato da due molecole, il neuropeptide orexina e l’endocannabinoide 2-arachidonoilglicerolo. Tecniche di neuroimaging, inoltre, hanno evidenziato anomalie dell’ippocampo in soggetti giovani adulti con elevato BMI (Body Mass Index), i quali presentavano una capacità di formare e/o recuperare memorie episodiche poco efficiente.

Secondo la dottoressa Cristino lo studio realizzato sul modello animale evidenzia come la memoria episodica, alterata nei ratti obesi, incida sui processi decisionali avendo poi ripercussioni sulle condotte alimentari. I soggetti in sovrappeso avrebbero dunque una difficoltà a memorizzare le quantità di cibo ingerito e questo comporterebbe un aumento del rischio di alimentazione disregolata. Essendo il rapporto tra fame e sazietà regolato dagli endocannabinoidi e i neuropeptidi, comprendere i meccanismi implicati nell’alterazione della neurogenesi, in particolare per quanto riguarda gli endocannabinoidi, potrebbe contribuire a ridurre il problema dell’obesità.

Conclusioni

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa il 35% della popolazione mondiale abbia problemi relativi all’eccesso di peso corporeo e le prospettive future non sono affatto incoraggianti, dal momento in cui è previsto un aumento del 60% nei prossimi 10 anni. La ricerca condotta dal Cnr di Pozzuoli potrebbe risultare utile ai fini del trattamento di un serio problema come quello dell’obesità, la cui diffusione massiccia è anche legata alla facilità con la quale è possibile ricercare gratificazione e regolare gli stati emotivi, attraverso l’utilizzo inadeguato del cibo.

 

Riferimenti bibliografici

  • https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/10671/mi-scordo-perche-mangio

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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