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Due anni di Unioni Civili: cosa ne pensa la comunità LGBT

Unioni Civili

Due anni fa (precisamente il 21 maggio 2016) la legge Cirinnà sulle Unioni Civili è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana per poi entrare in vigore il 5 giugno dello stesso anno. La legge arriva con un estremo ritardo rispetto ai nostri partner europei, basti pensare che nei Paesi Bassi è stato introdotto il matrimonio egualitario già nel 2001. La nostra “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” prevede diritti e doveri che sono previsti nel matrimonio, ad esclusione dell’obbligo di fedeltà e la possibilità di adozione.

I dati dello scorso anno parlano di oltre 7 mila coppie unite, mille delle quali celebrate all’estero e la tendenza è in forte crescita. La regione con il numero maggiore è la Lombardia, con Milano che ne ha registrate quasi 800. Roma è la città dove sono state celebrate più unioni civili, 845, mentre il Molise la regione in fondo alla classifica, solamente 3.

Quello che esce fuori è una grande disparità tra regioni, come se una legge dello Stato potesse essere materia di opinione. Di qualche giorno fa è la notizia della decisione di Giuseppe Cuomo, sindaco di Sorrento, di non celebrare una unione civile tra due uomini nel chiostro di San Francesco, già utilizzato per altri matrimonio civili. Il sindaco ha replicato che non gli è sembrato opportuno celebrare questo tipo di unione in quanto il chiostro, sebbene di proprietà del Comune, è comunque adiacente a un monastero francescano. Gli uomini protagonisti della vicenda hanno deciso di celebrare la loro unione in un comune vicino ma hanno comunque voluto denunciare l’accaduto all’Arcigay di Napoli.

D’altro canto, a Torino, è stato trascritto l’atto di nascita dei figli di ben tre coppie omogenitoriali ed è una notizia particolarmente importante in quanto è la prima volta che l’Ufficio Stato Civile di un Comune italiano lo fa senza passare prima dalla disposizione di un tribunale. D’altronde la legge Cirinnà, nonostante non estenda alle unioni civili le disposizioni di legge che riguardano l’adozione nel matrimonio, tiene aperta la porta all’evoluzione della giurisprudenza in merito, permettendo la cosiddetta stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio biologico di uno dei due partner da parte dell’altro.

Secondo un sondaggio realizzato da Gay.it, il 68% degli intervistati celebrerebbe la propria unione nella città di residenza, mentre gli altri sarebbero restii perché temono la reazione di amici e parenti e preferirebbero un’altra città.

Cosa ne pensano le persone con orientamento omosessuale delle unioni civili a due anni dalla promulgazione? Il sondaggio ci informa che due terzi dei partecipanti vede la legge in maniera positiva grazie all’effetto di maggiore apertura e accettazione verso le coppie dello stesso sesso. Tuttavia per più di metà del campione occorre implementarla e il 20% la considera il minimo possibile effettuato solo dietro le richieste della Comunità Europea. Per il 28%, inoltre, le persone eterosessuali considererebbero questa unione un matrimonio di serie B.

È evidente che occorre continuare il cammino verso l’uguaglianza dei diritti civili e il 54% degli intervistati vorrebbe che fosse istituito il matrimonio egualitario e il 36% vorrebbe fosse aggiunta la possibilità per la coppia di adottare un bambino. Questa legge, insomma, era davvero necessaria, un passo indispensabile che l’Italia doveva fare e, per quanto importante, solo un passo perché lo Stato riconosca l’uguaglianza dei suoi cittadini anche in materia di relazioni, per le quali non vi siano trattamenti diversi a seconda del sesso o dell’orientamento sessuale.

Riferimenti:

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