Urofobia: la sindrome della vescica timida
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La paruresi, conosciuta anche come la sindrome della vescica timida, si riferisce alla “paura di non essere in grado di urinare nei bagni pubblici o in situazioni in cui altri potrebbero essere consapevoli che il soggetto sta urinando” (Vythilingum, 2002).
Gli individui con urofobia, riferiscono di avere delle difficoltà significative nell’iniziare e/o sostenere la minzione in situazioni reali o immaginarie, in cui percepiscono il controllo delle loro azioni (ad es. essere visti o sentire bussare alla porta del bagno) o interpretano catastroficamente le “conseguenze” derivate dai loro comportamenti (ad es. un’altra persona che entra in un bagno dopo di loro).
I trigger associati alla sindrome della vescica timida sono: la posizione del bagno, il numero di servizi disponibili, il numero di persone presenti. Si preoccupano inoltre, del tempo impiegato nell’urinare e provano un’intensa ansia anticipatoria prima di utilizzare il servizio.
Dai risultati di una metanalisi, la prevalenza della paruresi varia tra il 2,8 e il 16,4% e circa il 5,1-22,2% degli individui con paruresi presenta anche un Disturbo d’Ansia Sociale (Kouch et al., 2017).
Le strategie di coping, nel tentativo di “controllare” il proprio disturbo, possono riguardare sia limitare l’assunzione di liquidi, sia il ricorrere all’evitamento di situazioni sociali quali: viaggi, ristoranti, stadi o altri luoghi pubblici. Nei casi più gravi questo blocco può essere vissuto anche a casa propria in presenza di ospiti (Kouch et al., 2019).
Fisiologia della vescica timida
La minzione volontaria, si verifica quando la contrazione della vescica è coordinata con il rilassamento dello sfintere uretrale. L’atto di urinare, coinvolge i neuroni situati in una regione del tronco cerebrale nota come nucleo di Barrington. Gli impulsi nervosi, inviano segnali attraverso il midollo spinale allo sfintere urinario e inducono quest’ultimo a rilassarsi.
Nelle persone che presentano la sindrome della vescica timida lo sfintere urinario non riesce a rilassarsi e quindi ad urinare. È stato dimostrato come l’ansia, la paura e la vergogna siano associati all’inibizione della capacità di rilassare lo sfintere esterno per consentire il passaggio dell’urina (Boschen, 2008)
Trattamento
Una volta escluse le cause anatomiche o fisiologiche del disturbo, il trattamento psicologico più efficace per i pazienti con urofobia, risulta essere la Terapia Cognitivo Comportamentale(TCC). Attraverso l’esposizione graduata, l’individuo si esporrà allo stimolo temuto in modo progressivo. Partendo quindi da situazioni meno attivanti e procedendo “lentamente” verso quelle maggiormente temute (Kouch et al., 2019). Tutto è concordato (esposizioni, quantità di liquidi, tecniche di gestione dell’ansia, ristrutturazione dei pensieri etc) in modo collaborativo con il paziente.
Un passaggio fondamentale durante le esposizioni in vivo, riguarderà l’inibizione di comportamenti protettivi e di evitamento. Nei casi più gravi, oltre il trattamento farmacologico verrà utilizzata anche la cateterizzazione.
Riferimenti
- Kenley LJ Kuoch , David W Austin, Simon R. Knowles: “Ultime riflessioni su paruresi e parcopresi: una nuova entità diagnostica distinta?” 2019; doi: 10.31128/AJGP-09-18-4700.
- Kuoch KLJ, Meyer D, Austin DW, Knowles SR. “Una revisione sistematica della paruresi: implicazioni cliniche e direzioni future” J Psychosom Res 2017; 98:122–29. doi: 10.1016/j.jpsychores.2017.05.015.
- Boschen MJ. Paruresis: “Inibizione psicogena della minzione): formulazione e trattamento cognitivo comportamentale. Deprimere l’ansia” 2008; 25(11):903–12. doi: 10.1002/da.20367.