L’utilizzo della terapia immaginativa negli adolescenti

L’utilizzo della terapia immaginativa negli adolescenti

L’utilizzo della terapia immaginativa negli adolescenti

Photo by J. Balla Photography on Unsplash

Gli adolescenti rappresentano di gran lunga il problema demografico più in rapida crescita per quanto riguarda la salute mentale. Alcune delle ragioni non sono troppo difficili da immaginare (COVID-19, social media), ma la portata del problema è estremamente sconcertante. Ciò che non è chiaro è quale potrebbe essere la soluzione. Un nuovo studio, in concomitanza con la ricerca in corso sull’utilizzo delle immagini mentali in psicoterapia, tuttavia, ci dà un assaggio di una possibile strada da percorrere.

Un ambito relativamente nuovo della psicologia si occupa di manipolare l’immaginario mentale dei pazienti al fine di migliorare la loro condizione, per mezzo di tecniche come “l’esposizione immaginativa,” “la desensibilizzazione sistematica,” e “l’imagery rescripting.” Sono presenti in letteratura evidenze a favore dell’esito positivo nell’utilizzo di queste tecniche per quanto riguarda psicopatologie come il disturbo bipolare, la schizofrenia, il disturbo da stress post traumatico, il

Il sintomo principale del PTSD è l’immaginario mentale negativo ricorrente e involontario dell’evento traumatico. Quando i soldati tornano a casa dopo aver servito in zone di guerra, immagini mentali vivide ed estremamente negative sono spesso innescate da stimoli sensoriali (proverbialmente da fuochi d’artificio, ma anche, ad esempio, dall’odore del barbecue).

La schizofrenia è associata a immagini mentali negative più vivide, responsabili dei cambiamenti percettivi, mentre l’immaginario mentale è stato individuato come una componente centrale nei disturbi del comportamento alimentare, nonché in molte forme di dipendenza.

Un altro esempio è la depressione, dove una delle indicazioni più importanti del livello di sofferenza e gravità è la mancanza di future immagini mentali positive. La ruminazione è associata ad un aumento del rischio di sviluppare un disturbo depressivo; molti individui che ruminano lo fanno sotto forma di immagini mentali e la ruminazione basata sull’immaginario è maggiormente associata alla gravità dei sintomi depressivi rispetto al ruminare sotto forma di pensieri verbali. Non comprendiamo ancora perché la ruminazione basata sulle immagini possa essere particolarmente problematica, né come intervenire per ridurla.

È noto che la suscettibilità a problematiche di natura psicologica può essere collegata alla vividezza delle immagini mentali del soggetto. Coloro che non hanno affatto immagini mentali vivide, o coloro che non riportano alcuna immagine mentale (come mostra la crescente ricerca sull’afasia), hanno meno probabilità di avere problemi di salute mentale. Coloro i quali si collocano all’estremità opposta dello spettro di vividezza (definiti spesso iper-fantasiosi) sono più inclini a varie condizioni di salute mentale.

È presente in letteratura una discreta quantità di ricerche su queste tematiche, così come i vari modi in cui le immagini mentali potrebbero essere utilizzate per trattare il trauma. Uno studio recentemente pubblicato mostra un altro aspetto del rapporto tra immagini mentali e benessere psicologico, che potrebbe avere un uso molto diffuso non solo nel trattamento psicoterapeutico ma anche nella vita di tutti i giorni.

Questo studio ha esaminato come gli adolescenti (tra i 13 e i 17 anni) possono utilizzare vari metodi come mezzo per distrarsi dai pensieri negativi. Pensieri negativi, come l’esclusione sociale, sono stati associati a varie tecniche di distrazione in seguito esaminate. Il più efficiente sembra essere l’immaginare volontariamente un fenomeno non correlato al pensiero.

Risultati simili li ritroviamo in un altro corpo di ricerca sulla relazione tra immagini mentali e desideri. Le immagini mentali di scene neutrali, come un giardino fiorito, riducono il desiderio di una sigaretta nelle persone che stanno provando a smettere di fumare. Le immagini mentali di odori non correlati hanno lo stesso effetto.

I risultati di questo studio sono di grande utilità non solo nella pratica psicoterapeutica, ma anche nell’apprendere a regolare le proprie emozioni quotidianamente. Questo aspetto, data la spaventosa scarsità di risorse pubbliche a disposizione degli adolescenti di tutto il mondo, risulta ad oggi estremamente importante.

 

Riferimenti

  • Hannah R. Lawrence, Greg J. Siegle, Rebecca A. Schwartz-Mette, Reimagining rumination? The unique role of mental imagery in adolescents’ affective and physiological response to rumination and distraction, Journal of Affective Disorders, 2023
  • Blackwell SE, Browning M, Mathews A, Pictet A, Welch J, Davies J, Watson P, Geddes JR, Holmes EA. Positive Imagery-Based Cognitive Bias Modification as a Web-Based Treatment Tool for Depressed Adults: A Randomized Controlled Trial. Clin Psychol Sci. 2015

Autore/i dell’articolo

Rosetta Cappelluccio
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso Ha prestato la sua propria opera professionale come responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli, attualmente èConsulente esperto   presso l'Ufficio Garante per l'Infanzia ed Adolescenza Regione Campania. Titolare di incarichi consulenza specialistica DBT nelle scuole per trattamento dei ragazzi con comportamenti disregolati  presso varie sezione scolastiche della  Regione Campania .

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