L’utilizzo delle mascherine e il riconoscimento emotivo nei bambini

L’utilizzo delle mascherine e il riconoscimento emotivo nei bambini

Photo by Avelino Calvar Martinez on Burst

L’utilizzo delle mascherine: è un ostacolo al riconoscimento delle emozioni nei bambini?

Ora abbiamo questa situazione in cui adulti e bambini devono interagire tutto il tempo con persone i cui volti sono parzialmente coperti, e molti adulti si chiedono se questo sarà un problema per lo sviluppo emotivo dei bambini”, afferma Ashley Ruba, ricercatore presso il Child Emotion Lab di UW-Madison.

L’epidemia da COVID-19 sta rappresentando una delle peggiori pandemie della storia moderna. Per rallentare la diffusione del virus, sia i Centers for Disease Control che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno raccomandato l’utilizzo di mascherine per il volto negli spazi pubblici e all’aperto. Tale raccomandazione ha fatto crescere preoccupazioni circa l’effetto che l’uso delle mascherine può avere sulle capacità di comunicazione emotiva e sulle possibilità che influenzi negativamente le interazioni sociali nei bambini.

L’elaborazione dell’espressione facciale negli adulti

Gli esseri umani risultano particolarmente sensibili all’analisi degli occhi: la muscolatura oculare può trasmettere informazioni sufficienti agli adulti per riuscire a fare inferenze emotive ragionevolmente accurate, anche quando le maschere protettive coprono la bocca e il naso (Grossman, 2017). Nel caso in cui, tuttavia, le configurazioni facciali siano ambigue o sottili, gli adulti tendono a spostare la loro attenzione tra gli occhi e le altre caratteristiche del viso al fine di scansionare in maniera olistica il volto e ottenere maggiori informazioni. Ad esempio, nel caso di emozioni come la paura o la sorpresa, gli adulti tendono ad analizzare sia la configurazione degli occhi che quella della bocca (Bombari et al., 2013; Calvo et al., 2013; Smith et al., 2005).

L’elaborazione dell’espressione facciale nei bambini

Nonostante le ricerche suggeriscano come gli adulti riescano a dedurre le emozioni altrui anche quando vengono oscurate parti del viso, si sa molto meno su come questo processo emerga durante la prima infanzia e i dati a disposizione risultano contrastanti (Ruba & Pollak, 2020). Nel primo anno di vita, i bambini si spostano da elaborazioni singole all’elaborazione olistica dei volti (Cohen & Cashon, 2001). Entro i 3 anni di età, i bambini mostrano un’accuratezza superiore nel dedurre le emozioni solo dagli occhi (Franco et al., 2014).  Dai 5 ai 10 anni di età i bambini mostrano meno accuratezza nel dedurre le emozioni provate dagli altri analizzando unicamente le informazioni provenienti dagli occhi, ma tendono ad elaborare informazioni in maniera olistica (Gagnon et al., 2014; Roberson et al., 2012).

Lo studio recente

Uno studio recente (Ruba & Pollak, 2020) si è occupato di analizzare la capacità di elaborazione del volto in più di 80 bambini di età compresa tra i 7 e i 13 anni. Le configurazioni facciali sono state inizialmente presentate in un formato altamente degradato in cui i bambini avevano accesso solo a informazioni facciali parziali. In una sequenza dinamica, le immagini sono diventate meno degradate a intervalli regolari. Dopo ogni intervallo, i bambini hanno selezionato da una serie di etichette di emozioni per indicare la loro convinzione su come si sentiva la persona che mostrava la configurazione facciale. I ricercatori dello studio hanno mostrato foto di volti che esprimevano tristezza, rabbia o paura, sia coperti da una mascherina chirurgica che scoperti. Ai bambini è stato chiesto di assegnare un’emozione a ciascun volto scegliendo tra un elenco di sei etichette descrittive.

I risultati

I risultati mostrano come i bambini abbiano risposto con accuratezza il 66% delle volte, ben oltre il caso delle probabilità di indovinare un’emozione corretta tra sei opzioni. Nelle foto in cui i volti venivano coperti da una mascherina i bambini hanno individuato correttamente la tristezza circa il 28% delle volte, la rabbia il 27% e la paura il 18%.

Le maschere sembravano avere un effetto maggiore sull’elaborazione di configurazioni facciali associate alla “paura”, che venivano erroneamente identificate come “sorprese” quando la bocca e il naso erano coperti. Nel caso in cui l’emozione si riferiva alla tristezza o alla rabbia, i bambini erano maggiormente in grado di dedurre l’emozione corretta basandosi sull’analisi delle informazioni provenienti dagli occhi.

Conclusioni

In sintesi, lo studio recente mostra come la capacità dei bambini di dedurre e rispondere alle emozioni espresse su un volto di un’altra persona e le interazioni sociali risultanti potrebbero non venire drammaticamente compromesse dall’uso della mascherina attualmente utilizzata come dispositivo di prevenzione dal virus COVID-19.

Inoltre, appare presumile credere che, nella vita di tutti i giorni, i bambini traggono inferenze emotive da una serie di segnalatori sociali aggiuntivi come la postura del corpo, il volume della voce, il contesto e così via. Nella vita di tutti i giorni, i bambini possono essere in grado di utilizzare ulteriori indizi contestuali per riuscire a fare inferenze ragionevolmente accurate sui segnali emotivi variabili degli altri, anche se gli altri indossano maschere.

Per concludere, anche se potrebbe esserci una perdita di informazioni emotive a causa dell’uso della mascherina, i bambini possono comunque dedurre le emozioni dai volti e probabilmente usare molti altri indizi per fare queste inferenze.

I bambini sono davvero resistenti. Sono in grado di adattarsi alle informazioni che vengono fornite e in questo caso non sembra che indossare maschere rallenterà il loro sviluppo(Ashley Ruba).

La ricerca futura potrebbe esplorare come le interazioni sociali dei bambini più piccoli vengano influenzate dall’uso della maschera, in particolare nei neonati che si trovano ad apprendere attivamente le emozioni degli altri.

 

RIFERIMENTI

  • Bombari D, Schmid PC, Schmid Mast M, Birri S, Mast FW, Lobmaier JS. Emotion recognition: The role of featural and configural face information (2013). Q J Exp Psychol.;66(12):2426–42. pmid:23679155
  • Calvo MG, Fernández-Martín A. Can the eyes reveal a person’s emotions? Biasing role of the mouth expression. Motiv Emot. 2013;37(1):20
  • Cohen LB, Cashon CH. Do 7-month-old infants process independent features or facial configurations? (2001). Infant Child Dev.;10(1–2):83–92.
  • Franco F, Itakura S, Pomorska K, Abramowski A, Nikaido K, Dimitriou D. Can children with autism read emotions from the eyes? The Eyes Test revisited. Res Dev Disabil [Internet]. 2014;35(5):1015–26.
  • Gagnon M, Gosselin P, Maassarani R. Children’s ability to recognize emotions from partial and complete facial expressions. J Genet Psychol. 2014;175(5):416–30. pmid:25271818
  • Grossmann T. The eyes as windows Into other minds: An integrative perspective (2017). Perspect Psychol Sci.;12(1):107–21. pmid:28073330
  • Roberson D, Kikutani M, Döge P, Whitaker L, Majid A. Shades of emotion: What the addition of sunglasses or masks to faces reveals about the development of facial expression processing. Cognition [2012].;125(2):195–206.
  • Ruba A.L., Pollak S.D. (2020). Children’s emotion inferences from masked faces: Implications for social interactions during COVID-19PLOS ONE; 15 (12): e0243708 DOI: 1371/journal.pone.0243708
  • Ruba AL, Pollak SD (2020). The development of emotion reasoning in infancy and early childhood. Annu Rev Dev Psychol.;2:22.1–22.29.
  • Smith ML, Cottrell GW, Gosselin F, Schyns PG. Transmitting and decoding facial expressions (2005) Psychol Sci.;16(3):184–9. pmid:15733197

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Salvati Morena
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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