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Videogiochi e uso di sostanze: che relazione c’è?

Videogiochi

Photo by Florian Olivo on Unsplash

Giocare ai videogiochi per un tempo limitato può rappresentare un fattore protettivo, ma farlo per troppo tempo può aumentare la probabilità di far uso di sostanze.

Questo è quanto affermato da un recente studio condotto da due ricercatori dell’Università della California e pubblicato sulla rivista Substance Use & Misuse.

Giocare con i videogiochi e fare uso di sostanze sono due attività che molti adolescenti sperimentano. Esistono vari motivi per cui queste due attività possono essere associate tra loro.

Innanzitutto, il videogioco può fungere da “ponte” per l’uso di sostanze modificando il sistema della ricompensa e di elaborazione delle aspettative del nostro cervello. Infatti, anche con i videogiochi, il sistema della ricompensa viene attivato, portando ad una ricerca continua di prove da superare, e quando un’azione viene ricompensata con una sensazione piacevole siamo incentivati a compierla nuovamente, più e più volte, esattamente come avviene in chi fa uso di sostanze. In secondo luogo, è possibile che vi siano predisposizioni genetiche, psicologiche e fattori ambientali che guidano entrambi questi comportamenti. Ad esempio, un deficit del recettore della dopamina (neurotrasmettitore che regola il sistema della ricompensa a livello cerebrale) è correlato all’uso di sostanze ma anche al giocare in modo eccessivo con i videogiochi (Han et al., 2007); anche un deficit nella regolazione delle emozioni, nell’impulsività e nelle strategie di coping può essere associato sia ad un incremento nell’uso di sostanze ma anche nell’utilizzo di videogiochi (Weinstein et al., 2016).

Considerato, quindi, un possibile background comune tra il far uso di sostanze e il giocare con i videogiochi, non è poi così sorprendente ipotizzare che esista una relazione tra questi due comportamenti.

Ma in che modo giocare con i videogiochi può aumentare il rischio di ricorrere all’uso di sostanze? La quantità di tempo che dedichiamo ai videogiochi è un fattore importante da considerare?

Nello studio condotto da Turel e Bechara (2019), i ricercatori hanno voluto indagare se esiste un’associazione proprio tra la quantità di tempo che viene dedicato al giocare con i videogiochi e l’uso di sostanze analizzando le risposte relative a questi due aspetti fornite da un campione molto ampio di adolescenti (più di 7000 ragazzi sono stati coinvolti).

I risultati emersi confermano che esiste una relazione tra la quantità di tempo impiegato nel giocare con i videogiochi e l’uso di sostanze e che questa relazione non è di tipo lineare, come si è sempre pensato, ma piuttosto mostra una forma ad U. Infatti, molte delle ricerche finora effettuate ipotizzavano che all’aumentare del tempo dedicato ai videogiochi aumentava l’eventuale uso di sostanze, invece, uno dei risultati interessanti di questo recente studio è che l’uso di sostanze è significativamente più basso in coloro che giocano ai videogiochi 1-5 ore settimanali rispetto a chi non gioca per niente; inoltre, coloro che giocano ai videogiochi per più di 30 ore a settimana presentano una probabilità maggiore di far uso di sostanze rispetto ai non giocatori. Questi dati sembrerebbero supportare l’idea che giocare con i videogiochi da 1 a 5 ore a settimana può servire come un’alternativa sana allo sperimentare l’uso di sostanze, ma giocare ai videogiochi per più di 30 ore a settimana è un fattore di rischio per una maggiore probabilità di fare uso di sostanze.

Gran parte degli studi presenti in letteratura sugli effetti negativi dei videogiochi nel tempo si sono basati sull’ipotesi del “dislocamento” (in inglese “displacement hypothesis”) che sottolinea come il tempo speso per i videogiochi tolga spazio per altre attività importanti (ad esempio quelle sociali, fisiche, scolastiche o legate al lavoro) (Gentile, 2011). In realtà, in questo studio, i ricercatori rivalutano l’ipotesi del “dislocamento” in termini positivi: giocare ai videogiochi potrebbe servire come un’attività che disincentiva l’uso di sostanze. Infatti, in persone senza chiari deficit di autocontrollo o di tipo decisionale, il giocare ai videogiochi, per un tempo limitato, può essere considerata un’attività positiva necessaria a gratificare i propri bisogni e ad impedire la ricerca di altre attività rischiose, ma sempre gratificanti, come, ad esempio, il far uso di sostanze. In linea con questa ipotesi, è probabile, seppure possa sembrare strano, che l’uso di sostanze sia più elevato tra i non giocatori rispetto ai giocatori che utilizzano i videogiochi per poco tempo.

Al contrario, questo vantaggio scompare in chi fa un eccessivo uso di videogiochi. Infatti, si può ipotizzare che le persone che giocano con i videogiochi in modo esagerato presentino dei comportamenti di autocontrollo e decisionali deficitari così come deficit nel sistema di elaborazione della ricompensa che potrebbero portare a ricercare attività sempre più gratificanti, ma nocive, determinando una maggiore probabilità di fare uso di sostanze.

 

Riferimenti:

  • Gentile, D.A. (2011). The multiple dimensions of video game effects. Child Development Perspectives, 5(2), 75–81.
  • Han, D. H., Lee, Y. S., Yang, K. C., Kim, E. Y., Lyoo, I. K., & Renshaw, P. F. (2007). Dopamine genes and reward dependence in adolescents with excessive internet video game play. Journal of Addiction Medicine, 1(3), 133-138.
  • Turel, O., & Bechara, A. (2019). Little video-gaming in adolescents can be protective, but too much is associated with increased substance use. Substance Use & Misuse, 54(3), 384-395.
  • Weinstein, A., Timor, A., Ben Abu, H., & Mama, Y. (2016). Internet videogame addiction is associated with delay discounting, impulsivity and sensitivity to social rejection. Journal of Behavioral Addictions, 5(4), 674–646.
  • Xu, Z., Turel, O., & Yuan, Y. (2012). Online game addiction among adolescents: motivation and prevention factors. European Journal of Information Systems, 21(3), 321-340.

Autore/i dell’articolo

Alessandro Valzania
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837.Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”.Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual MedicineHa conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello.Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile. 
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